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ancora sui giovani d'oggi ...

2007-2010 > 2009 > FLUTTUAZIONI


03/12/2009



i giovani d'oggi ...



Sui giovani del nostro tempo ho già scritto tre post due anni fa ( 1, 2, 3 ) e, per la verità, non ho molto da aggiungere.

Sono gli eventi che si succedono, le contingenze sempre diverse e incalzanti, che costringono a nuove prese di posizione.

Il clima generale in cui viviamo non è molto cambiato, da allora: vorrei dire che è peggiorato, se non temessi di essere additato come un inguaribile pessimista.

Di nuovo, dal novembre 2007, ci sono almeno
2 eventi importanti, che nemmeno Pangloss potrebbe giudicare positivi: *) la crisi economica, nella quale siamo tuttora invischiati e nessuno sa fino a quando; *) il nuovo governo Berlusconi: che ci ha riportato all'ossessiva pretesa di tenerci tutti inchiodati, fino alla morte (sua? nostra? generale? …), all'andamento degli affari suoi (di lui, naturalmente).


Per il resto siamo calamitati dalle solite marcescenti contingenze che hanno avvelenato l'aria che respiriamo al punto da non suscitare più in noi che un annoiato sbadiglio.

+. La mafia e le altre organizzazioni malavitose dominano incontrastate su parti consistenti del territorio nazionale: non disdegnano di ricorrere a delitti efferati e sconvolgenti; si servono, per le loro imprese, anche dell'appoggio e della connivenza di personaggi che ricoprono importanti incarichi pubblici.

+. L'ambiente in cui viviamo, che è uno dei beni più preziosi di cui disponiamo anche in chiave economica, viene sempre più deturpato: le recenti normative relative all'edilizia, permettono nuove e ancor più deleterie colate di cemento che guasteranno città e paesi in modo irreparabile.

+. La corruzione e l'appropriazione indebita di ricchezza pubblica continua come e più di prima. L'ultima 'scoperta' riguarda l'ex responsabile dei parchi e dei giardini del Quirinale, tal Luigi Tripodi, che avrebbe sottratto alle casse pubbliche non meno di 4 milioni di euro. Tra l'altro il signor Tripodi, guarda caso, è nipote di quel Gaetano Gifuni che è stato dal 1992 al 2006 segretario generale della Presidenza della Repubblica accumulando nella sua persona un tal numero di appannaggi e onorari da suscitare più di un'inchiesta giornalistica.

+. Allo stesso modo si mantiene intatta la voracità dei politici che, nonostante il gran blaterare e la dura crisi economica, continuano a riservarsi emolumenti e privilegi da favola. Ricordo solo un dato, per tutti: un consigliere regionale (dicasi consigliere regionale, non assessore, non presidente, non ministro e nemmeno parlamentare nazionale) del Piemonte porta a casa 16.630 euro netti al mese.
Vi pare?
E' uno scandalo, uno tra i tanti, ma è proprio così.


Naturalmente non è di questo che voglio parlare: trattasi di questioni che riguardano tutti, non solo i giovani.

Ritorno, invece, al punto di partenza perché sollecitato da
altre recentissime notizie.

#)

Il Fondo Monetario Internazionale
(FMI) ha pubblicato un documento in cui evidenzia come, a fronte di una crisi che sembra stia passando, c'è una disoccupazione che va sempre più aumentando.

L'allarme è confermato anche dal Consiglio europeo che prevede per il 2010 altri 6 milioni di nuovi disoccupati.

Se pensiamo che in Europa i disoccupati sono già 22 milioni, il quadro è quasi completo.

Il
quasi riguarda in modo particolare i giovani: infatti nel numero dei disoccupati non sono compresi tutti coloro che sono impiegati part time (per tre mesi e poi chissà); quelli che pur di raggranellare qualche euro per sopravvivere sono costretti ad aprirsi una partita IVA; coloro che, esasperati dall'interminabile e vana ricerca, hanno addirittura rinunciato a cercare un'occupazione; tutti i giovani che non sono disoccupati per il semplice fatto che non hanno mai avuto alcuna occupazione e sono in cerca della prima.

Se facciamo il conto complessivo a che cifra arriviamo?

E di fronte a questi dati, che cosa significa che la crisi è passata?

Che il peggio è alle spalle?

Una presa in giro?


#)

'La Repubblica' ha pubblicato nel suo sito
un'inchiesta condotta tra 800 giovani, relativa alle loro condizioni lavorative e alle contingenze psicologiche che le accompagnano.

E' emersa
una situazione generale quasi tragica: giovani alla disperata ricerca di un lavoro che non c'è; laureati intrappolati nel miraggio degli stages o palleggiati da un master a pagamento a un dottorato senza borsa di studio; giovani architetti e avvocati che lavorano dieci ore al giorno negli studi di noti professionisti a zero euro; piccoli imprenditori alle prese con affari che non decollano e con debiti schiaccianti ; … … …

Le analisi dei giovani sono spietate, le loro parole sono rabbiose, i giudizi drastici e senza appello.

I sentimenti più comuni sono l'indignazione, l'avvilimento, la collera e il disincanto.

Molti si dicono pentiti per avere dedicato tanto del loro tempo allo studio e alla specializzazione.

Tanti giovani hanno cambiato regione, nella speranza di dare una svolta alla loro esistenza: sono andati incontro a mortificazioni atroci e a disillusioni cocenti.

Naturalmente, i giovani se la prendono con il mondo intero, soprattutto con quegli adulti che li hanno coccolati e bamboleggiati fin quasi alle soglie della maturità per poi abbandonarli senza alcun preavviso sull'orlo di un baratro senza futuro.

