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a proposito di Dio

2011 > umanità


23/01/2011


a proposito di Dio




Nel post precedente ho presentato qualche dato circa l'Universo: una entità talmente grande e sconfinata da superare le nostre capacità di comprensione.

I numeri che lo riguardano rasentano l'infinito: tanto che, pur pronunciandoli, non riusciamo a renderci conto pienamente del loro significato.

In questa realtà fatta di qualcosa che è nello stesso tempo smisuratamente grande e immensamente piccolo,
dove si colloca Dio?

A che punto lo inseriamo?

Quali compiti gli attribuiamo?




Non è facile parlare di Dio: un argomento su cui è già stato detto quasi tutto.

Pro e contro.


Non è facile parlarne in un mondo che spesso affronta il problema con modalità calcistiche: in cui i
'tifosi' della non esistenza disprezzano gli altri, mentre i 'tifosi' dell'esistenza, agli altri, talvolta farebbero volentieri la pelle (in passato gliel'hanno fatta).

Mi limiterò, molto umilmente ma con grande serenità, ad esporre
il mio punto di vista.



Di Dio nessuno ha mai fatto un'esperienza diretta: la sua (non) esistenza non cade sotto i nostri sensi.

Dio non è nemmeno il risultato di una rigorosa dimostrazione dell'intelletto.

Tanto è vero che si parla di 'fede', di 'credere'.


Molti santi della chiesa hanno solennemente condannato perfino il tentativo di dimostrare l'esistenza di Dio.

E' certo che se Dio potesse essere fatto oggetto dei sensi e/o dell'intelletto, non potrebbero esistere 'non credenti'.



Se non possiamo dire niente di certo sull'esistenza di Dio usando gli strumenti di cui disponiamo, meno ancora possiamo affermare qualcosa circa
la sua essenza: come si possono descrivere le caratteristiche di una 'realtà infinita' di cui non siamo in grado di dimostrare l'esistenza?

Se questo è vero, bisogna dire che
buona parte della Teologia fluttua nel vuoto.



Tuttavia
l'essere umano, si sa, non è fatto solo di sola sensibilità né è tutto razionalità: è anche fantasia, immaginazione, sentimento, passione, istinto, emozione, desiderio, brama, appetito …

Esiste forse 'l'amore' da qualche parte?

Pare di no.

E' meno vero per questo?

Non sembra.


Anche se nessuno si sogna di affermare che esiste l'amore in se stesso, come realtà sostanziale attiva e concreta.

Evidentemente con Dio si va un po' più in là.


Noi
siamo deboli e indifesi e viviamo in un Universo immenso che non solo non possiamo 'governare', ma che non riusciamo nemmeno a conoscere.

Siamo fragili ed effimeri eppure nutriamo idee grandiose e brame potenti e impellenti.

La nostra debolezza ci riempie talvolta di un tale terrore che quasi non riusciamo più a vivere.

La potenza dell'intelletto, l'onnipotenza della nostra immaginazione, l'incontenibilità delle brame
ci rendono inaccettabile il nostro destino 'a tempo', il nostro fuggevole passaggio sulla faccia della Terra.


Di qui la necessità di Dio.


Dio è la forza invincibile che annulla la nostra debolezza, è l'eternità senza fine che assorbe e dilata all'infinito il nostro limite.

Dio è la sapienza che colma la nostra ignoranza.

Dio rappresenta dunque la conciliazione tra il dato reale che ci riguarda e la nostra brama sublime e incontenibile: è la luce che illumina la contingenza che sentiamo e viviamo quasi fosse un pauroso abisso.



Sia come sia, per mettere un punto e andare avanti.

Ci sono persone (la maggioranza dell'umanità?) che pur non potendo dimostrare in alcun modo l'esistenza di Dio, credono fermamente in essa; e ci sono persone che, sia perché non sono confortate dai sensi e dall'intelletto che perché ritengono di poter gestire per proprio conto le angosce esistenziali, non credono che Dio esista.

Non riescono a crederci e sentono di non poterlo fare.

Modestamente mi colloco tra questi ultimi.




I credenti, solitamente, si organizzano in chiese: per onorare insieme il loro Dio, per rafforzare reciprocamente la fede, per coltivare le promesse e le speranze collegate al loro credo.

Cosa che i non credenti, i laici, non fanno.


Queste Chiese costruiscono edifici, si danno una gerarchia, prendono possesso capillare del territorio.

Spesso diventano anche dei veri e propri centri di potere.

