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a proposito di 'sinistra'

2007-2010 > 2008 > POLITICA


(18/12/2008)


sulla 'sinistra' ... (ultima volta?)


Il significato contemporaneo di sinistra e destra risale alla rivoluzione francese: nella parte sinistra delle diverse Assemblee che si sono succedute, prendevano posto i Giacobini.

Che si consideravano i rappresentanti di quel popolo che era il vero motore della rivoluzione.

Collocandosi a sinistra spinsero la massa dei moderati indecisi a sedersi al centro e i controrivoluzionari ad occupare i posti di destra.

Poi tanta acqua è passata sotto i ponti, fino ai nostri giorni, che sembrano quasi aver perso per strada il significato originario dei due termini.

Tanto che molti ne parlano con fastidio e moltissimi non ne vogliono proprio sentir parlare.

In ogni caso, nell'attuale confusione dei ruoli e delle idee, che rende difficile distinguere tra parole d'ordine e comportamenti, credo sia utile ribadire il significato di una appartenenza.

Che non vuole essere né esclusiva né discriminatoria ma si propone come apertura aggregante per tutti coloro che sentono il bisogno di un cambiamento profondo.

Sul piano ideale essere progressisti di sinistra significa innanzi tutto essere laici, con coerenza e correttezza.

Vuol dire, poi, avere a cuore, sempre, la persona, la sua dignità e la libertà.

Una persona che, tuttavia, non va considerata in modo astratto ma inserita in una comunità.

Da questo punto di vista chi è progressista, di sinistra, deve fare in modo che tutti i componenti della società possano realizzare pienamente se stessi e, come afferma la Costituzione degli USA, possano aspirare alla felicità personale e a quella della propria famiglia.

Questo significa che ci si deve adoperare affinché, pur nel rispetto della libertà e della originalità individuali, aumenti sempre di più l'uguaglianza delle possibilità e delle condizioni.

Sul piano dell'azione politica chi è progressista di sinistra farà in modo che i principi fondamentali della nostra Costituzione e i pochi sopra elencati trovino una sempre più concreta attuazione.

Tradotto significa:
*. Tutti i cittadini devono avere di che vivere dignitosamente: devono cioè disporre di un alloggio conveniente, poter formare una famiglia e dare un futuro ai propri figli.

*. Le leggi devono essere chiare, semplici e certe in modo che il detto 'la legge è uguale per tutti' non sia una semplice formula liturgica ma una realtà. Una volta portata a termine la revisione del diritto bisognerà far sì che le leggi siano rispettate da tutti, senza eccezioni.

*. I servizi essenziali che toccano da vicino la vita dei cittadini (l'istruzione e l'educazione, la struttura sanitaria, i trasporti strategici, la gestione dell'acqua e dell'energia, la cura del territorio e dell'ambiente) devono appartenere alla comunità considerata nella sua interezza. Gestirli 'pubblicamente' non vuol dire amministrali male o in perdita; significa farli funzionare al meglio per il bene di tutti.

*. Fare in modo che tutti i tipi di lavoro siano appetibili: usando la leva fiscale e quella salariale. E nello stesso tempo far sì che ciò che è 'comune' sia gestito dalle persone più adatte e capaci. Il che implica l'abbattimento definitivo delle ultime, persistenti strutture feudali fondate sulla raccomandazione, sul familismo e sulla cooptazione.

Non è tutto ma è già qualcosa.

Ma perché ne parliamo?

Che cosa è successo?


I fatti di questi giorni raccontano di una 'tangentopoli' che chiama in causa direttamente le forze politiche che si dichiarano di sinistra.

Non voglio qui fare processi sommari: la presunzione di innocenza vale per tutti.

E in ogni caso il vulnus c'è.


Non voglio nemmeno fare della dietrologia: e tirare in ballo il solito Berlusconi che a forza di punzonare è riuscito finalmente a trovare una parte di magistratura compiacente, disposta a tirare nel fango l'avversario politico, così da far passare in secondo piano i suoi macroscopici strappi.

