ACRONIA


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anniversario

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(31/10 - 01/11 2008)

ANNIVERSARIO


Ho cominciato un anno fa.

Senza sapere, esattamente, che cosa fare.

Dove andare.

Era il 31 ottobre, la notte che precede le festività di inizio novembre.

Scrissi qualcosa di essenziale: per presentarmi e per enunciare alcuni intendimenti di base.

In corso d'opera ho apportato dei cambiamenti, pochi a dir la verità.

Ciò che ho detto di importante all'inizio, resta sostanzialmente valido.

Almeno per me.

Fatto sta che sono ancora qui, dopo un anno.

Ed è già qualcosa.

Non è certo tempo di bilanci.

Un anno, in fondo, basta appena per prendere le misure.

Per studiare la situazione e i contesti.

Per padroneggiare gli strumenti e capire la direzione.


Continuerò quindi a dare voce ai miei pensieri.

A rendere pubbliche alcune riflessioni.


Vorrei riuscire ad affrancarmi un po' di più dall'attualità.

Ma non è facile.


Soprattutto per uno come me che è sempre vissuto in sintonia con il presente.

Mi piacerebbe parlare un po' di più del passato, magari di quello remoto.

Non so perché, ma il Medio Evo mi affascina.

Cattura i miei sentimenti.

Incatena la mia immaginazione.

Non la mia testa.

So che non vorrei assolutamente esser vissuto in quell'epoca.

In cui imperversavano epidemie e carestie.

In cui vivere la normalità era un lusso di pochi.

In cui a quelli come me sarebbe toccata un'esistenza di stenti, da schiavo.

Forse da ribelle.

Probabilmente sarei finito squartato e inchiodato alle porte di un qualche oscuro villaggio.

No, la testa non c'entra.

Quella sceglie decisamente il presente.

Con tutti i suoi difetti.

Lo vorrebbe un po' diverso, è vero.

Ma se proprio fosse chiamata a decidere, in ogni caso non avrebbe esitazioni.


Il Medio Evo, dunque.

Mi attirano anche altri periodi.

La storia romana, in particolare.

Anche l'ellenismo e il primo Rinascimento.

Ma il Medio Evo è un'altra cosa.

E' il luogo delle emozioni e delle passioni.

Della meraviglia e della scoperta.

Della essenzialità e della genuinità.

Delle profondità dell'animo e delle radici.

Certo!


E' anche il luogo dell'ignoranza e della credulità.

Della prepotenza e degli istinti.

Della privazione e dell'eccesso.

Ma quando si ama un' epoca, la si ama e basta.

Per un'affinità interiore che è difficile da chiarire.

Perché sfugge ad ogni facile indagine.


Del resto, quando si predilige un periodo, non si guarda ai suoi pregi o ai suoi difetti.

Non si procede con il bilancino.

Si esprime semplicemente qualcosa che nasce da dentro.

Dalle profondità dell'animo.

Dall'intreccio inestricabile delle innumerevoli esperienze che ci hanno coinvolto a partire dalla nascita.

Oltre tutto, se dovessimo procedere con un esame rigoroso e quantitativo degli aspetti positivi e di quelli negativi, dovremmo riconoscere che, quanto agli ultimi, la nostra epoca non è seconda a nessun'altra.

Se non fosse stato soffocato da quella ragnatela ecclesiastica che quasi gli impediva di respirare, il Medio Evo sarebbe stato, probabilmente, ancora più generoso di opere d'arti e di creazioni culturali.

Naturalmente questo è un discorso insensato perché il Medio Evo, senza quella cappa, non sarebbe stato il Medio Evo che conosciamo.

Sicuramente sarebbe stato molto diverso, magari anche meno appetibile.


Tutto questo per dire che vorrei, se possibile, essere più aperto all'immaginazione e ai sentimenti.

Meno ossessionato da questo presente che, tolta la scienza e un po' di cultura, non ha molto altro da offrire.


Mi piacerebbe essere più pronto ad intercettare sentimenti e moti dell'animo.

Meno incline a lasciarmi trascinare dal vortice di parole senza peso che inonda il nostro quotidiano.


Sarei soddisfatto se riuscissi ad interpretare le esigenze più vere ed autentiche dell'umanità.

Libero dalla schiavitù del consumismo, al di là del clangore della pubblicità.


Guardo al passato perché nutro l'ambizione di poter contribuire a preparare per i nostri figli e discendenti un futuro un po' diverso da quello che si prospetta.

Questo presente sembra faccia di tutto per uccidere la speranza.


Il Medio Evo ha tra le sue caratteristiche anche una grande tensione escatologica: che a noi manca totalmente.

Bisogna recuperarla, invece, per ridare slancio alle giovani generazioni.























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