Che con la fede e con Dio non hanno molto da spartire.



Al di là di tutto penso sia legittimo coltivare una fede, pensare all'esistenza di un Dio, sperare nella sua benevolenza presente e futura.

Naturalmente
rivendico per me e per tutti quelli che la pensano come me l'assoluta libertà di non credere in Dio: di credere che la vicenda umana inizia con la nascita e finisce con la morte, come quella di qualsiasi altro essere vivente, come quella dell'Universo intero.



E penso anche che ci sono una infinità di situazioni e contingenze rispetto alle quali essere credente o no è, in fondo, ininfluente.


Uno può andare in
chiesa, un altro alla sinagoga, un altro ancora in moschea e un altro a fare una gita fuori porta con la famiglia: tutti, tuttavia, desiderano che il territorio sia messo in sicurezza, che si costruiscano scuole e ospedali, che si migliorino le vie di comunicazione che si creino posti di lavoro, che aumentino la prosperità e il benessere generale.



Per quanto riguarda, poi, la stesura delle leggi e delle regole che fondano il vivere civile, tutti si devono confrontare in quanto esseri umani: prescindendo da qualunque pregiudizio e da ogni tipo di 'rivelazione'.

Il credente non può essere escluso dall'elaborazione delle leggi: i suoi valori possono dare alla comunità qualcosa di importante.

Nello stesso tempo
il credente non può far valere nei confronti dei non credenti la 'rivelazione' del suo Dio, cioè i contenuti dei testi sacri.

Innanzi tutto perché
esistono nel mondo diverse 'rivelazioni', ognuna differente dall'altra: spesso una è in diretta contrapposizione con un'altra o con tutte le altre.

Qual è quella vera?


Mentre
il non credente ritiene che Dio, anche qualora esista, non può essersi messo in comunicazione con degli esseri umani e, di conseguenza, non riconosce fondamento ad alcuna rivelazione, ciascun credente è portato a far valere la 'sua' rivelazione contro quella di tutti gli altri.

Per cui, a mio avviso,
gli uomini si devono confrontare in quanto uomini, avendo a cuore soltanto il benessere di tutta la comunità, al di fuori e al di là di qualsiasi altra interferenza.


Oltre tutto, a ben guardare, solitamente
le leggi non impongono di andare contro i precetti di una determinata religione: se mai permettono, a chi lo voglia, di adottare dei comportamenti che sono censurati dalle norme di una qualche chiesa.

Faccio
un esempio: la legge non impone a nessuno di divorziare; permette, però, a chi lo desideri, di poterlo fare.

In questo caso, come in tutti gli altri simili, i credenti continueranno a rispettare i comandamenti della loro chiesa e a non divorziare.

Senza andare in alcun modo contro la legge.

(Se mai sarebbe da chiedersi come mai così tanti credenti hanno approfittato di quella legge che era condannata dalla loro chiesa.)




In conclusione.

*. Non c'è nulla nell'Universo che 'costringa' a pensare che esiste un Dio creatore e signore.

*. Nessuno degli strumenti conoscitivi di cui siamo dotati, ci offre prove inconfutabili dell'esistenza di una qualche divinità.

Meno che mai ci spinge ad accettare la possibilità che Dio, in qualche posto o in qualche tempo, possa aver 'parlato' agli uomini o possa aver comunicato con loro.

*. Esistono nell'essere umano 'pulsioni' e 'dimensioni' che, in qualche modo, 'reclamano' l'esistenza di una divinità capace di governare il mondo e di garantire all'animale più 'sviluppato' dell'universo una sorta di immortalità.

*. Il non credente deve accettare che le 'tensioni' interiori che egli stesso avverte e che spiega inquadrandole in un contesto totalmente umano, possano da altri venir riferite ad una divinità onnipotente in grado di placare le ansie e di riempire gli orizzonti.


Personalmente, ripeto, non sono credente: penso, tuttavia, di potermi incontrare con i credenti di buona volontà per difendere insieme la dignità e le prerogative degli esseri umani in quanto tali.


Dei valori propri dell'uomo e dell'Etica parlerò nel prossimo post.



(E' chiaro che su Dio, sull'immortalità, sull'anima e sulle altre mille simili questioni si potrebbe parlare all'infinito: esistono sull'argomento intere immense biblioteche.

Non è questa la sede per andare oltre.

Nel presentare il mio punto di vista, ho voluto sottolineare come anche l'altro sia legittimo: cosa che, di per sé, favorisce la reciproca comprensione e collaborazione.)



















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