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ANDREOTTI e ... l'inferno

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


9 settembre 2010


Andreotti, l'inferno e ... Ambrosoli



(mi dispiace accostare il nome di Giorgio Ambrosoli a quello di Giulio Andreotti, ma devo)



Giulio Andreotti è un senatore a vita (creato da Cossiga).

Ha percorso gran parte della storia politica italiana del dopoguerra con inossidabile perizia.

E' stato di qua, di là, da tutte le parti, ma è sempre stato nelle stanze alte del potere.


Adesso ha più di 91 anni.

Un'età ragguardevole.

L'età della saggezza, si potrebbe dire.

Di solito è così.

In un'intervista a Gianni Minoli (un altro inossidabile) per 'La storia siamo noi', a proposito dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, Andreotti ha dichiarato che la morte, Ambrosoli, 'se l'andava cercando', 'se l'è cercata'.

A questo punto devo dire che, se al mondo esiste un recidivo, questo è proprio Andreotti.


Qualche nota.


Giorgio Ambrosoli fu un avvocato milanese incaricato dalla Banca d'Italia di far luce sulla gestione e sugli affari della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, noto imprenditore siciliano legato a doppio filo con la mafia.

Ambrosoli accettò per senso del dovere il difficile incarico e, nonostante le pressioni e le continue minacce, portò a termine con onestà e coraggio il suo compito: evidenziando tutte le irregolarità e le vere e proprie collusioni della Banca di Sindona.

Per la sua determinazione Ambrosoli, non protetto dallo Stato, ricevette in cambio, 11 luglio 1979, 4 colpi di 357 Magnum da un killer venuto apposta dall'America.

Fu ucciso, solo come un cane, in mezzo alla strada mentre rincasava dopo una una cena con amici.


Il giovane funzionario del 1933, quella sera dell'11 luglio del 1979, giaceva morto in mezzo a una strada; il vecchio politico (Andreotti è del 1919) proseguiva imperterrito la sua carriera fino a conquistarsi, grazie all'amico Cossiga, il seggio di senatore a vita, fino ad arrivare, a 91 anni suonati, a pronunciare le belle-orribili frasi che ho riportato all'inizio.

D'altra parte su Andreotti e sulle sue collusioni mafiose si sono scritte e dette tante cose, si sono anche celebrati dei
processi.

Alla fine Andreotti è stato assolto, grazie anche al benevolo intervento della
Cassazione che, come si sa, è inesorabile con i Vup ma è molto sensibile verso le 'disavventure' dei Vip.

Non posso dire se Andreotti sia stato o meno in combutta con i mafiosi.

So solo, è stato certificato, che
ha baciato in bocca Reina (che bello!!!) e che era legato a doppio filo a Salvo Lima, suo esponente politico in Sicilia.

Il 12 marzo del 1992
Salvo Lima, ex sindaco di Palermo e poi parlamentare democristiano legato a Andreotti, fu ucciso dalla mafia.

Tutti pensarono e scrissero che forse, il parlamentare, non aveva mantenuto fede alle promesse e agli impegni contratti con la mafia.

Si disse anche che quello, in verità, era
un avvertimento per Andreotti.

Sia come sia io
ricordo solamente la faccia di Andreotti al funerale di Salvo Lima: bianca e terrea, molto di più di quanto non lo sia di solito.

Sembrava come paralizzato, terrorizzato.


E adesso, a 91, ormai da tempo fuori da tutti i giochi politici, se ne esce con quella
vergognosa, assurda, atroce, e offensiva frase su Ambrosoli.

Veramente l'indecenza non ha limiti.

Non auguro la morte a nessuno.

Non l'ho mai fatto.


Ma spero che quella
vecchia incartapecorita tartaruga che risponde al nome di Giulio Andreotti vada ad occupare un posto d'onore in quell'Inferno in cui crede.

(In cui mostra di credere, perché, a proposito di Andreotti, non si può mettere la mano sul fuoco proprio su niente)



PS


Vorrei sottolineare come,
Repubblica.it, sempre così attenta agli eventi politici tanto da farne fare ai suoi lettori una vera e propria indigestione, non pubblica, sull'uscita di Andreotti, nemmeno una riga.

Eppure si tratta di qualcosa di disgustoso e inaccettabile, una ignominia che dovrebbe far scattare automaticamente l'indignazione.

E invece …

Solo alle 15.15 leggo un trafiletto che riporta le scuse e una precisazione di Andreotti: che, naturalmente, non voglio nemmeno leggere.

Conoscendo il tipo.

Capace di tutto e del suo contrario.


Forse perché lo scoop l'ha fatto il Corriere?

In ogni caso mi sembra un'omissione ingiustificabile.

Alla questione andava dato ben altro risalto.

Anche considerando i titoli e la miriade di pagine dedicate ai vari Berlusconi, Bossi, Bocchino e agli altri che ad Ambrosoli non sarebbero stati degni nemmeno di lustrare le scarpe.





Con questo volevo solo, nel mio piccolo,
ricordare e onorare la memoria dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, che non era certo di sinistra e forse nemmeno progressista, ma che era persona di chiari e profondi principi e di veri e condivisibili valori.

Il rammarico e il dolore sono ancora più grandi se si pensa che, a livello politico, di individui del genere, non ne esistono proprio più.






















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