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elezioni, dopo: per la sinistra

2007-2010 > 2008 > POLITICA


(17/04/2008)

Ho letto un titolo al volo da una rassegna stampa: In Emilia il nuovo PCI è la Lega.

Una boutade? Una provocazione? Una assurdità?


Mi sembra, in ogni caso, che faccia il paio con quella di Diliberto:
torniamo alla falce e martello.

Vorrei cercare di capire perché la sinistra italiana è precipitata all’anno zero.

Qualcuno, per non sbagliare, ne attribuisce la colpa a Marx.

Naturalmente confonde la falce e il martello con Marx.

Marx è stato un acuto intellettuale che ha acquisito meriti universalmente riconosciuti.

Dopo di lui tutti gli intellettuali hanno studiato e parlato in modo diverso.

Ha suggerito ideali che per certi aspetti riprendono sensibilità ed esigenze presenti anche nel cristianesimo primitivo.

Questi ideali sono perenni: solo chi vuole aggredire, opprimere e schiacciare i suoi simili invita a buttarli via.

Ha poi suggerito strumenti e modalità di intervento che sono legati ai suoi tempi e alle circostanze della sua vita.

E’ chiaro che questi vanno ripensati, in buona parte cambiati e comunque profondamente rinnovati.

Nessuno è immacolato o infallibile sulla Terra: nemmeno il papa, quindi neanche Marx.

A sinistra ci sono due categorie di politici, due consorterie di intellettuali: coloro che non hanno letto Marx (e sono forse la maggioranza) e quelli che l’hanno divinizzato.

Per quanto riguarda i primi posso solo dire: leggete e meditate.

Ai secondi vorrei ricordare ciò che Galilei ribatteva al suo collega aristotelico Cesare Cremonini che, tra l’altro, si rifiutava categoricamente di guardare dentro il cannocchiale.

‘Il vero aristotelico sono io. Non santifico Aristotele ma ne seguo il metodo e utilizzo tutto ciò che delle sue riflessioni e ricerche rimane ancora valido’.

Venendo più al pratico mi sembra di poter dire che i leaders della sinistra hanno commesso due errori di grande portata.

*. NON HANNO CAPITO IL CAMBIAMENTO

In modo particolare negli ultimi 20 – 30 anni la nostra società è mutata in profondità: per effetto della globalizzazione, per l’ascesa della Cina, per l’esplosione demografica, per lo strapotere della televisione ...

I motivi possono essere tanti: il dato di fatto certo è che è cambiata radicalmente.

Di fronte a queste trasformazioni la sinistra non solo non ha fatto niente: per frenarle, per ammorbidirne il negativo impatto, per adattarle, per generalizzarne sia gli aspetti positivi che le conseguenze più deleterie ... Ma non ha proprio capito.

Non ha capito a fondo il dramma del precariato;

non ha capito le esigenze del popolo delle partite IVA;

non ha colto i drammi dei dannati dei mutui;

non si è accorta delle nuove e diffuse povertà;

non ha saputo conciliare la difesa dell’ambiente con le necessità della vita quotidiana;

non ha interpretato la richiesta di un radicale rinnovamento delle infrastrutture pubbliche (strade, ferrovie, aeroporti, porti ...);

non ha dato risposte in merito alle ricorrenti emergenze del territorio nazionale (siccità, frane, alluvioni) ...


Non ha saputo offrire risposte all’altezza, proporre soluzioni ‘di sinistra’ percorribili, dire almeno qualcosa di nuovo e di incisivo.

**. SI SONO ADATTATI

Ad un certo punto intellettuali, sindacalisti e politici di sinistra si sono adagiati, si sono adattati all’andazzo generale.

Qualcuno ha cominciato a parlare di Paese normale: una società, quindi, nella quale chi sta ai vertici è, opera e vive come un privilegiato, come tutti i privilegiati.

