ACRONIA


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amichevoli pruriti

2007-2010 > 2007 > VARIO

(08/11/2007)

In visita ad una cara, simpatica amica.
Ci conosciamo da parecchi anni, non da una vita.
Ho un passato che lei non conosce.
Che tengo tutto e solo per me. E per i miei cari.
Non che sia particolarmente significativo.
Scandaloso o pruriginoso.
No. Anni anonimi, come quelli di tanti altri.
Non mi va di stendere fuori dal balcone le lenzuola,
nè la mia biancheria intima.
Che cos'hanno?
Niente.
Ma sento di dover fare così.
Ero totalmente all'oscuro del suo passato:
adesso lo conosco per quel tanto che lei stessa mi ha raccontato.
Eventi meravigliosi, circostanze esaltanti, legami di peso,
intrecci di livello, situazioni straordinarie, contingenze spettacolari.
I miei trascorsi le restano arcani.
Dopo aver tentato invano, più volte, di forzare i miei bronzei,
immobili portali, oggi, mentre mi intrattengo con suo marito sul significato del volo degli uccelli, mi aggredisce per interposta persona.
Titilla mia moglie, la mette a suo agio, la stuzzica, la addolcisce con un liquore amabile; usa prima una pinzetta, poi una lima quindi una forcina.
E dato che mia moglie è, se possibile, ancora più corazzata di me,
alla fine brandisce un vero e proprio piede di porco e, non contenta,
lancia una micidiale srapnel.
Niente.
Resta mio figlio, giovane e ignaro delle mille strade che portano all'intimità. All'oscuro anche delle mie idiosincrasie. E, soprattutto, indifeso di fronte alle arti di una matura signora per bene che sa cosa vuole, sa dove arrivare e come.
Mi salva l'innocente ignoranza: mio figlio non ha molta dimestichezza con il mio passato.
Essendo cresciuto con noi, non ha mai nutrito particolari curiosità.
Si è sempre accontentato di quanto detto e sentito.
In più, non essendo per carattere votato ad indagini da anatomo patologo, ha dimenticato molto di ciò che ha ascoltato.
Giace affranta, adesso, esausta e contrariata per non aver saputo imitare Ulisse e violare le porte Scee.
La guardo con tenerezza ed irritazione.
Cara amica, cura i tuoi pruriti se tieni all'amicizia.
Perché vuoi sapere di me più di quanto ti ho rivelato?
In fondo la tua ignoranza e la mia più estesa conoscenza
si equivalgono.
Io conosco quel passato che tu hai rielaborato ed affinato in anni e anni di rivisitazioni.
Che hai filtrato e sistemato lungo torrenti di conversazioni.
E' come se non conoscessi niente.
Tu ignori quasi tutto del mio.
Forse è il mistero che ti arrovella.
Non hai voluto conservare il tuo.
Non hai saputo resistere alla tentazione di sminuzzarlo in tanti
bon bon.
Per stare sempre al centro della compagnia.
Luci della ribalta e mistero non vanno a braccetto.
Hai le prime, lasciami il secondo.
Per quello che vale.

















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