In ogni caso qualcosa quegli zelanti magistrati devono aver trovato e, com'è noto, la moglie di Cesare deve essere, più di ogni altra donna, al di sopra di qualsiasi sospetto.

E' successo che la sinistra progressista, in Italia, si è trovata sguarnita sul piano culturale che era un tempo un suo specifico vanto.

Molti intellettuali hanno scelto il potere, hanno scelto la ricchezza, hanno scelto il benessere materiale. Sono quelli che hanno 'tradito', per usare il linguaggio di Julien Benda.

Altri si sono ritirati in una loro torre d'avorio, letteralmente disgustati dall'empiria corrente.

I pochi rimasti sono stati messi da parte da una classe politica miope e presuntuosa.

Il ruolo degli intellettuali se lo sono assunto i politici: oltre ai compiti amministrativi si sono arrogati anche l'onere di alimentare gli ideali e di indicare la direzione.

Purtroppo per noi questi politici non solo non sono stati capaci di fungere da intellettuali ma non sono stati neppure in grado di espletare in modo soddisfacente le incombenze di amministratori.

Voglio ricordare qui soltanto due figure di politici contemporanei 'di sinistra': non perché siano i soli responsabili di tutto quel che è successo, ma perché mi paiono emblematici di una certa situazione.

Massimo D'Alema. Ha fatto di tutto per omologarsi, per farsi accettare come un politico tout court, un piccolo borghese rappresentante di un Paese 'normale'.
Si è quindi fatto riprendere come skipper a bordo della sua barca a vela; in cucina a dettar ricette; nel salotto di Vespa a conversare amabilmente dei fatti del giorno.
Ha incaricato Maurizio Costanzo di curare la sua immagine e non ha mai nascosto la sua ammirazione per Andreotti.
E così ha regalato ai giovani la precarietà come sistema di vita e li ha consolati con i posti - lavoro del Bingo.
E in un supremo sforzo di auto normalizzazione ha perfino fatto bombardare i ponti e gli ospedali di Belgrado.
Come premio voleva il Quirinale: ma la destra non dimentica, lui forse non lo sapeva, e l'hanno sprofondato nel veleno dei suoi succhi gastrici.

L'altro alfiere è Bertinotti. Il sindacalista rivoluzionario approdato alla politica con l'aureola di difensore dei camici blu, ha mostrato di trovarsi subito a suo agio nelle 'Camere' del potere.
Dopo un po' di tempo il suo arrotato fraseggio, reboante e trasgressivo, non ha fatto più alcuna impressione, solo un brivido giù per la schiena delle signore impellicciate di cui imparò subito a baciare le mani in modo impeccabile.
E poi salotti e vestiti di panno pregiato, da vero intenditore.
Imbarcò tutti nella sua Rifondazione ed arrivò al punto da definire Luxuria un grande intellettuale della sinistra.

Gran segno dei tempi!

Perseguì con ostinazione e alla fine conquistò la Presidenza della Camera: un traguardo che doveva segnare una nuova era per la sinistra.
Fu l'inizio della disfatta: la sua parte politica è stata totalmente cancellata dal Parlamento italiano.
E mentre il suo grande intellettuale approdava all'Isola dei famosi, l'ex sindacalista dichiarava di interessarsi molto dei nipotini e di frequentare l'ufficio che gli era stato riservato alla Camera dei deputati come ex Presidente.
Privilegio toccato anche, tra l'altro, ad una certa Irene Pivetti.
A quando la pesca?

Questi sono i capi, i leaders.


C'è da meravigliarsi che la sinistra dopo aver perso la maggioranza politica nazionale, dopo aver praticamente buttato via l'amministrazione della città di Roma, venga adesso coinvolta pesantemente in inchieste giudiziarie in tutto il meridione d'Italia?

C'è da meravigliarsi se Berlusconi tiene lezioni di morale e Fini pretende di insegnare a tutti che cos'è l'antifascismo?

