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attualità: vario

2007-2010 > 2009 > FLUTTUAZIONI


(01/04/2009)


ATTUALITA': vario

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ACQUA


Si è tenuta ad Istanbul la conferenza internazionale sull'acqua: sono state coinvolte 25.000 persone in rappresentanza di 155 Paesi.

Il tema è di scottante attualità, oggi; tra qualche anno diventerà una questione drammatica, di vita o di morte.

Si trattava di prendere una posizione chiara e forte di fronte a quella che in molti Paesi, soprattutto africani, è già un'emergenza.

Bisognava passare dall'idea che l'acqua è un bene necessario per la vita umana, alla
proclamazione solenne dell'acqua come diritto fondamentale della specie.

Ebbene questo passaggio non c'è stato.


L'acqua non è diventata un diritto ma è rimasta un bene: necessario fin che si vuole ma pur sempre una 'ricchezza' che può essere fatta oggetto di commercializzazione e quindi di guadagno.

Sull'acqua si può investire per ricavarne profitti: come si fa con l'oro o con i diamanti.

Indipendentemente dalla situazione reale che già vede molte popolazioni soffrire e morire per la carenza d'acqua o per il suo inquinamento.

Il risultato (il fallimento) è stato ottenuto 'grazie' alla pressione delle multinazionali che non intendono in alcun modo rinunciare ai propri profitti.


Qual la situazione dell'Italia rispetto all'acqua?


Il 6 agosto del 2008 (in piena estate) il Parlamento italiano (complice l'opposizione) ha approvato una legge che di fatto permette la privatizzazione di tutti i servizi pubblici: anche della gestione dell'acqua.

Si pensa così di ottenere un maggior risparmio e più efficienza.


Come si sa, molti degli acquedotti italiani sono in condizioni pietose e perdono per strada una buona parte del loro prezioso liquido.

(Ecco un'altra delle grandi opere che dovrebbero essere subito messe in cantiere, prima del Ponte!)


Quanto alla privatizzazione bisogna dire che già molti Paesi europei hanno rinunciato alla gestione pubblica dell'acqua: con risultati a volte positivi, altre volte negativi.

La municipalità di Parigi, per esempio, si è ricomprata gli acquedotti per amministrarli direttamente: dopo che la gestione privata ha fallito tutti i suoi obiettivi.

Perché si sa che il privato, quando fa qualcosa, ci deve guadagnare e se i profitti per tanti motivi non arrivano, prima cerca di risparmiare sull'esercizio (manutenzione e controlli), alla fine scarica tutto sulle spalle del pubblico, debiti compresi.

L'Italia, poi, è il Paese europeo che consuma più acqua in bottiglia di tutti gli altri e, nel mondo, si colloca addirittura al terzo posto.

Una anomalia, una assurdità, un'autentica follia: non del potere, in questo caso, ma del popolo, della cosiddetta gente che, evidentemente, non sa resistere alla pubblicità.

Anche in zone come Roma, dove dai rubinetti sgorga acqua di sorgente, i supermercati vendono ogni giorno decine di migliaia di bottiglie.

A volte, di fronte a questi dati di fatto, mi vien da dar ragione a Berlusconi quando dice che la crisi non morde poi così ferocemente.


*)

CONGRESSO PDL


Ho seguito via Internet e a mezzo carta stampata il congresso del Pdl: ho visto qualche immagine di sfuggita ai telegiornali e a Blob.

Mi sento di proporre alcune osservazioni.


+) Gianfranco Fini mi è parso la mente più lucida di tutta la compagnia.

Non si è venduto per piaggeria ma ha continuato a sostenere i suoi punti di vista.

Personalmente non li condivido tutti ma apprezzo la coerenza e il coraggio.

Sì, perché in mezzo a quella orgia di celebrazioni e di venerazione verso il capo ci voleva effettivamente un po' di coraggio nell'andare a dire qualcosa di personale.

Naturalmente, l'hanno visto tutti, non facendo parte del coro, Fini è attualmente un isolato all'interno del suo stesso partito.

Non credo possa più contare nemmeno sui suoi, che non vedevano l'ora di passare sotto le bandiere di Berlusconi.

Lui è un politico accorto e navigato, certamente molto più capace dei suoi ex colonnelli: saprà aspettare e giocare le sue carte. Ma sarà dura.

+) Ho visto a Blob una scenetta veramente significativa.