E' una visione cupa e disperata, lontana anni luce dal mondo che la televisione si ostina a propinarci, che fa a pugni con la realtà edulcorata e 'ridanciana' che l'innominabile è solito ammannire nei suoi raduni.


#)

Il signor
Pier Luigi Celli, ex direttore generale della Rai e attuale direttore generale della LUISS (Libera Università internazionale di Studi Sociali Guido Carli di Roma), ha scritto una lettera aperta e accorata al proprio figlio (23 anni, iscritto alla specialistica di Ingegneria meccanica, alla Sapienza di Roma) invitandolo, una volta laureato, ad abbandonare l'Italia e a cercar fortuna in un Paese straniero.

In quelle nazioni in cui, a differenza di quanto succede da noi, il merito, le capacità, la preparazione e l'impegno sono ancora tenuti in considerazione.

Il figlio ha risposto, sempre pubblicamente, che sì, qualche anno all'estero se lo farà, magari per specializzarsi, ma che poi cercherà in ogni modo si trovare il suo posto in Italia.

Si dice in ogni caso aperto e disponibile anche a soluzioni diverse: dipende da come evolveranno le cose, una volta laureato e specializzato.


Ora, rispetto allo
scritto del signor Celli, bisogna dire che è quanto meno inopportuno: se ciò che scrive è grosso modo condivisibile in quanto fotografa il punto di degrado cui è ormai giunto il nostro Paese, non è tuttavia accettabile che un tale invito provenga proprio da lui.

Avrei potuto scriverla io, quella lettera o le altre migliaia di padri par mio: gente che non ha alcuna entratura e che è totalmente al di fuori del sistema delle 'amicizie' e delle 'collusioni' di cui invece il signore in questione è certamente membro effettivo.

La mia idea è questa: fino a non molto tempo fa la LUISS offriva agli studenti, in cambio di rette piuttosto pesanti, una preparazione di grande profilo che, in qualche modo, garantiva ai giovani, una volta laureati, un sicuro inserimento nel mondo del lavoro.
Tutto questo non può più essere promesso dalla prestigiosa libera università né tanto meno mantenuto.

Allora
Celli, direttore generale, dice ai giovani (il figlio è la 'donna dello specchio', in un certo senso): continuate a iscrivervi alla LUISS e a pagare le sue salate rette ma per il dopo non aspettatevi niente, almeno in Italia.
Noi vi prepariamo, ma per ottenere i riconoscimenti che meritate dovete espatriare.

Tutto questo l'ho afferrato leggendo la risposta del giovane Celli, che sembra aver capito il vero obiettivo del padre.


Il presidente
Napolitano, dal canto suo, quasi rispondendo all'invito rivolto ai giovani dal direttore generale della LUISS, ha affermato: 'possiamo far crescere il nostro Paese all'altezza delle conquiste delle società contemporanee più avanzate'.

Ha lanciato un
messaggio di speranza che non si sa se corrisponde effettivamente al suo pensiero o se è legato ai suoi doveri di ufficio.




Gli input che la cronaca ci mette sotto il naso non sono certo esilaranti, tenendo anche conto del fatto che non ho preso in considerazione tanti altri aspetti del nostro presente, ugualmente poco edificanti.

E tuttavia io penso che non ci si debba abbattere oltre il lecito.


Non si può abbandonare lo scudo e darsi a gambe levate: le donne di Sparta preferivano piangere i loro uomini morti, piuttosto che saperli vivi e vigliacchi.

E nemmeno serve barricarsi nella stanza a smanettare al vento o seppellirsi dentro il letto o, ancora, murarsi vivi dentro la cuffia dell'iPod.


Non è di grande aiuto neanche imprecare contro il destino baro e crudele o inveire contro le generazioni precedenti, che non hanno saputo mettere in piedi, per i loro figli, un futuro decente.

Nessuna generazione può accampare diritti sul futuro, nessuna può avanzare pretese categoriche.


Forse qualche generazione ha avuto una sorte un po' migliore ma a molte generazioni è toccato sicuramente di peggio.

Senza andare tanto indietro nel tempo, i giovani pensino a ciò che è capitato ai loro nonni nei durissimi anni della
seconda guerra mondiale: quanti ragazzi (e donne e anziani e bambini …) hanno perso la vita in quella tragedia!


Certo!

I padri avrebbero potuto fare di più e di meglio.

Anche se non sempre le cose vanno nel verso voluto.


In ogni caso ogni generazione deve fare la sua parte, deve rimboccarsi le maniche e affrontare i problemi senza piagnistei o inutili recriminazioni.

Se, infatti, le cose continueranno ad imbrogliarsi per questa china, che cosa risponderanno un giorno i giovani d'oggi, diventati maturi, ai rimproveri dei loro figli?


Ma che cosa si può fare?


Si potrebbe, ad esempio, intraprendere un'azione decisa nei confronti di tutti i partiti politici per indurli a eliminare i privilegi, a ridurre drasticamente i loro introiti e a combattere le ruberie e le grassazioni.

Si potrebbe esigere di mettere fine al sistema medievale delle cooptazioni e delle raccomandazioni.

Si potrebbe imporre il rispetto e la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale, con la non trascurabile conseguenza di creare posti di lavoro veri e produttivi.

Si potrebbe


Insomma di cose da fare ce ne sono parecchie: sono difficili?

Difficili forse sì ma non impossibili: se si hanno le idee giuste, se si ha spirito di iniziativa, se si è determinati.


Non si deve mai dimenticare che nessuna generazione può pretendere che qualcun altro le tolga le castagne dal fuoco.

Ogni generazione si trova tra i piedi un compito da sbrigare: solo lei lo può sbrogliare e portare a compimento.


'This it is, and nothing more'.




















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