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albatros

2007-2010 > 2008 > STILLE


(27/10/2008)


ALBATROS


L'albatros è uno dei più grandi uccelli viventi.

E' lungo 120 centimetri ed ha una apertura alare che può arrivare fino ai 3,5 metri.

Pur essendo in grado di nidificare già a 3 - 4 anni, non si riproduce prima dei 7-8.

Gli albatros sono monogami, crescono un figlio ogni 2 anni e possono vivere fino a 30 anni.

Allevano sempre e solo un pulcino per volta: lo nutrono per nove mesi finché non impara a volare e ad alimentarsi da solo.

A parte il tempo impiegato sulle rocce per sostentare il piccolo, per il resto della loro vita gli albatros vivono in mare, quasi sempre in volo, a volte posati sul pelo dell'acqua.

Trascorrono sopra gli oceani più del 90% della loro esistenza.

Volano come un aliante, per ore e per giorni, sfruttando i venti e le correnti.

Possono coprire in un sol giorno una distanza pari a 500 km.

Gli scienziati hanno monitorato alcuni albatros ed hanno scoperto che possono circumnavigare la Terra in 46 giorni.

Quando sono in volo gli albatros non battono le ali: le tengono bloccate riducendo al minimo il dispendio di energie.

Non si tratta quindi per loro di volare, quanto di planare, di librarsi e di lasciarsi trasportare dai venti.

L'albatros vive lontano dai consessi umani: nidifica su impervie ed inaccessibili scogliere, trascorre la maggior parte della sua vita in volo sopra le acque.

Eppure più di 15 specie di albatros rischiano l'estinzione.

A causa, soprattutto, della 'long line fishing', un tipo di pesca industriale praticato negli oceani.
Un grosso peschereccio solca le acque trascinandosi dietro dei cavi di acciaio lunghi fino a 100 km.
Su questi cavi sono disposti a distanza ravvicinata degli ami con esche ai quali abboccano pesci di tutte le dimensioni, tartarughe, mammiferi e molti uccelli marini.
Questo tipo di pesca sta svuotando gli oceani e annega centinaia di migliaia di volatili.




Riflettendo sulla vicenda umana di cui siamo protagonisti, il mio pensiero è andato all'albatros.

Baudelaire
(*) lo definisce 'roi de l'azur' e 'prince des nuées' (re dell'azzurro e principe delle nuvole).

L'albatros è per lui l'immagine del poeta: potente e vigoroso nel suo mondo di parole, di immagini, di sentimenti; maldestro, vergognoso e impacciato nelle incombenze della vita quotidiana.


L'albatros e la 'long line fishing'.

L'albatros e i marinai che lo tormentano con i loro mozziconi accesi.

Sono le due facce dell'umanità.

I due lati della nostra medaglia.



C'è un'umanità fatta di vecchi, logori e incattiviti marinai che non provano più sentimenti, che covano solo rancore e odio, che coltivano solo livore ed invidia, che aspettano rivincite e rese dei conti, che stringono con forza tra le dita ossute privilegi e vantaggi, che non sanno guardare più in là della loro ombra, che non vogliono gettare lo sguardo al di là dei loro piedi.

E c'è un'umanità afflitta e sconsolata, ferita e deturpata, come l'albatros catturato e costretto a reggersi sulle incerte tavole del peschereccio: un'umanità condannata alle privazioni e alla sofferenza, colpita a morte nella sua dignità, spogliata dei più elementari diritti, murata viva dentro i suoi bisogni vitali e le necessità più essenziali.


E poi ci siamo noi con la nostra corporeità impacciata e greve, piantati dentro una vita quotidiana fatta di fatiche e di conati.

Non si tratta qui di ripetere il solito piagnisteo: a volte possiamo concederci delle piccole gioie, ci sono permessi dei momenti di svago, ci sono pur date delle soddisfazioni.

A patto che non guardiamo più in là del nostro naso, che rinunciamo a riflettere sugli accadimenti che ci riguardano: perché scopriremmo di essere governati da una 'classe' politica senza intelligenza né anima; perché dovremmo prendere nota di quanto sia avido e miope il 'ceto' dominante.

E allora, spalanchiamo i cancelli della nostra mente e tronchiamo le catene che tengono avviluppati i nostri sentimenti: c'è un albatros anche dentro di noi, pronto a solcare gli oceani, a librarsi sopra le nuvole, a farsi cullare placidamente tra terra e cielo.

L'albatros sono i nostri desideri, è l'immaginazione e la fantasia, sono gli slanci e le tensioni: è tutto ciò che riusciamo a proiettare al di fuori e al di là della mesta routine, per farlo volare alto, per farlo correre lontano.



Cerco di convincermi che non ci sono più marinai che si divertono a tormentare un povero albatros appiedato.

Spero che le 'fishing line' siano sempre meno lunghe e micidiali.


Mi auguro che gli albatros possano continuare a volteggiare, portati dai venti e nutriti dal mare.

Che possano continuare a sfidare le tempeste e a puntare diritti verso il cielo.


Mi piace pensare che esiste un essere vivente affrancato dalla gravità terrestre e dalla pressione delle acque, in grado di trascorrere la maggior parte della sua esistenza nella più assoluta indipendenza, libero di seguire il capriccio dei venti, di confondersi nel chiarore dell'atmosfera.

Il re dei venti, abile nello scrollarsi di dosso le pesantezze di cui l'umanità ha ingombrato il pianeta per assorbirne, invece, in presa diretta tutta la sua infinita bellezza.

Il dominatore dei cieli, che esiste solo per volare, per lasciarsi trasportare, per fondersi ed essere tutt'uno con il vento.

Il padrone delle tempeste, capace di portare sulle sue ali tutto il nostro immaginario, tutta intera la nostra voglia di dimenticare, di non guardare, di lasciarci cullare all'infinito.

Desideroso solo di andare: non per fuggire o per correre da qualche parte, ma solo per andare, planare e basta, nell'azzurro dei cieli, dentro la densità impalpabile delle nuvole, sfiorando gli spruzzi degli oceani sconfinati.


Lunga vita a te, possente metafora dell'anima: che tu possa star lontano dagli uomini in carne ed ossa per continuare a portare in giro per il mondo il nostro spirito inquieto e appassionato.

Quando tu anneghi anche una parte importante di noi va persa per sempre.

Devi vivere, perché anche noi possiamo continuare a vivere.



(*)

Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage
prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
qui suivent, indolents compagnons de voyage,
le navire glissant sur les gouffres amers.


A peine les ont-ils déposés sur les planches,
que ces rois de l'azur, maladroits et honteux,
laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
comme des avirons traîner à côté d'eux.


Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid!
L'un agace son bec avec un brûle-gueule,
L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait!


Le Poëte est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
exilé sur le sol au milieu des huées,
ses ailes de géant l'empêchent de marcher.



















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