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... provocazione ...

2011 > popoli (Italia, Europa, Mondo)


4 novembre 2011


... provocazione ...




Si dice spesso, di questi tempi, che lo Stato ha dato ai suoi cittadini molto di più di quanto poteva permettersi.

Molti giovani (e qualcuno più vecchio) ripetono stancamente una litania che, proprio perché riproposta all'infinito, sembra diventata realtà: le generazioni più vecchie hanno avuto tutto, adesso a noi tocca pagare le conseguenze di quell'eccesso di concessioni.

In nome di questa 'verità' alcuni giovani si propongono addirittura come i salvatori della patria, spintonano vigorosamente i più vecchi perché si facciano da parte e lascino a loro il bastone del comando.


Il caso più eclatante mi sembra il sindaco di Firenze,
Matteo Renzi.

E' tempo di dire alcune 'altre' verità che possono anche non piacere ma che sono, probabilmente, meno contestabili dell'altra vulgata, tanto insistentemente propalata.

Matteo Renzi è figlio di un notabile democristiano; in vita sua non ha mai fatto un giorno di lavoro, ha fatto 'giovanissimo' il presidente della provincia di Firenze (durante il suo mandato ha affidato ai suoi amici e alle sue amichette incarichi prestigiosi e importanti, senza che ne avessero i titoli, tanto che è stato condannato a pagare dalla Corte dei Conti) ed è diventato, facilmente, sindaco di una grande e importante città come Firenze.

E' giovane, certo, è abile, sicuramente, buon parlatore, è evidente: si è creato un bel gruppo di pressione che lo sostiene e lo sponsorizza in ogni sua iniziativa soprattutto nei media (anche perché così si indebolisce il PD e l'opposizione in generale, il che non guasta mai).

A parte tutto questo, quali particolari meriti ha?


Quali sofferenze ha patito, come giovane, da pretendere di voler diventare in poco tempo il Presidente del consiglio della Repubblica?

Non è la sua una pura e semplice caccia al potere per il potere, viste anche la pochezza e la vaghezza delle sue idee?


La cosa mi pare confermata dal fatto che alla sua ultima convention ha partecipato anche quel
Giorgio Gori di Mediaset che ha portato in Italia Il Grande fratello: un altro giovane, in fregola di potere, che si propone come moralizzatore e salvatore della patria.

Uno che ci ha imposto un'oscenità come Il grande fratello, andrebbe bastonato per un po' di tempo, messo a pane e acqua e vestito di cilicio.

Dovrebbe, di sua iniziativa, ritirarsi da tutto, per qualche anno almeno, a meditare sullo sconcio fatto ai suoi concittadini e poi, se mai, alla fine di un lungo e severo percorso, riproporsi per altre idee, per traguardi diversi.

E invece no: dall'oggi al domani da Il grande fratello, al seggio parlamentare e magari alla poltrona di un ministero.

Senza colpo ferire e senza nient'altro in mezzo.



Questi sono i casi più clamorosi e più disgustosi della mia tesi iniziale: che voglio illustrare brevemente
nei suoi risvolti più generali, che toccano tutti o quasi.

E' vero,
lo Stato ha dato di più di quanto poteva e doveva: le pensioni ai quarantenni (che continua a dare a certe categorie, vedi l'esercito per esempio); le elargizioni fatte ai coltivatori diretti e agli artigiani; le esenzioni a chi avrebbe potuto pagare …

Un fiume di danaro spalmato generosamente su molte categorie di cittadini, un po' per incoscienza un po' per fini elettorali.

Comunque, a parte i casi più clamorosi,
queste 'concessioni' hanno permesso ai nonni degli attuali giovani di acquistare terreni e di costruirsi una casa oltre che di godere di pensioni certamente superiori a quanto versato; hanno consentito ai loro padri di esercitare una professione o di accedere ad un impiego dignitoso potendo così migliorare le proprietà e, più in generale, la situazione complessiva della famiglia.

I giovani non sanno niente di tutto questo?

Non hanno usufruito per niente di questo benessere?


E che dicono del fatto che sono cresciuti in una abitazione piena di ogni ben di dio, hanno ricevuto di tutto e di più in fatto di cose e di possibilità
?

Come mai hanno potuto accedere così facilmente all'università e studiare senza dannarsi l'anima a cercarsi anche un lavoro
?

Da dove è piovuto il danaro che serve loro per vivere, per pagare l'affitto della loro stanza, per comprarsi libri, per mantenere una macchina e poi, anche, per viaggiare e divertirsi?

Davvero hanno avuto tutto e solo gli 'altri'?


Davvero, adesso, bisogna solo togliere ai più anziani per dare tutto ai più giovani che finora non hanno avuto niente
?

Non c'è una risposta perché ognuno se la deve dare da sé, al cospetto della sua coscienza, senza ipocrisie e senza autoinganni.


Il problema del dissesto tuttavia esiste.

Si tratta del futuro di questi giovani (non del loro presente) che una volta diventati adulti, anche solo in forza del passare del tempo
non potranno più contare sulle pensioni dei loro nonni e sull'aiuto dei genitori.

Più ancora il problema si proporrà per le generazioni successive, per i figli e i nipoti degli attuali giovani.


E quindi bisogna fare qualcosa, inutile nasconderselo.

Innanzi tutto, come detto più volte, bisogna
mettere fine allo spreco mastodontico e inarrestabile di ricchezza pubblica perpetrato da tutte le caste e dalle centrali della malavita.

E poi bisogna anche
ragionare sui nostri stili di vita, su ciò che è stato fatto e che non si può più fare, su come bisogna cominciare a vivere per non consumare più di quanto si produce.

Una riflessione necessaria e urgente che deve coinvolgere tutti, senza eccezioni né autoesclusioni di comodo.


Del sistema abbiamo 'goduto' tutti: tutte le generazioni che si trovano attualmente sulla scena della vita.

Tutte insieme devono trovare la soluzione.

Senza penalizzare nessuno in particolare.

Con equilibrio ed equità.

Pensando al presente e, anche, al futuro.


Senza demonizzare quel passato che, se è stato più prodigo di quanto avrebbe dovuto, lo è stato con tutti.

Questo impone la riflessione.

Poi ci sono le scorciatoie.

Ma quelle sono per i furbi.

Che sono sempre esistiti.

Che sarebbe tempo di smascherare.




















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