ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


approfondimenti ... conclusivi

2011 > umanità


12/04/2011


approfondimenti ... conclusivi




*)

Religioni e Chiese.


Forse l'uomo è l'unico essere vivente che non si accontenta di vivere, del puro e semplice benessere della persona.

L'uomo pensa, immagina, fantastica.

A volte si sente solo e schiacciato, addirittura perso, in un Universo sterminato e, come tale, incomprensibile.

Non si accontenta dei numeri, non gli basta l'evidenza: vuole molto di più, è sicuro di non meritare lo stesso destino di tutti gli altri esseri viventi.

L'uomo è, tutto sommato,
una creatura fragile, incapace di trovare un equilibrio tra la sua realtà corporea e la dimensione spirituale, tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere, ciò che pensa di essere.

Di qui la fede, le religioni e la loro organizzazione in chiese.


Miliardi di esseri umani hanno scelto di credere in una divinità, si aggregano in sterminate confraternite, sperano in qualcos'altro, dopo la morte.

Non è facile vivere da esseri umani, soprattutto se si è disgraziati, angustiati dalle malattie e dalla fame.

La maggior parte degli uomini ha bisogno di credere in qualcosa di superiore, anche solo per tirare avanti.

Restano milioni di esseri umani capaci di guardare alla vita e all'Universo in modo del tutto disincantato, senza fronzoli né infingimenti: capaci di fare a meno della dimensione soprannaturale, di vivere il presente senza la brama dell'escaton.

Gli uni possono vivere serenamente accanto agli altri, uniformandosi a quei valori tipicamente umani che sono patrimonio di tutti: senza ostilità né prevaricazioni, senza imposizioni né esclusioni, senza verginità né primogeniture.

La vita può e deve essere organizzata nel rispetto della dignità e del libero convincimento delle persone.


Il non credente non è più 'bestia' del credente né, quest'ultimo, può credersi più santo.

Gli uomini hanno ammazzato e sterminato più in nome e per conto delle divinità che senza di esse.

Ciò che conta è l'Etica comune: illustrata nelle sezioni dedicate ai valori e ai principi.



*)

Libertà e uguaglianza: proprietà privata e benessere socializzato.


Nessun essere vivente può far valere una libertà assoluta: tanto più se vive in associazione con i suoi simili che godono tutti dei medesimi diritti.

Tutti gli esseri umani sono liberi, nel senso che possono dare spazio alla loro personalità rispettando l'uguale diritto degli altri.


A ben guardare
tutto ciò che l'umanità ha realizzato, l'ha fatto in quanto strutturata in società.

Noi parliamo delle
'piramidi dei faraoni': in realtà sono il risultato della fatica e del sacrificio di decine di migliaia di uomini appartenenti a generazioni diverse (non dei faraoni).

Lo stesso si può dire degli acquedotti romani, delle basiliche cristiane, delle grandi vie di comunicazione e di tutto ciò che costituisce il progresso e la ricchezza dell'umanità.

Quando si dice che
nessuno può godere 'privatisticamente' di un grande benessere mentre tutt'intorno altri suoi simili soffrono per l'indigenza, si fa una affermazione che affonda la sua evidenza sui principi e sui valori più volte illustrati.

Ma essa è vera e incontrovertibile anche in un altro senso, più esplicito e fisico, se si vuole, ma non per questo meno valido:
il benessere dei pochi è frutto dell'attività dei più.

Non solo: è il risultato del lavoro delle generazioni precedenti e, spesso, è una conseguenza diretta delle privazioni della maggioranza.

Nella nostra società ha trionfato l'idea che le persone più abili e determinate, più intraprendenti e senza scrupoli, più scaltre e ciniche possono arraffare e tenere per sé, tutta la ricchezza che sono in grado di accumulare sfruttando le realizzazioni delle passate generazioni, il lavoro dei loro contemporanei, le materie prime dei popoli più deboli.

E' tempo di dire che tutti devono poter godere di una certa proprietà privata: che la proprietà privata come tale non è un furto, ma che lo diventa quando è esagerata ed esclusiva.



*)
Democrazia, legge e politica.


Due secoli fa avvenne il passaggio dal privilegio alla democrazia formale.

Oggi constatiamo tutti i limiti e le 'ingiustizie' di una tale situazione.

Abbiamo capito che la democrazia o diventa sostanziale o non è democrazia.


Abbiamo gli strumenti per realizzare una democrazia più piena e partecipata,
senza necessariamente ritornare alla democrazia diretta.

Le rivoluzioni moderne hanno decretato la fine della nobiltà: hanno detto che nessuno può governare solo perché depositario di un diritto di nascita.

Ma, di fatto, hanno aperto la strada ad un altro tipo di governo elitario: hanno consegnato le chiavi del potere ai ricchi e ai potenti, svuotando i solenni principi tanto pomposamente affermati.

Il popolo è rimasto al palo, escluso, titolare di proclami vuoti e di un potere estremamente limitato.

Nessuno vuole un'altra rivoluzione ma è chiaro che diventerà inevitabile se le leggi e la politica resteranno espressione dell'avidità dei pochi, se non diventeranno interpreti del benessere generale.

Viviamo in un'epoca in cui
le redini del potere sono tenute saldamente dai detentori della ricchezza mondiale che, proprio grazie a questo potere, si sottraggono alle prescrizioni delle leggi.

E' chiaro che tutto questo non è più accettabile.


L'umanità è inquieta, sull'orlo di una insopportabile insofferenza: vuole più equità, più partecipazione, più libertà per tutti e quindi più uguaglianza.

E' necessario che la sfera politica cominci a lavorare per un'agiatezza generale di base, che le leggi regnino sovrane su tutti, potenti e no, che il governo delle nazioni e dell'intera umanità sia affidato non alla minoranza degli ultra ricchi ma a chi ha a cuore il benessere dei popoli.



*)

Dalle ideologie alle ideosofie.


Con la caduta del regime sovietico, tutti si sono precipitati a prendere atto della fine di tutte le ideologie.

In realtà l'operazione è stata gestita dai cultori di quelle ideologie che sono sopravvissute al crollo del comunismo: che hanno sperato di avvantaggiarsi dalla fine di quella disastrosa esperienza.

Di fatto è successo che alcune religioni si sono radicalizzate arrivando a trasformarsi in veri e propri fondamentalismi, mentre sul piano economico e politico si è imposta l'ideologia ultra liberista.

Con quali risultati? Sono sotto gli occhi di tutti.

*. Un terrorismo che colpisce in modo massiccio e indiscriminato.

*. Un'economia che si dibatte in una crisi che sembra insuperabile.

Forse è necessario abbandonare le ideologie: troppo dogmatiche e intransigenti e, in definitiva, troppo dannose per l'umanità.

Al posto delle visioni categoriche e assiomatiche introduciamo dei modi di pensare più dolci, più elastici, più vicini all'uomo e ai suoi bisogni, più capaci di interpretare in maniera evidente e partecipata il sentire e il benessere dei più.

E
' ora di passare alle ideosofie: alle idee che risultano dal confronto e dall'approfondimento comune, non da un discorso acritico e incontrovertibile.
E' tempo, quindi, di dire che anche il liberismo ha fatto il suo tempo : va messo da parte per lasciare libero il campo ad una cultura più aperta, interprete attenta dei bisogni delle popolazioni, non degli interessi dei pochi lupi voraci dai denti aguzzi.



















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu