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Eluana: ultimi atti e 'identificazione'

2007-2010 > 2009 > COSTUME


(06/02/2009)


ELUANA, ultimo intervento.


*)

Adesso sono certo: è il mio ultimo intervento su questo caso.

Scrivo proprio mentre il Vaticano con un ultimo colpo di coda e attraverso il Consiglio dei ministri della Repubblica, tenta ancora una volta (l'ultima, l'estrema, credo) di imporre la propria legge su quella di uno Stato libero, democratico, non teocratico.

Non parlerò di questo, tuttavia.

Non parlerò nemmeno di chi ha materialmente steso questo decreto: la moralità e le credenziali di ciascun ministro, a cominciare dal presidente del consiglio, sono sotto gli occhi di tutti.

Mi auguro solo che, viste come stanno le cose, ci pensi il Presidente della Repubblica a respingerlo.

Almeno questa volta.

Perché se così non fosse allora, davvero, non resterebbe che emigrare.

Mi viene anzi da pensare che i signori ministri non se la siano sentita di resistere, con uno scatto di dignità, ai Torquemada di turno e che abbiano così incaricato il Presidente della Repubblica di far pervenire oltre Tevere il no dello Stato italiano.


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Perdere un figlio è una tragedia ineffabile.

Credo non ci siano parole che la possono, non dico analizzare, ma nemmeno dire.

I genitori di Eluana il dramma l'hanno vissuto 17 anni fa, in seguito al terribile incidente: da cui la figlia è uscita con il cervello distrutto.

Con l'impossibilità non solo materiale ma anche teorica di tornare a vivere come persona umana.

Visto come sono andate le cose i genitori di Eluana hanno vissuto e sopportato quel dramma insopportabile non solo in quei giorni, ma per 17 lunghissimi, interminabili anni.

Lo hanno vissuto giorno per giorno e sempre allo stesso modo.

Senza mai poter trovare pace né aver modo di elaborare in qualche modo la tragedia.

Una situazione che, dall'esterno, si può a mala pena vagheggiare.


*)

Per decidere la mia posizione sul caso Eluana ho percorso il processo che in psicologia si chiama 'di identificazione'.

Ho messo, cioè, il mio corpo al posto di quello di Eluana.

Ed ho cercato di immaginare se mi sarebbe piaciuto venir manipolato per anni e anni, venire lavato, ripulito, alimentato a forza …

Nella mia più totale incoscienza.

Mi sono anche raffigurato, semplicemente, di venir guardato, osservato e scrutato in ogni parte del mio corpo per più di 6200 giorni: senza mai potermi difendere, senza mai potermi coprire, senza mai potermi sottrarre.

Nemmeno per un istante.

E' facile decidere che cosa fare del corpo di un altro.

Tutto cambia se, al posto di quel corpo, mettiamo il nostro.

Volendo possiamo modificare il nostro esercizio mentale .

Mettiamo al posto del corpo di Eluana quello di uno dei nostri figli, o dei genitori, di un fratellino o di una sorellina, magari il corpo dell'amato o dell'amata.

Cambierebbero di molto le nostre sensazioni?


*)

Per questo ritengo irricevibile e scandalosa la richiesta delle suore misericordine, subito ripresa, fatta propria e rilanciata da qualche alto ecclesiastico e, naturalmente, da alcuni politici alla disperata ricerca di consensi.

Hanno pregato la famiglia di lasciare a loro il corpo di Eluana, di 'abbandonarlo' alle loro cure.

Come si fa a lasciare il corpo di un proprio caro, morto come persona da anni, nelle mani di estranei?

Per quanto misericordiosi essi possano essere.

Anziché riporre in pace il corpo e tutta la persona del proprio caro lo si lascia su un letto come un feticcio, un totem, perché venga brutalizzato (checché se ne dica l'alimentazione forzata è una brutalizzazione come e forse più di un qualunque altro presidio medico), venga lavato, maneggiato e manipolato ad libitum e all'infinito.

E noi?

Continuiamo a vivere come se niente fosse?

Mangiamo, beviamo, andiamo al bar o in giro per le strade, lavoriamo o ci occupiamo delle faccende di casa come se tutto fosse normale?

Mentre il nostro caro sta là?

Come si può concepire una cosa simile?

E' una domanda irricevibile, nella nostra società, che denota, tra l'altro, insensibilità e forse anche una certa dose di sado masochismo.

La potrei capire in un contesto tribale 'primitivo', come esigenza da parte del gruppo di impadronirsi di un feticcio per tener lontani i nemici o per allontanare dal clan le calamità.



(A volte non si sanno indicare con esattezza i guasti prodotti da certa televisione, da certi programmi: eccoli qua.

Non si sa più che cosa siano i sentimenti, che cosa voglia dire humanitas, che cosa sia la pietas, che cosa siano il rispetto, la dignità e l'empatia.

Il guaio più grave è che non sono i ragazzotti devianti delle nostre città a non saperlo.

Non lo sanno i maestri o almeno coloro che si ritengono tali.
)


Dato che è enorme, voglio solo citare l'ultima affermazione di Berlusconi: Eluana potrebbe far figli.

Che dire?

C'è ancora del senno in una persona che ha ... (non so che vocabolo usare) di dire certe cose?

Chi ha ancora un briciolo di senno giudichi da sé.












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