Ostenta la sua bella barca a vela;

frequenta i salotti che contano;

veste sempre di tutto punto;

si adorna con vezzi e civetterie d’altri tempi;

abita appartamenti pregiati che grazie alle sue entrature riesce ad acquistare a basso prezzo;

cerca di occupare con parenti, amici e relativi figli tutto ciò che è occupabile;

manda anche la moglie in Parlamento ...


Purtroppo per questi signori il popolo di sinistra è, ancora, leggermente diverso da quello di destra: è un po’ più esigente, anche rispetto alla vita privata dei suoi leaders.

Si fa ingannare, certo, si fa turlupinare per anni ma alla fine apre gli occhi e si dice: se l’ideale è il Paese normale, perché mi devo svenare affinché tizio arrivi alla terza carica dello Stato?

Perché devo tirare in silenzio una carretta che è sempre più pesante e permettere così a caio di occupare le televisioni con nipoti e amici degli amici?

Perché non posso disturbare il manovratore?

Se le cose stanno così, allora posso anche tentare di cambiare il manovratore.

Non è detto che vada meglio, ma se deve andare come va, tanto vale provare.

Altro che ritorno alla falce e martello!

Andate a vedere il film di Paolo Virzì: Tutta la vita davanti.

E non ridete, c’è poco da ridere, è altamente drammatico.

Riflettete e imparate.


Che cosa avete da proporre ai laureati dei call center,

ai diplomati costretti a diventare guardie giurate,

a chi vive di mafia o di camorra,

ai milioni di aficionados del grande fratello, dell’isola dei famosi o di amici,

ai micro esercenti strozzati dalla globalizzazione,

alle migliaia di ragazzi che imbrattano, che si drogano, che bevono e che poi si schiantano,

a tutti coloro che vivono incollati ai cellulari,

che hanno le cuffie fuse dentro le orecchie e il cervello disarticolato da suoni e video ... ?


C’è una sotto proletarizzazione generalizzata che va studiata a fondo e compresa nella sua disperazione.


La Lega non sarà il PCI ma i suoi capi, per quanto rozzi, inguardabili e inascoltabili, hanno saputo interpretare i bisogni del loro popolo.

Non solo ma, nonostante abbiano approfittato a piene mani - come tutti - dei privilegi e degli appannaggi di ‘Roma ladrona’, hanno saputo, a tutt’oggi, mantenere uno stile di vita molto più scarno e sobrio di quello di tanti soloni della sinistra.

E, infine, con le loro patetiche cerimonie, con le ampolle e le sorgenti, con i revivals medievali hanno anche suscitato nelle loro genti quel pizzico di immaginazione e di pathos che è importante per scaldare gli animi. Aspetto in cui la sinistra di un tempo era maestra insuperabile.

Mi rivolgo a tutti quei sindacalisti che più che dei lavoratori, comunque caratterizzati, si sono occupati delle tessere e della gestione del potere;

agli intellettuali che hanno demonizzato il merito ritagliando per sè un posto al sole e togliendo ai giovani figli del popolo l’unico strumento per farsi in qualche modo valere;

ai politici che hanno dimenticato il significato elementare dello stare tra le gente, inseguendo unicamente una propria egoistica realizzazione:

come popolo siamo ormai una immensa e composita palude.

Un frattale stocastico.


Abbiamo fame di proposte credibili che ci garantiscano una sopravvivenza dignitosa, che diano ai nostri figli una chance, che inventino un futuro almeno vivibile per i nostri discendenti.

Abbiamo anche bisogno di ideali e di valori che ci facciano star bene, che ci facciano sentir fieri di appartenere alla specie umana.

Non possiamo più tollerare le ambizioni personali né il sistema delle raccomandazioni; non possiamo più respirare quest’aria mefitica e plumbea.

Se non sapete più che fare o che dire almeno fatevi da parte, trasferitevi da un’altra parte.

Ma non vi meravigliate se, sic stantibus rebus, in quanto ‘gente’ non vi votiamo più.

Se il problema è gestire il quotidiano, allora può andar bene anche la destra.

















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