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RESISTENZA: ancora e sempre

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


25 APRILE 2010

ancora e sempre 'Resistenza'



Alcune notizie.


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Ho letto qualche giorno fa un comunicato dell'
ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia): nel 2009 c'è stato un vero e proprio boom di iscrizioni.
Molti giovani e giovanissimi hanno chiesto la tessera dell'Associazione: per affermare concretamente l'attaccamento alla repubblica democratica e alla Costituzione.


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Su Giornale.it si racconta la storia di un aviatore della
Repubblica Sociale Italiana (RSI di Salò), Giovanni Battista Boscutti, che con la sua squadriglia si sarebbe scontrato con le fortezze volanti degli alleati e in questo modo avrebbe salvato Padova dalla distruzione totale.


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In un paese del Veneto, provincia di Treviso, il Sindaco ha imposto alla banda di suonare, il 25 aprile, La canzone del Piave al posto di
Bella ciao.

Il Presidente della provincia di Salerno, tale
Edmondo Cirielli, deputato del Pdl, ha fatto affiggere un manifesto in cui celebra la liberazione ad opera dell'esercito americano: trascura totalmente la Resistenza e la lotta popolare al nazi - fascismo.


*)

Giampaolo Pansa, con il suo ultimo libro autobiografico 'Il revisionista', è più che mai impegnato a minimizzare e a 'criminalizzare' l'operato dei partigiani e a riscrivere l'intera storia recente dell'Italia.
Pansa ha scritto per anni su L'Espresso e su Repubblica: attualmente scrive su Libero.


Di notizie simili se ne potrebbero riportare molte altre.


Ci dicono che quello della Resistenza è ancora un tema bollente e controverso, su cui non c'è alcuna convergenza tra le due Italie.

Non c'è adesso e non c'è mai stata.


Prima i detrattori della Resistenza agivano nell'ombra poi, soprattutto dopo la discesa in campo di Berlusconi, si sono fatti coraggio e adesso cercano di imporre al Paese un'altra Storia, quella 'vera', la loro.

A proposito del peso della Resistenza sulla nostra cultura, posso testimoniare anch'io qualcosa.

Ho fatto le elementari negli
anni '50 (in Veneto) e non ricordo che nei libri o sulla bocca dei maestri sia mai spuntata la parola Resistenza.

Nessuna menzione veniva mai fatta della lotta dei partigiani.


La storia italiana contemporanea si accendeva con il Risorgimento ed esplodeva nell'epopea della prima guerra mondiale: e finiva lì.

Dopo non era successo più niente: non ci veniva raccontato più niente.

La festa nazionale più importante era il
4 Novembre (anniversario dell'armistizio della vittoria, che mise fine alla prima guerra mondiale) e la prima poesia - canzone che ci veniva fatta imparare (e cantare) era La canzone del Piave.

Il 25 aprile era S. Marco.


La cosa si protrasse anche dentro gli anni 60 (le scuole medie) e cominciò a cambiare soltanto a partire dal '68 e dintorni.


Negli anni '70 si scoprì il valore e l'importanza della Resistenza che cominciò ad essere ricordata come uno degli eventi più significativi della storia italiana recente.

Con gli anni '90 iniziò la revisione che ai nostri giorni è ormai diventata un robusto movimento.

Qual è la differenza tra questo processo in atto e gli anni '50?


Allora non se ne parlava per niente, non esisteva proprio: ricordare la Resistenza avrebbe significato raccontare il Fascismo, riaprire ferite ancora sanguinanti. Molto meglio tacere, rimuovere l'uno e l'altra.

Adesso l'evento non può più essere ignorato: si cerca quindi di ridimensionarlo, di ridurlo a movimento ininfluente, meglio ancora di infangarlo e di trasformarlo in qualcosa di negativo.


Con l'avvento della
Lega Nord è in atto anche un virulento processo di revisione del Risorgimento: per l'anno prossimo è prevista la celebrazione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia e per l'occasione era stato costituito un Comitato di personalità che doveva organizzare la ricorrenza.
Negli ultimi giorni da questo Comitato si è dimesso il suo Presidente,
Carlo Azeglio Ciampi e si stanno via via dimettendo anche altri componenti come Dacia Maraini e Gustavo Zagrebelsky.

Perché?


Pare che l'attuale governo non sia molto interessato a quella celebrazione:
la Lega non ha nessuna voglia di enfatizzare la conquista del Sud d'Italia (ad opera del nizzardo Garibaldi e dei mille che erano quasi tutti del Nord Italia).

Quell'evento lo vorrebbe proprio ignorare: sarebbe molto più contenta se non fosse mai avvenuto.



Non è mia intenzione proporre qui un'analisi accurata della storia patria contemporanea: esistono molti testi scientifici che ognuno può consultare e leggere per proprio conto.

Nel mio piccolo credo di averlo fatto.


Né intendo sostenere la tesi che tutto ciò che hanno fatto i partigiani sia da approvare e da esaltare.

Neanche i garibaldini, del resto, furono capaci di evitare ingiustizie e repressioni (ricordo solo, come esempio, il massacro di
Bronte).


(Non c'è azione umana, individuale o di gruppo, per quanto nobile, che sia esente da pecche e da ombre: siamo sublimi e meschini, nobili e demoniaci allo stesso tempo e tutto ciò che facciamo risente di questa duplice natura. Il che non esclude che vi siano azioni, di massa e individuali, significative e valide, per i singoli e per le comunità.)



In ogni caso la vita di ciascun popolo si regge su qualche evento di capitale importanza: che può aver comportato, quando è avvenuto, circostanze e momenti negativi ma che, nel suo complesso, assume un significato positivo di coesione e di identificazione.

Come solo esempio ricordo la
Rivoluzione dell'89, per i francesi: che liberazione, quali magnifiche idee, che positivi cambiamenti ma anche quanti massacri e quanto furore …

Eppure tutti i francesi, dalla destra alla sinistra, la riconoscono come un momento fondativo della loro storia contemporanea.

Celebrando la Rivoluzione, ribadiscono la loro volontà di stare insieme, di costituire un unico popolo.


Noi italiani, come ricordava
Antonio Gramsci rammaricandosene, non abbiamo avuto né una Riforma (quella di Lutero), né una Rivoluzione (quella francese, appunto).

Ma, aggiungo io, abbiamo avuto un
Risorgimento e una Resistenza: che non avranno coinvolto la gran parte del popolo, che avranno anche avuto degli aspetti negativi ma che rappresentano due momenti importanti di vitalità, di unione e di riscatto morale.

Si può dire quel che si vuole ma io credo che
se non ci fosse stata la Resistenza, non avremmo, come popolo, alcun motivo per essere orgogliosi e fieri: dovremmo ricordare sempre e soltanto il purulento bubbone della dittatura.


Saremmo costretti, in eterno, a scrivere che abbiamo accettato passivamente e fino all'ultimo il fascismo e che siamo stati succubi del nazismo fino alla perdita totale della nozione di umanità.



Ebbene sì: nonostante tutte le critiche, le revisioni e i ridimensionamenti e tenendo presenti anche le accuse più infamanti devo dire ancora una volta '
grazie Resistenza'.

Non l'insulsaggine 'meno male che Silvio c'è'.

Ma, meno male che c'è stata una Resistenza.

Meno male che qualcuno ha fatto la Resistenza: anche per tutti noi.


(Qualcuno, a un certo punto, ha sentito di avere una schiena e l'ha tenuta dritta: viva! - 22 aprile 2010 - )




















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