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valori: una introduzione

2011 > umanità


02/02/2011


valori: una introduzione




*) Principi

Ho elencato i
tre principi fondamentali: ragionevolezza, universalità e reversibilità.

I principi sono delle regole: sono, più precisamente, le regole fondamentali dalle quali tutte le altre provengono.


Prendiamo
il caso di cronaca più recente: tre vecchi, ricchi e potenti, che si sollazzano con giovani donne, belle o almeno carine, ma indigenti, 'psicologicamente' indigenti, se non altro.

Principio della 'ragionevolezza'.

Vuol dire inquadrare l'evento con la ragione e con il sentimento: senza trascurare le emozioni. Considerarlo cioè dal punto di vista di ciò che la nostra cultura ritiene propriamente e pienamente dignitoso e umano.

Principio dell'universalità'.

In base a questa regola dovremmo apprezzare l'evento in termini universali: come qualcosa che può coinvolgere tutti, dappertutto e in qualsiasi momento.

Principio della 'reversibilità'.

Significa che tutto ciò che viene messo in atto da noi può, subito dopo, essere subito da noi: ciò che noi facciamo a favore o contro gli altri può essere fatto a noi o contro di noi.


Traduzione: *) nella nostra cultura il fatto che degli anziani ricchi e potenti approfittino delle grazie di giovanissime donne alla ricerca di danaro o di una sistemazione, suscita rifiuto, sdegno e ribrezzo; *) non è in nessun modo possibile che la pratica sia generalizzata; *) i diretti interessati, gli 'utilizzatori finali' per dirla con Ghedini, dovrebbero accettare che le loro figlie e nipoti si concedano ad altri vecchioni par loro.



*) Valori

Sono le idee guida della nostra esistenza: considerazioni che noi riteniamo importanti e a cui cerchiamo di ispirare i comportamenti.

Sono un po' il sale della vita: le danno senso e sostanza.

Le idee nascono da una riflessione complessiva sia sulla natura umana in quanto tale, che sulla storia e la cultura dei diversi popoli.

Sono molte le idee che entrano in gioco nella nostra vita (accanto alle passioni, alle pulsioni, ai sentimenti): quelle che riteniamo più importanti e decisive le chiamiamo
valori.

Che si radicano nel passato, illuminano il presente e riempiono di speranza il futuro.


Tutti gli esseri umani agiscono in forza di qualcosa, sotto l'azione di una qualche spinta, interna o esterna.

Che ne siano coscienti o no.

Chi lo nega è uno che o vuole sentir soddisfatte solo le proprie pulsioni o vuole imporre agli altri i suoi non dichiarati valori.



*) Ideologie

I primi 'ideologi' furono dei filosofi vissuti tra settecento e ottocento: molti frequentavano il salotto di Mme Helvétius ed erano sensisti, materialisti, anti metafisici e utilitaristi.

Credevano nell'eccellenza del
metodo scientifico che doveva essere impiegato anche nello studio dei fatti umani.

Tra i più importanti ricordiamo:
Condorcet, l'abate Sieyès, Mme de Staël, Destutt de Tracy.

In un primo tempo sostennero Napoleone: in seguito, vedendo che il riformatore si era trasformato in tiranno, diventarono suoi oppositori.

E
Napoleone li accusò di essere dei sofisti perditempo, interessati solo a inutili elucubrazioni e non al bene della Francia.

Li bollò come 'ideologi'.


Da allora il termine ideologia, anche grazie alla successiva critica di Marx, assunse il
significato negativo che conserva ancora i nostri giorni.

Ideologia è un insieme coerente di valori e di idee che costituiscono una organica visione del mondo.


Di per sé una ideologia non è né positiva né negativa: meglio può essere l'una e l'altra cosa, dato che niente di tutto ciò che fa o pensa l'uomo è neutro.

In questo senso
anche una religione è una ideologia: le attuali religioni monoteistiche sono delle ideologie super organizzate e potentissime, la cui struttura ha permesso loro di sfidare i millenni.

Dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell'URSS, tutti si sono precipitati a cantare l'elogio funebre delle ideologie, a proclamarne la tanto sospirata morte.

In realtà non sono morte le ideologie in quanto tali, ma si era verificato il fallimento clamoroso di una certa esperienza politica collegata a una particolare ideologia.

Le religioni sono rimaste tutte al loro posto.

L'ideologia ultra liberistica non solo è rimasta intatta al suo, ma da quell'evento ha tratto i maggiori benefici.


Eppure, secondo molti studiosi, il liberismo, con le sue innumerevoli filiazioni (imperialismo, nazionalismo, colonialismo, capitalismo …) è responsabile di una quantità di eccidi e distruzioni di gran lunga superiore rispetto a quella perpetrata dallo stalinismo e dal nazismo messi insieme.

C'è una sola domanda da porsi: la società umana del nostro tempo gode di maggiore pace e benessere rispetto a quella precedente il fallimento dell'ideologia sovietica?

Il dominio incontrastato dell'ultra liberismo è preferibile ad una situazione in cui più 'ideologie' si confrontano, si limitano e, in fondo, in qualche modo si migliorano a vicenda?




*) Nietzsche

Non posso concludere il discorso sui valori senza un breve cenno a Nietzsche, il filosofo che più di ogni altro, in età contemporanea, si è cimentato con il problema.

Nietzsche è un polemista potente e uno scrittore coinvolgente e fascinoso: non è facile resistere alla seduzione dei suoi aforismi.

Com'è noto nelle opere della maturità (in particolare
Gaia Scienza e Così parlò Zarathustra) Nietzsche proclamò la morte dei valori tradizionali (il rispetto, la sottomissione alle regole, la pari dignità di tutti gli esseri umani …) e l'avvento di nuovi valori ultra umani (la forza, la potenza, la vitalità, la libertà …).

In realtà
i cosiddetti nuovi valori erano 'vecchi' almeno quanto la cultura occidentale: da sempre sono stati presenti nella storia e nel pensiero.

Quanto alla storia penso per esempio ai riti e ad alcune divinità delle religioni greca e romana.

E che dire dei
signori del Rinascimento italiano?

Sembrano proprio l'incarnazione ante litteram dei nuovi valori cantati da Nietzsche.

Per non parlare di Hitler e Stalin.


Quanto alla cultura lo stesso Nietzsche l'aveva studiata a fondo e la conosceva molto bene.

I
poemi omerici e le tragedie greche, innanzi tutto.

Se andiamo a rileggere i discorsi che Platone mette in bocca a
Callicle, nel Gorgia, o a Trasimaco nel primo libro di Repubblica, vediamo che in fondo Nietzsche non ha detto niente di nuovo.

Per non parlare di
Machiavelli che li ha messi a nudo e illustrati con estrema lucidità.

I principi da me elencati, in particolare la reversibilità, non valevano per Nietzsche.


Come non valeva la considerazione che, rispetto a un 'oltre uomo' che vuole imporre se stesso relegando tutti gli altri a 'gregge', può sempre ergersi un altro 'super uomo' che pretende per sé solo l'eccellenza seppellendo, a sua volta, il primo dentro la tanto odiata massa.

Mi pare che
i tanto sbandierati nuovi - vecchi valori, al di là di un qualche benefico effetto terapeutico per i singoli (in funzione anti depressiva e come corroborante iniezione di gioia di vita), non abbiano prodotto nel passato e non producano adesso per la comunità umana alcun effetto positivo.

La lettura di Nietzsche è certamente godibile, molti dei suoi aforismi sono fulminanti e illuminanti ma ritengo che, come 'ideologo', debba, finalmente, essere messo da parte.


Prima seppelliamo Nietzsche, meglio sarà per tutti.

D'altra parte, come potrebbe pretendere l'immortalità uno che ha annunciato a chiare lettere la morte di Dio?





















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