Partono le prime note dell'Inno di Mameli e l'inquadratura si restringe su Berlusconi e sui suoi fedelissimi (ricordo soprattutto le fedelissime, Carfagna su tutte).

Formigoni, impettito, si appresta a cantare a squarciagola con l'aria di dire a chiare lettere: 'nessuno si faccia illusioni, il delfino sono io'.

Alla destra del capo c'è Altero Matteoli, nato nel 1940, ministro della Repubblica, provenienza AN: sembra sopra pensiero e sta lì con le braccia conserte.

Berlusconi si gira, lo guarda, gli dà un colpo sulle braccia per dirgli di distenderle lungo il corpo e di assumere un tono solenne, come si conviene al gran finale.

Matteoli è sconcertato, lo guarda a sua volta non si capisce se con stizza o con stupore, si slaccia le braccia e, tanto per fare qualcosa di diverso, si infila la destra sul petto.

Insomma il capo non guarda in faccia a nessuno: quelli che stanno con lui sono tutti scolaretti, a cui lui deve dire di soffiarsi il naso, o di annodarsi il fiocco del grembiule.

+) Sempre a proposito di Berlusconi e del suo congresso 'bulgaro' vorrei pronunciarmi su un'accusa che gli viene spesso rivolta: di voler in qualche modo, magari inconsapevolmente, ricalcare le orme di Mussolini.

Visto il suo amore per le parate e le celebrazioni, vista la predilezione per le acclamazioni e la sua 'paura' del voto segreto bisognerebbe dire che più che a Mussolini assomiglia ad un Breznev o ad un qualche altro capo dell'ex comunismo sovietico.

(ecco chi è il vero continuatore del comunismo sovietico!)


A parte questo dato di fatto, rispetto al paragone nostrano, bisogna riconoscere che esistono delle
analogie e delle differenze.

Quanto alle prime: vorrei soffermarmi soltanto sul populismo, sulla ricerca spasmodica del favore popolare.

Su questa questione bisogna essere chiari: Mussolini ha goduto di un vasto favore popolare, almeno fino alla metà degli anni trenta.

La sinistra italiana, a questo proposito, è stata miope e un po' reticente: ha sempre negato o quanto meno ridotto e circoscritto questo favore.

In base a tale convinzione ha anche sferrato attacchi durissimi a De Felice: sbagliando.

Se avesse riconosciuto ciò che è avvenuto nei fatti e avesse studiato a fondo gli eventi invece di rifiutarli, forse sarebbe riuscita ad arginare più facilmente il 'fenomeno Berlusconi'.

Il quale, è inutile sottolinearlo, un seguito di massa ce l'ha: testimoniato dai voti che riesce a raccogliere.

Sembra incredibile che un individuo così rozzo e sprovveduto sul piano intellettuale, così inadeguato sul piano internazionale, così poco affidabile in tutto ciò che dice tanto che puntualmente si contraddice, sembra incredibile, dico, che abbia così tanta presa sulle masse.

Eppure è così.

E fin che non si capiscono le motivazioni profonde di questo successo, sarà difficile sconfiggerlo e sarà facile che si possa assistere, in futuro, al riproporsi di fenomeni simili.

Le differenze sono pure evidenti: mentre il primo ha fondato il suo consenso sull'oratoria, sull'opera di governo e su una buona dose di coercizione (si trattava pur sempre di una vera e propria dittatura), il Nostro deve la sua leadership al potere economico personale e al monopolio dei media.

Il sistema attuale non è, in senso stretto, una dittatura ma una democrazia 'teleguidata', dopo essere stata 'telecostruita'.

*)

FACCE DI CHIESA


La faccia non è tutto di una persona, anzi!

Eppure anche la faccia dice qualcosa degli individui: in certi casi dice pure molto.

Considerando l'ambito religioso vediamo che, all'interno della chiesa, circolano facce chiaramente e immediatamente evangeliche, ispirate al Dio dell'amore e facce dure, vetero testamentarie, che rimandano al Dio giudice severo, al Dio degli eserciti.

Non voglio parlare del papa attuale. Di
Ratzinger.

Mi riferisco ai pontefici che l'hanno preceduto e a qualche cardinale che va per la maggiore.

Ricordo ancora molto bene, perché intimoriva la mia mente infantile, la faccia ossuta, aspra, scavata ed altera di
Pio 12°.

Quando si affacciò
Giovanni 23° fu quasi uno choc, sembrava che uno così, con quella faccia, non potesse nemmeno essere papa: il suo viso era largo, aperto, pacioso e disponibile.

