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agosto

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


venerdì 6 agosto 2010

agosto



'Agosto, moglie mia non ti conosco', recitava un vecchio proverbio maschilista.

(Che può anche essere facilmente modificato in 'marito mio' o, più generalmente, in 'partner mio').

Agosto una volta era il mese classico della vacanza, generale e generalizzata.

Adesso le cose sono un po' cambiate: si va in vacanza anche in giugno e in luglio, per non parlare di maggio e settembre.

E c'è chi, per il proprio riposo, sceglie un qualsiasi altro mese dell'anno.

Ce ne accorgiamo quando, a seguito di un imprevisto o di un qualche incidente, si parla di nostri connazionali in vacanza ai tropici o in estremo oriente: in novembre o in febbraio.

Sia come sia, agosto è rimasto un mese un po' particolare: un mese di chiusure, di rilassamento, un periodo si svuotamento, di mancanza e di assenza.

E' un mese in cui, si sa, certe cose non si possono proprio fare: non solo non si possono pretendere ma addirittura non si devono nemmeno chiedere.

E' tuttavia un periodo in cui, soltanto, si riescono a fare certe altre cose, difficilissime da concretizzare in altri momenti dell'anno: penso a certi interventi chirurgici, ad esempio.

Chissà perché, ma è sicuro che certe operazioni si possono fare solo se si è disposti ad affrontarle nel mese di agosto.

A parte queste spiacevoli contingenze,
ad agosto si possono fare le esperienze più diverse: si può per esempio venire sommersi dalle calche più rumorose, essere 'idiotizzati' dagli animatori delle spiagge e dei villaggi turistici o cedere alle suggestioni delle sagre e delle mille 'celebrazioni' del periodo.

E si possono anche
vivere momenti di profonda solitudine, sperimentare l'introspezione più vera e radicale, perdersi negli arzigogoli più incontrollati e ramificati della mente.

Ad agosto si possono prendere le decisioni più strane e radicali: si può, per esempio, buttare all'aria un'intera vita di famiglia e decidere di non voler più vedere né moglie né figli per darsi anima e corpo ad una nuova, eccitante avventura; si può dare un taglio alla propria vita professionale e di mondo per fuggire a vivere in montagna, tra boschi e torrenti, in mezzo a mucche e pecore, lontano dagli umani e dalle loro insopportabili sofisticazioni.

E si può anche decidere di non decidere per continuare in un ménage logoro e stantio, deprimente e vagamente angosciante ma tutto sommato rassicurante, soprattutto nei confronti di alternative improvvisate e non del tutto convincenti.

In definitiva si può fare di tutto ad agosto, più che in qualsiasi altro mese dell'anno e si può anche non fare assolutamente niente, meno che in qualsiasi altro periodo.


Forse è meglio non fidarsi di agosto, forse è bene rinviare a settembre le decisioni agostane così come sarebbe auspicabile riuscire a intraprendere, ad agosto, quelle iniziative che non si riescono a realizzare in nessun altro periodo dell'anno.

Per quanto mi riguarda, dato che il break vero e proprio lo faccio a luglio e visto che rifuggo da assembramenti e fiere di ogni tipo, ad agosto mi ritrovo spesso a fare i conti con la prima parte dell'anno appena trascorso, a programmare la restante, a riflettere sullo stato delle cose presenti, a fare confronti e paragoni, a coltivare speranze, a esprimere desideri, ad anticipare eventi, a deprecare situazioni, a immaginare scenari …

Insomma
a fare tutto ciò che uno ad agosto non dovrebbe proprio fare, visto che c'è tutto il resto dell'anno per rovinarsi la vita con le proprie mani.

Ma tant'è: se uno è fatto in un certo modo, che deve fare?


Esattamente quello che gli riesce meglio, esclusivamente ciò che si sente di fare, anche a rischio di essere vigorosamente rimbrottato, di venire commiserato con sublime degnazione.

E' vero:
bisognerebbe sapersi astrarre, innalzarsi al di sopra del banale rincorrersi degli eventi di superficie, essere capaci di andare in profondità, di cogliere l'essenziale e il sostanziale e di quello vivere.

Ma non è sempre facile e forse non è nemmeno auspicabile.


Forse non è del tutto 'legittimo' chiamarsi fuori dal proprio tempo, abbandonarlo a se stesso per vivere per (di) qualcosa che non c'è.

L'alternativa è la televisione che della superficie ha fatto il suo motivo si esistere, il suo stile di vita.

Ma se la televisione non offre, durante l'anno, un gran che di valido, ad agosto è ancora più avara, ancora più ricca di volgarità e di idiozie, più piena di niente.

A meno che non ci si voglia, anche in piena estate, deliziare con la sconcezza di una politica che qui da noi ha toccato da tempo il fondo della protervia e dell'insipienza.

Meno male che c'è Internet: con la sua corte dei miracoli, con le molteplici possibilità di scelta e, soprattutto, con l'opportunità di mantenere in vita rapporti altrimenti impossibili.

Tra rifiuti, esclusioni, rigetti, fughe e negazioni, agosto rischia di trasformarsi nel mese più angosciante dell'anno, nel mese della noia, dello svuotamento, della perdita di senso, della banalità e dell'inconcludenza.


Un mese così può anche diventare pericoloso, in modo particolare per i rapporti umani.

Individui annoiati, svuotati, irritati o anche solo stizziti possono buttare a mare un'amicizia decennale, troncare un rapporto che sembrava non dover finire mai, mandare a quel paese le persone più care e intime, buttarsi in qualche strampalata esperienza che, in altri periodi, non avrebbero nemmeno preso in considerazione.

Allora forse è meglio stordirsi, ad agosto, frequentare tutte le sagre della zona, battere spiagge e locali fino a notte fonda, fino a crollare per il sonno, per ricominciare il giorno dopo appena ritemprati.

Settembre arriverà in ogni caso per tutti.

Tutti lo malediranno a gran voce.


Molti dovrebbero riconoscere, in cuor loro, che il suo arrivo è una liberazione e che se ha un torto è quello di aver troppo a lungo temporeggiato e di non essersi presentato prima.



















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