E così la bandiera dell'intransigenza morale è nelle mani di Di Pietro che, non a caso, vede i suoi consensi crescere a vista d'occhio.

Mentre è la Chiesa che si incarica di ristabilire la verità storica sugli atti del Fascismo e di ricordare a Fini di esserne a tutti gli effetti 'uno degli eredi politici'.

A questo punto il 'rischio sparizione' non è poi così peregrino; magari non di una sparizione totale ma di una marginalizzazione cronica che, agli effetti pratici, equivarrebbe ad un inarrestabile declino.

Le cose da fare sono talmente tante che, in realtà, non si sa bene a che cosa metter mano.

Quel che è certo è che non serve recriminare.


C'è bisogno di umiltà, di onestà e di chiarezza, di consapevolezza e soprattutto di auto consapevolezza.

In particolare da parte della cosiddetta 'classe dirigente'.

Le tematiche su cui impegnarsi non mancano, basta sceglierne alcune e metterci l'anima.

Dopo aver fatto al proprio interno una pulizia radicale e, possibilmente, definitiva.

+. Precarietà. Denunciare finalmente e pubblicamente la mistificazione che ha permesso di scambiare la flessibilità con la precarietà. La flessibilità può essere una ricchezza e una valvola di sfogo; la precarietà è una maledizione e un 'furto'. Come spiega molto bene Luciano Gallino: priva il lavoratore del proprio lavoro, gli ruba la casa e la famiglia, gli porta via pure l'identità. La precarietà rischia di lacerare definitivamente il tessuto sociale: va abolita.

+. Sanità e servizi pubblici in genere. Bisogna farli funzionare perché diano al cittadino tranquillità e certezze. I 'capi' del centro sinistra non sanno che molto spesso, per il comune cittadino, la malattia è un vero e proprio girone dantesco. Non conoscono la fatica per ottenere attenzione e ascolto; non sanno che cosa sono i 'pronto soccorso'. Non immaginano la fatica, fisica e psicologica, necessaria per farsi curare. Fanno finta di non sapere che cos'è la burocrazia.

+. Salvaguardia del territorio e dell'ambiente. La situazione del nostro territorio è precaria da sempre, ma l'incuria dei governanti l'ha resa addirittura disperata. Basta una pioggia per isolare interi paesi, per mettere a rischio grandi città, per mandare in tilt l'intero sistema dei trasporti. Altro che ponte sullo stretto o grandi opere! La vera grande opera cui mettere mano da subito è la messa in sicurezza del nostro territorio. Nei confronti degli eventi naturali e contro gli attacchi che arrivano dalla speculazione cementizia.

+. Energie. Affrontare per le corna il problema dell'energia. Si sta riparlando della costruzione di centrali nucleari e non si è fatto niente o quasi sugli altri versanti. Paesi nordici come la Germania o la Danimarca sono molto più avanti di noi nello sfruttamento dell'energia solare. E' possibile? Sì, è così. A Roma, nell'ultimo ventennio, sotto le amministrazioni di centro sinistra, sono stati costruiti dei quartieri enormi, grandi quanto delle città: davvero non si poteva imporre che quei palazzi montassero tutti dei sistemi fotovoltaici? Eppure sono molto pochi quelli che ne sono dotati, anche se c'era già tutta la coscienza della necessità e dell'urgenza.

Quel che c'è da fare è chiaro.


Dovrebbe farlo la sinistra ma non so se ne avrà la capacità, la forza e la voglia.

Se non lo farà scomparirà.

Spero, almeno, che lo faccia qualcun altro.

Anche se non si chiamerà più sinistra.


'Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus' scrive Umberto Eco, parafrasando un noto verso del monaco benedettino Bernardo Morliacense.

La gente, tuttavia, è stanca di 'nomina': si tratti pure del termine 'sinistra'.

Non sa più che farsene.

Vuole comportamenti: solo fatti.



















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