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Andrea Camilleri e il comunismo

2011 > licenza


6 maggio 2011


Andrea Camilleri e il comunismo



In una recente intervista televisiva con Fabio Fazio, Andrea Camilleri ad una domanda diretta ha risposto: sono comunista.

La rivelazione dovrebbe suscitare un vespaio, provocare un uragano di dichiarazioni e di precisazioni:
è invece passata del tutto sotto silenzio.

Probabilmente quella affermazione viene vista come una manifestazione di folklore o un vezzo di un vecchio intellettuale che, per l'età che ha raggiunto, si può permettere qualunque tipo di confessione.

I media di regime, poi, sanno molto bene che il modo migliore per occultare o affossare una notizia fastidiosa è di ignorarla, non parlarne affatto.

(Tanto per fare un esempio:
chi parla più del Giappone e delle sue radiazioni che sicuramente stanno, silenziosamente, avvelenando il mondo?)

Ma torniamo a Camilleri e al comunismo.


Com'è noto
il comunismo è stato ammazzato dallo stalinismo, che ne ha inventato una terrificante versione di comodo trascinandolo con sé nel disprezzo generale e nella damnatio memoriae.

E' anche risaputo che da noi,
il più fiero oppositore del comunismo morto e sepolto, è Silvio Berlusconi: non a caso, naturalmente.

Il signor Berlusconi
è un capitalista della peggior razza: non è, infatti, uno che produce qualcosa, un imprenditore che ha messo in piedi una realtà industriale.

No,
non produce assolutamente niente: ha semplicemente inventato un sistema per 'mungere' industriali e popolo e ammassare in questo modo ingenti ricchezze.

Sfrutta un bene comune, l'etere (per la cui concessione non paga allo Stato quasi niente), per distribuire pubblicità la quale è pagata in parte dagli industriali, in parte ancora più rilevante dal popolo.

Se si guarda attentamente si può vedere che tutti i programmi delle sue televisioni sono costruiti per vendere pubblicità.


Questo spiega anche perché
la televisione si è ormai degradata al punto che ognuno può constatare: per attirare l'attenzione delle masse e, quindi, macinare pubblicità, le trasmissioni devono * solleticare gli istinti, magari quelli più inconsci e sfrenati, * eccitare le passioni, in particolare quelle più trascinanti e oscene, * sfruttare le emozioni, anche le più estemporanee e dirompenti, * spremere ben bene i sentimenti, infangandoli e snaturandoli, * tacitare la ragione relegandola a ruoli secondari e comunque funzionali.

Con questo sistema il signore delle televisioni
è diventato ricchissimo, 'alla faccia' di tutti gli altri produttori e, soprattutto, a spese del popolo, 'bue' verrebbe da dire, vista la miopia e l'autolesionismo.

E' uno stupido il signor Berlusconi?

Tutt'altro: è un personaggio molto scaltro e abilissimo nello sfruttare tutto e tutti a proprio esclusivo vantaggio (tanto è vero che mentre la nazione che governa si impoverisce sempre più, le sue fortune personali aumentano in modo inversamente proporzionale).

Può un simile individuo non condurre una sempiterna campagna contro il comunismo?

Assolutamente no: sarebbe un contro senso.


Masochisti e ciechi sono tutti gli altri che lo lasciano fare, come se niente fosse: senza pretendere che una larga parte della sua ricchezza, che è di tutti, tra tutti venga distribuita.



Il comunismo, come sistema politico e sociale, come ho detto, è stato colpito a morte e trascinato nella tomba dal dittatore Stalin.


E tuttavia
il comunismo sopravvive nella coscienza di quelle persone che ritengono:

*) che si deve mettere un freno all'attività predatoria dei pochi per favorire, invece, il benessere dei più;

*) che tutto ciò che viene prodotto dall'umanità è frutto, in buona parte dell'opera delle passate generazioni, per il resto è il risultato dell'impegno dei contemporanei che con il loro lavoro partecipano attivamente alla realizzazione di tutto, cose o eventi che siano;

*) che nella società umana non devono essere premiate (oltretutto in maniera spropositata) solo l'astuzia e la prepotenza ma anche l'applicazione, la creatività e la dedizione.


Di questo, naturalmente, ha paura il super-capitalista taglieggiatore.

Marx ed Engels scrivono ne 'L'ideologia tedesca'.


'Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza'.


'Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante'.


'… laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell'altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico'.



Utopia?

Certamente!

Come utopici sono tanti ideali del cristianesimo.



E' un'idea di società più libera, più creativa, più partecipata, meno aggressiva, meno intollerante, meno conflittuale.

E' logico che i pescecani, che arraffano tutta per sé la ricchezza mondiale, non vogliano sentir parlare di comunismo: sarebbe logico, invece, che il popolo, depredato ed escluso, mantenesse vivo questo ideale e lo coltivasse.

Se non lo fa è perché
i 'ladroni' planetari, come hanno sottolineato Marx ed Engels più di un secolo e mezzo fa, con i mezzi di cui dispongono (adesso soprattutto la televisione), * impongono il loro modo di vedere, * addormentano le coscienze con i loro inganni, * fanno sì che il popolo ritenga giusto ciò che va contro i suoi stessi interessi, che va invece a tutto vantaggio di chi si appropria impunemente dei beni comuni.

Marx pensava che la rivoluzione dovesse essere fatta nei Paesi più sviluppati, in tutti i Paesi più ricchi contemporaneamente: anche perché, dice in un altro passo, diversamente 'si generalizzerebbe soltanto la miseria'.

Non è colpa sua se i bolscevichi hanno scatenato la rivoluzione nel Paese più arretrato dell'Europa: con tutte le nefaste conseguenze che poi ne sono seguite.

Tra le altre quella di aver enormemente rafforzato il capitalismo di rapina e di aver inferto un colpo mortale all'ideale di una società più giusta e aperta, più autenticamente umana.

Non so se ho spiegato il senso dell'affermazione di Camilleri:
ho tentato, comunque, di chiarire il mio punto di vista.


Credo di aver anche fatto capire
il senso dell'insistenza di Berlusconi sulla lotta al comunismo: è di vitale importanza, per lui, che * il popolo continui a dormire, * non apra gli occhi, * beva ad orecchie e occhi chiusi le volgari panzane delle sue televisioni.

Continuare ad arricchirsi indefinitamente a spese di tutti: questo è il succo della sua ininterrotta campagna propagandistica.


Che, diversamente, si configurerebbe come l'opera di un folle monomaniaco.


C'è da meravigliarsi se ride sempre e racconta senza più freni barzellette oscene?

A un popolo che, invece di zittirlo, ride e si beve le sue corbellerie?






















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