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6 soldati morti in Afghanistan

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17/09/2009



soldati morti in Afghanistan



'L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA ALLA LIBERTA' DEGLI ALTRI POPOLI E COME MEZZO DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI'. (Costituzione della Repubblica Italiana, art. 11).



E' stato detto più volte, anche a proposito dell'Iraq: l'Italia non solo non deve ma non può proprio partecipare a certe missioni.

Per confondere le idee le chiamano 'missioni di pace', quando si tratta di vere e proprie operazioni militari.

Sono profondamente dispiaciuto per quei ragazzi morti: come tutti quelli che li hanno preceduti aprono nell'animo ferite dolorose e inguaribili.

Tanto più che si tratta di morti che si potevano evitare, che i governanti dovevano evitare.



E poi l'Afghanistan ...


Un territorio immenso, brullo e montagnoso, abitato da
tribù bellicose, perennemente in lotta tra loro, oppresso da problemi enormi e privo di una qualsiasi cultura statuale moderna.

Come tale l'hanno inventato gli
inglesi che non sono mai riusciti a sottometterlo veramente.

Ci erano quasi riusciti i
russi ma poi sono stati cacciati dai talebani, armati e sostenuti dagli americani e dagli altri Paesi dell'Europa occidentale.

Oggi è un territorio in balia di se stesso, governato da un Presidente che non riesce nemmeno a garantire la sicurezza dentro il suo palazzo, a Kabul.

Finora eravamo stati relativamente fortunati, adesso paghiamo un conto salatissimo.


Quel che è peggio (cosa che molti si ostinano a non vedere) è che potremmo andare incontro a tragedie molto più disastrose: nel senso che potremmo avere decine o centinaia di morti, o nessuno.

Non per la nostra bravura ma solo in forza del caso, della fortuna o della decisione dei talebani.

Là i nostri soldati sono in guerra: bisognerebbe avere il coraggio di dirlo, in barba alla Costituzione.


Dopo questo riconoscimento potrebbero essere attrezzati in modo adeguato e forse potremmo evitare qualche morto.




CURIOSITA'



Ricordate quando Berlusconi, pochi giorni dopo il terremoto, definì gli sfollati dei
campeggiatori da pic nic?

Ebbene, c'è una perla anche a proposito dei nostri soldati in missione: risale al 2004.

Riporto più sotto, dall'archivio di Repubblica, l'articolo di quel periodo (non si tratta, naturalmente, di una malignità di Repubblica perché, allora, lo riferirono tutti i giornali): non lo voglio nemmeno commentare, dato che si commenta fin troppo bene da sé.

Voglio solo aggiungere che in realtà la stampa, in Italia, non fa quasi mai il suo dovere: di ricordare continuamente ai governanti le loro dichiarazioni e di chiedere pubbliche spiegazioni.


Altro che farabutti!

Molto spesso i giornalisti sono anche troppo proni di fronte al potere!




BRUXELLES - Adesso è ufficiale: Berlusconi non andrà a Nassiriya. È stato lo stesso presidente del Consiglio ad annunciarlo durante la conferenza stampa finale del vertice europeo. "Non sento alcun bisogno di andarci", ha detto, spiegando che una visita al contingente italiano in Iraq sarebbe solo una "operazione dimostrativa e retorica". Va bene che "il saluto del governo italiano è già stato portato dal vicepresidente Fini", ma l'annuncio di Berlusconi suona inequivocabilmente come un giudizio piuttosto sprezzante per le visite che negli ultimi mesi hanno reso al contingente italiano sia il presidente della Camera Casini che il leader di An.

Casini era stato il primo rappresentante delle istituzioni a visitare il contingente di pace dopo l'attentato alla base che era costato la vita a diciannove militari italiani. Della visita, si è detto, il presidente del consiglio non sarebbe stato avvertito preventivamente e questo avrebbe aumentato l'irritazione di Palazzo Chigi. Anche perché per tutto il periodo delle feste natalizie, con l'assenza di Berlusconi da Palazzo Chigi per un mese, stampa e mondo politico si erano fatti una sola, ricorrente domanda: quando andrà il presidente del consiglio a Nassiriya? Berlusconi invece aveva dedicato gran parte delle sue vacanze natalizie al leggendario lifting in Svizzera.

La definizione di "operazione dimostrativa e retorica" riferita da Berlusconi alla visita al contingente italiano non deve essere piaciuta nemmeno a Fini. Anche perché in effetti il leader di An ha approfittato largamente di quella occasione per utilizzarla a fini elettorali. Infatti una foto scattata in quell'occasione è riprodotta in migliaia di esemplari per il manifesto elettorale del leader di Alleanza nazionale con tanto di cappellino sfoggiato a Nassiriya e il "grazie ragazzi" di prammatica sullo sfondo di un tricolore sventolante.


I militari italiani - secondo Berlusconi - non hanno bisogno del saluto del premier, visto che "il saluto del governo è già stato portato da Fini", e comunque si tratta, secondo il presidente del consiglio, di soldati di carriera che scelgono questa vita "anche per spirito di avventura, conoscendone i rischi", che "sono contenti di stare lì" e per di più "hanno anche un'utilità economica rilevante perché naturalmente i loro stipendi sono molto più alti che se restassero in Italia".

Quindi "non voglio più sentire quelle espressioni, come 'poveri ragazzi', che vengono dalla sinistra". I militari italiani "sono contenti di fare quello che fanno e sentono di stare lì non come truppe di occupazione, ma di liberazione. Per aiutare il popolo iracheno a trovare la strada della democrazia".

Per tutti questi motivi, "io non sento alcun bisogno di andare a fare una visita" a Nassiriya. Che però il Cavaliere dice di avere a suo tempo programmata. "L'avevo fissata al 31 dicembre", racconta adesso. Però "i vertici delle forze militari mi hanno sconsigliato. Mi hanno anche pregato di non andare perché la stampa aveva dato notizia di questa mia visita e quindi si poteva organizzare un'accoglienza pericolosa non solo per me, ma anche per gli altri. Poi ho domandato se c'era bisogno e mi hanno detto: 'se vuole fare un'operazione dimostrativa e retorica lo faccia pure, ma non c'è alcun bisogno'".

Anche perché, aggiunge Berlusconi, "io sono in contatto settimanale con tutti i capi che sono dovunque in giro". Le intenzioni, a parole, erano generosissime verso i soldati italiani in missione all'estero: "Io avevo anche progettato di fare un giro in Afghanistan, poi a Bagdad, a Nassiriya e poi in Kosovo, eccetera". Ma "alla fine ritengo più utile stare a lavorare a tutte le grandi cose che stiamo facendo e mandando avanti, piuttosto che fare un giro puramente di rappresentazione e di scena".

(27 marzo 2004)





















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