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a che punto sei, Italia?

2011 > popoli (Italia, Europa, Mondo)


15 aprile 2011


a che punto sei, Italia?



I problemi dell'Italia sono noti: li conoscono tutti, anche i non italiani.

Le vere emergenze, tuttavia, non sono quelle sbandierate dai politici: che sono soliti attirare l'attenzione su quelle più utili alla loro causa.

Faccio
un breve elenco, tanto per rinfrescare la memoria e per stabilire delle priorità.



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Ambiente ed energia.


Il nostro territorio è fragile, friabile, esposto all'azione negativa degli agenti atmosferici e degli eventi geologici.

A questa 'debolezza' che definirei naturale, si è aggiunta
l'attività dissennata dell'uomo, che ha badato sempre e solo all'immediato, soprattutto nei periodi di crisi.

Prima di cominciare qualsiasi altra 'grande' opera, è necessario
mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale: ce n'è per dare lavoro agli italiani per più di una generazione.

Strettamente collegate a questa emergenza ci sono altre due problematiche basilari:
la gestione dei rifiuti e l'energia.

Si deve utilizzare la prima per risolvere la seconda che deve essere affrontata tenendo presente la sicurezza del territorio e l'incolumità dei suoi abitanti.

Che vuol dire, è bene dirlo subito, un
NO convinto e deciso alle centrali nucleari.



*.
Legalità e democrazia.


Abbiamo bisogno, come dell'aria, di
recuperare il senso della legalità.

Come italiani ne abbiamo avuto poco anche in passato: abbiamo sempre pensato che le uniche leggi giuste sono quelle che si piegano ai nostri interessi.

Al punto che abbiamo dato per un ventennio le chiavi del governo del Paese al re dell'illegalità.


Illegalità vuol dire grandi organizzazioni malavitose ma anche corruzione, spreco di danaro pubblico, privilegio e immunità.

Come se non bastasse ci sono nel nostro Paese
forti e intrecciati legami tra le mafie e gli apparati che gestiscono la legalità.

Per incidere su questo
bubbone ci vuole un soprassalto di tutta la nazione: bisogna pretendere più democrazia, maggiori controlli, più trasparenza.

Se il popolo non si fa protagonista di questa campagna, ci sono poche chance che essa riesca.


Il male è profondo e radicato e richiede un'azione energica e risoluta.

L'alternativa è la perpetuazione dell'andazzo attuale: quantità incalcolabili di ricchezza pubblica sperperata e bruciata da una parte, degrado, disoccupazione e instabilità sociale dall'altra.



*.
Caste e meritocrazia.


L'Italia è ancora un Paese medievale dominato dalle caste.

Hanno ragione i politici quando affermano di non essere l'unica casta della nazione: è vero.

Sono solo la più numerosa, la più ramificata e potente, forse anche la più rapace e la più onerosa per le casse dello Stato: ma non l'unica.


Ci sono numerose altre caste, tutte 'guarnite' di sontuosi privilegi di cui sono gelosissime: l'alta burocrazia, i comandi delle forze armate, i magistrati di lungo corso …

A queste si possono aggiungere: i gruppi che controllano le grandi banche e le aziende a partecipazione statale, i vertici della Rai, i dirigenti del sistema sanitario-ospedaliero, i professori universitari, i notai, le gerarchie ecclesiastiche …

In questi elenchi si corre sempre il pericolo di tralasciare qualche potentato, non certo di metterne qualcuno in più.

L'insieme di tutte le caste va a costituire un blocco di potere nefasto per almeno due ragioni: +. divora una consistente fetta di ricchezza nazionale che potrebbe essere impiegata molto più proficuamente; +. blocca la società sottostante impedendo ogni forma di rinnovamento.

Si forma così quella gerontocrazia che aborrisce il merito e sbarra la strada ai giovani.




*.
Cultura, arte e scienza.


L'Italia è
una delle culle della cultura occidentale, è stata per qualche tempo all'avanguardia nel campo della scienza e della tecnica, ha un patrimonio artistico unico al mondo.

Eppure, da qualche decennio, anche in questi settori
siamo entrati in un tunnel che sembra non finire mai.

Non solo produciamo sempre di meno, ma non siamo nemmeno in grado di conservare e valorizzare ciò che le generazioni precedenti ci hanno lasciato.

Certamente
non mancano le energie e i talenti: sono carenti le risorse impiegate.

Che, come detto,
sono dilapidate in modo improduttivo e criminale.



*.
Agricoltura, turismo, artigianato e tecnica 'dolce'.


A parte quelle indicate, l'Italia ha anche qualche altra possibilità produttiva che, finora, è stata mal gestita o addirittura ignorata.

Il turismo innanzi tutto: il nostro è un Paese che, quasi naturalmente, richiama visitatori da ogni parte del mondo.


Non facciamo molto per migliorare la viabilità, per rendere più efficienti le strutture ricettive, per conservare con religiosa cura l'ambiente naturale e i tesori dell'arte: eppure vengono senza soluzione di continuità, per vedere e ammirare.

Se solo fossimo più oculati potremmo avere un turismo più numeroso e, soprattutto, più qualificato.

L'agricoltura: non abbiamo un territorio adatto alle colture estensive che dovremmo ridurre drasticamente se non abbandonare del tutto.

Dovremmo concentrarci sulla produzione di qualità rispetto alla quale avremmo delle grandi possibilità.

All'agricoltura sono naturalmente collegati altri due settori:
l'industria di trasformazione dei prodotti e la cucina.

Per la
produzione artigianale abbiamo una atavica predisposizione: peccato che l'intero comparto sia lasciato completamente a se stesso.

La scienza e la tecnologia potrebbero offrirci notevoli possibilità di sviluppo: ci sono Paesi molto meno popolosi del nostro che hanno saputo sfruttare la scienza per sviluppare tecnologie 'dolci', a ridotto impatto ambientale ma con enormi capacità di produrre ricchezza.

Forse non siamo un Paese adatto ai mega impianti industriali, come la Germania: infatti li abbiamo persi quasi tutti per strada, se si eccettua la Fiat (per quanto, ancora?).

Potremmo, in alternativa, dar vita a numerosi piccoli e medi centri di ricerca, di alta specializzazione, di produzione di nicchia altamente sofisticata.



I problemi sono tanti ma non mancano le idee e nemmeno le soluzioni.


Non abbiamo una classe dirigente all'altezza, coraggiosa e determinata, capace di parlare al Paese in maniera schietta e univoca.

Manca soprattutto la preoccupazione del bene comune.


Ci dovrebbe essere un terreno comune, concernente gli interessi fondamentali di tutto il popolo, condiviso da tutti i politici, al di là e al di sopra dell'appartenenza politica.


C'è invece una rissa continua, una contrapposizione sterile e puntigliosa, di principio, su ogni questione, anche le più decisive.

Manca del tutto il carisma che sappia trascinare alle realizzazioni più importanti riuscendo, all'occorrenza, ad imporre a tutti i necessari sacrifici.

Il carisma, quando c'è, viene usato dai detentori, unicamente in vista del proprio personale ed esclusivo profitto.


L'Italia è ancora in tempo per evitare il baratro: deve solo
uscire dal letargo e imboccare senza tentennamenti la strada del rinnovamento.

Il popolo italiano deve decidere, anche contro la sua stessa classe dirigente, di non scomparire dalla Storia.


Se resterà inerte, il suo destino è il declino: è già successo ed è durato secoli.























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