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a rivederci

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(22/12/2008)


a rivederci al 2009



Non ci sono molti motivi per ricordare con gioia questo 2008.

Lasciando da parte la storia personale che sicuramente avrà offerto a qualcuno di noi anche occasioni di distensione e di serenità, per il resto è meglio invocare l'oblio.

Lungi da me riandare a tutto ciò che di negativo l'umanità ha prodotto: sarebbe masochismo allo stato puro.

Preferisco pensare all'elezione di Obama, uno dei pochi elementi positivi di questo difficile 2008.

Non so, francamente, che cosa il Nostro potrà fare, che cosa, in concreto, gli lasceranno fare gli apparati.

Ma è certo che parte con un notevole carico di aspettative. E di speranze.
Determinate in parte, dalla 'meschina' e improvvida presidenza cui si appresta a dare il cambio. Ma sicuramente suscitate anche da ciò che ha saputo dire, da come l'ha detto.

E se pensiamo a ciò che abbiamo schivato non c'è che da rallegrarsene.

Ricordate Sarah Palin?



Il futuro?

Dicono che potrebbe essere anche peggiore.

E lo dicono proprio coloro che fino a poco tempo fa avevano tranquillamente affermato che la crisi non avrebbe nemmeno sfiorato le condizioni di vita reali della popolazione.

Gli stessi che, anziché gettarsi a capofitto a risolvere gli assillanti problemi che angustiano la nazione e ad escogitare strategie vincenti per far ripartire l'economia, continuano a inventare emergenze fasulle, ad agitare spauracchi, a ingigantire contingenze.

E quindi tutti a parlare di riforma della giustizia, di presidenzialismo, di federalismo.

Un'operazione pensata a tavolino per: mettere il bavaglio ai magistrati; concentrare ancora più potere di quello attuale nelle mani di una sola persona; spaccare di fatto il Paese, permettendo alle regioni più ricche di arricchirsi ancora di più, abbandonando a se stesse quelle più povere.

L'unica riforma di cui ci sarebbe veramente bisogno è quella della giustizia: per snellire procedure e processi e far camminare il mastodontico apparato che sembra ormai immobile e ripiegato su stesso.
Per far sì, insomma, che ci sia veramente giustizia per tutti.
Non certo per rendere i potenti ancora più impuniti di quanto già non lo siano.

Potrebbero realizzare la riforma delle due Camere: a parole sono tutti d'accordo a ridurre drasticamente il numero dei parlamentari.

Perché non la fanno?

Visto che comporterebbe un risparmio notevole per le casse dello Stato.

Perché non aboliscono le province? Che succhiano danaro pubblico senza essere di alcuna vera utilità.

Perché non riformano dalle fondamenta la Pubblica Amministrazione abbattendo privilegi e snellendo tutte le sue procedure?

Ci sono riforme che potrebbero essere realizzate anche subito: troverebbero il consenso pressoché unanime di tutti i cittadini.

Migliorerebbero la vita di privati ed imprese e comporterebbero un risparmio notevole per il pubblico erario.

E invece non si fanno perché andrebbero ad intaccare quel sottobosco politico fatto di 'nani e ballerine' (spesso anche di malavitosi) che gira intorno a loro.

Questo è il solo motivo per cui non si fanno.




La crisi è pesante, ne sentiamo tutti l'alito pestilenziale.

A mio modo di vedere possiamo uscirne in tre modi diversi.

*. Vivacchiando alla giornata, tirando avanti all'italiana, tra chiacchiere, colpetti d'anca, baruffe da cortile, urla e spintoni.
Rinviando tutto allo stop successivo. Nella speranza che non ci sia mai una resa dei conti definitiva. Come all'OK Corral, per intenderci.

*. Con uno scoppio rivoluzionario. O con sommosse popolari violente ed improvvise.
A dire il vero le rivoluzioni vere e proprie, come notava Gramsci, non sono nel nostro DNA.
Noi siamo il popolo dell'assalto ai forni, dei boia chi molla di Reggio, di Cola dei Rienzi e di Masaniello.
E' un esito che non mi auguro perché sarebbe catastrofico e tragico per tutti.
E non è detto che migliorerebbe la situazione.
Ma è certo che quando la cancrena arriva al midollo tutto è possibile.

*. Riscoprendo razionalità e solidarietà.
La razionalità ci servirebbe per individuare, affrontare e risolvere le vere emergenze da cui siamo afflitti.
Prima tra tutte quella economica.
In secondo luogo la salvaguardia del nostro territorio: che non riesce più a far fronte alle contingenze meteorologiche ed è letteralmente stuprato dall'azione dell'uomo.

La solidarietà è indispensabile per ritrovare il senso della comune appartenenza e per sentirci tutti partecipi dello stesso destino.

L'esempio deve venire chiaro e forte dall'alto, dalle stanze del potere.
A cominciare dalla casta dei politici che devono cominciare ad eliminare gli sprechi, a pagare i manager in ragione delle risorse e dei risultati acquisiti, a ridurre drasticamente il costo di tutti gli organismi politici, gli onorari degli alti burocrati, degli alti magistrati, delle gerarchie militari …

Dopo si potrà anche chiedere alle donne di andare in pensione un po' più tardi o al lavoratore di rinunciare ad una parte del suo salario (tenendo presente che, spesso, è ad un livello di pura sussistenza).

Ecco: saluto il 2008 con gioia e senza rimpianti. A mai più.

Mi auguro che il 2009, se non sarà in grado di portarci razionalità e solidarietà, ci aiuti almeno a ritrovare il buon senso e un minimo di empatia.

Senza di che rimangono le prime due ipotesi. Cui non voglio nemmeno pensare.

Quanto a me riprenderò nel nuovo anno, visto che il corrente mi lascia con l'influenza.

Con il proposito, più volte fatto e mai mantenuto, di guardare meno alla quotidianità e di più a tutto il resto. Che non è poco.

A rivederci a tutti!
























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