Poi venne la faccia contrita, pensosa e sofferente di
Paolo 6°: un viso dolente e austero ma umanissimo.

Quindi fu
papa Wojtyla: faccia ampia, distesa e ispirata da vero profeta biblico.

A partire dagli ultimi anni del pontificato del papa polacco si è imposto il volto del cardinal
Ruini che ha inaugurato le facce della chiesa dei no.

Ruini è magro e la sua faccia è stretta, intransigente, tigliosa e determinata, in una parola curiale.

Di tutto quello che ha fatto e detto vorrei solo ricordare il
NO al funerale in chiesa di Piergiorgio Welby, che pure era stato chiesto da una moglie e da una madre ferventi credenti.

Il funerale in chiesa è diventato un rito della nostra cultura, una espressione della nostra civiltà: negare questo funerale ad una persona è come scacciarla dal consesso degli uomini, metterla al di fuori della società.

La chiesa ha sempre celebrato i funerali dei potenti di turno, dittatori o despoti che fossero, ai nostri giorni dà l'ultimo saluto anche ai suicidi e ospita nelle cappelle delle sue chiese perfino i mafiosi: ma ha detto no all'uomo della sofferenza e della dignità.

Ruini è stato capace di quel rifiuto: voglio sperare che il rammarico e il rimorso lo accompagnino per il resto della sua vita.

Attualmente la chiesa ha le forme affilate e ossute del cardinal
Bagnasco, degno successore di Ruini.

Il viso di Bagnasco è perennemente accigliato, rigido, arcigno, quasi tagliente, sempre teso e spesso grintoso.

E' più il viso di un generale di corpo d'armata, quale egli è, che di un pastore.

E' il volto immagine di una chiesa che grida 'assassino' ad un padre che ha voluto con tutte le sue forze dare una degna sepoltura alla propria figlia morta al mondo degli uomini già da 17 anni.

Di una chiesa che dice no all'aborto della bambina brasiliana di 9 anni che rischia la vita portando avanti una gravidanza gemellare frutto di uno stupro.

E' una faccia evangelica?

E' il viso giusto di un capo della santa Inquisizione.

Del presidente del tribunale del sant'uffizio.

Da direttore dell'indice dei libri proibiti.

E' la faccia di un ordinario militare che durante il suo mandato ha benedetto bombardieri e carri armati.

Non mi sembra il volto di uno che si ispira alle beatitudini.



*)

MIGRANTI


Due parole solo per ricollegarmi al primo tema trattato: l'acqua.

Ebbene: nella conferenza di Istanbul la
Francia si è mossa a favore dei Paesi più disgraziati, si è adoperata perché l'acqua venisse riconosciuta come un diritto di tutti gli esseri umani, non semplicemente come un bene necessario.

L Francia è dunque diventata la benefattrice dell'Umanità?

A leggere l'articolo pubblicato su L'Espresso a firma di Fabrizio Gatti, non si direbbe proprio.

E' un réportage che illustra quello che sta avvenendo in Niger, Paese tra i più poveri del mondo, ricco però di materie prime, in particolare di uranio.

Là la
Areva, multinazionale francese dell'energia, soprattutto dell'energia nucleare, sta giocando una partita durissima, a suon di massacri e guerre civili, per assicurarsi il controllo dei più ricchi giacimenti di uranio.

In cambio dell'esclusiva sullo sfruttamento di quelle miniere, la Areva arma i tuareg del deserto e, di fatto, favorisce la tratta degli esseri umani.

Quei ragazzi neri che a bordo di pericolanti barconi arrivano fino alle coste italiane, prima di arrivare ai porti della Libia hanno pagato i trasportatori tuareg del Niger che, moderni schiavisti, li hanno 'traghettati' attraverso il deserto.

E mentre Berlusconi si complimenta con Gheddafi per i suoi splendidi cammelli e spera che il colonnello fermi l'esodo dei giovani che scappano dall'Africa, la Areva alimenta corposamente quel flusso che diventa, di fatto, inarrestabile.

Dimenticavo: il 90% del capitale della Areva è del governo francese, lo stesso che in altra sede si batte a favore del diritto all'acqua. (!?!)

Per finire: i flussi di migranti termineranno quando l'Occidente, anziché depredare l'Africa di tutte le sue materie prime, deciderà di aiutare gli africani dando loro quanto dovuto per il contributo che hanno offerto e offrono alla costruzione e al mantenimento della nostra civiltà.

























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