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anche la Sardegna ...

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(17/02/2009)


SARDEGNA


Ebbene sì, anche la Sardegna ha detto sì al grande divoratore.

Io ho seguito la campagna elettorale da Roma e posso rilevare quanto segue.


+)

L'inossidabile vincitore ha buttato nella campagna elettorale sarda tutto il suo peso.

Troppo grandi sono i suoi interessi in quell'isola perché potesse permettersi di perdere.

E così, da dopo le feste, si è praticamente trasferito nell'isola.

Da dove si è servito di tutto pur di attirare, continuamente, l'attenzione su di sé.

Ha usato il suo giocattolo, il Milan, con le telenovelas di Kakà e Beckham; ha maramaldeggiato con il sondino di Eluana infierendo in maniera ignobile su suo padre; ha tirato in ballo la Costituzione mimando un attacco al Presidente Napolitano; ha buttato nella mischia vescovi e cardinali …


+)

Il grande giocatore, quando sono in ballo i suoi interessi, non va tanto per il sottile.

Offende, minaccia, urla, chiama a raccolta, impreca: spreme in diretta tutte le sue passioni, libera tutta la sua volgarità pur di portare a casa il risultato.

Poi verranno le querele: a quelle ci penserà la schiera dei suoi avvocati, che sono tutti in Parlamento, sul libro paga del popolo italiano.

E se ci sarà qualche ammenda da pagare, sarà sempre poca cosa rispetto al bottino incamerato.


+)

Quel che più sconcerta è l'unanimità dei media a suo favore.

Per giorni e giorni tutte le sue televisioni (3 + 3) non hanno fatto altro che trasmettere i suoi proclami dalla Sardegna.

Riportavano ogni sua mossa, enfatizzavano ogni suo respiro.

Senza che mai una volta, dicasi una, venisse concessa a Roberto Soru la possibilità, non dico di replicare , di precisare o di esporre il suo punto di vista, ma nemmeno di svelare le menzogne o di rigettare le ingiurie e le contumelie.

Quel che è più grave è che lo stesso comportamento hanno tenuto i grandi giornali nazionali (non parlo, naturalmente dei fogli di famiglia tipo Il Giornale o Libero, ma di Repubblica, del Corriere della Sera, della Stampa).

Su Repubblica.it, ad esempio, lo spazio a destra che riporta le notizie in diretta, a volte era completamente occupato (cinque su cinque) dalle dichiarazioni del padrone della pubblicità. Mai un trafiletto per Soru che, almeno ogni tanto, avrà pur detto qualcosa.

Il padrone dettava le notizie, i tempi, le scansioni: TUTTI eseguivano.

Che si vuole di più?




+)

L'opposizione.

C'è ancora una opposizione in Italia?

C'è in questo momento?


Ci sono degli oppositori, più o meno efficaci, Antonio Di Pietro è uno di questi: ma un'opposizione degna di questo nome si può dire che non c'è.

Dovrebbe essere rappresentata dal Partito Democratico ma purtroppo, quella forza politica, adesso, è talmente dilaniata al suo interno, talmente divisa nelle prese di posizione più qualificanti da non essere in grado di arginare alcunché.

Le tensioni e le contrapposizioni che connotavano anche l'Ulivo, anziché indebolirsi o sparire, come qualcuno aveva sperato, si sono ingigantite ed esasperate: tanto da ridurre l'intero organismo all'impotenza.

Che la debolezza sia delle forze politiche di opposizione, del PD in particolare, è dimostrato proprio dai risultati delle regionali sarde: il PD ha perso più del 10% mentre il perdente Soru ha comunque capitalizzato un risultato molto migliore della coalizione che lo ha sostenuto.


+)

Berlusconi e tutti i suoi aiutanti hanno imparato la litania: è il popolo sovrano che lo vuole.

Ce la ripetono ogni minuto e in tutte le salse.

Per dire, naturalmente, che siamo alla massima espressione della democrazia.

Ce lo viene ad insegnare anche chi, fino all'altro ieri, andava in giro con il braccio alzato e la mano tesa, in ricordo di un regime che in fatto di democrazia ha dato l'esempio al mondo intero.

In ogni caso tutti sanno che questo riferimento al popolo non necessariamente è espressione di razionalità e di valori umani alti e irrinunciabili.

Ha cominciato Napoleone con i plebisciti e ha poi continuato Napoleone III°: ottenevano più del 90 % dei consensi. Dal popolo.

Ma nessun storico considera quei pronunciamenti popolari espressione di vera democrazia.

La pratica è stata poi continuata e perfezionata dai regimi totalitari del novecento.

Si dirà: in tutti quei casi non mancava la coercizione, il popolo era in qualche modo costretto.

Chi ha letto gli scritti di Horkheimer e di Adorno, in particolare la Dialettica dell'Illuminismo scritta addirittura negli anni 40 del '900, sa che il potere contemporaneo ha altri strumenti, non meno efficaci della violenza, per condizionare il popolo.

'L'industria culturale' è il titolo di uno dei capitoli della Dialettica appena citata: illustra come, attraverso gli svaghi, le attività culturali, l'informazione, i programmi di divertimento si riesce ad azzerare la capacità critica delle persone e a manipolare a piacimento le coscienze.

E' tutto scritto, sta là da decenni, eppure si è permesso che una persona con la sua cricca si impadronisse, completamente, di quell'industria e la usasse a proprio esclusivo vantaggio.

Le conseguenze 'democratiche' di questa miopia stanno sotto gli occhi di tutti.

Uscirne e riconquistare una autentica democrazia non sarà facile.

Non so se sarà un coccodrillo a spaccare alla fine il grosso serpente (ricordate le immagini che qualche tempo fa hanno imperversato in Internet?) o se sarà il classico granellino di sabbia ad ingrippare il motore.

Personalmente non vedo all'orizzonte né il coccodrillo né, tanto meno, il granello di sabbia.

(C'è da sperare che io sia miope).




+)

La Sardegna.

L'isola si godrà, adesso, tutta la capacità organizzativa e realizzatrice del grande maliardo.

Sperimenterà sulla propria carne viva, in corpore vili, la robustezza dei suoi appetiti.

Diventerà un anello di cemento che racchiuderà al suo interno soltanto le rocce più inaccessibili?

Non lo so: mi auguro di no.

Ma potrebbe capitare e se succederà bisognerà semplicemente dire che è il popolo ad averlo voluto.

E' la Sardegna che ha scelto di morire come luogo della Natura per entrare definitivamente nella modernità del vetro - cemento.













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