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buon ferragosto!

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17 agosto 2010


buon ferragosto!
(ieri e oggi)



Da qualche anno mi sento dire 'buon ferragosto!'

Le prime volte me ne sono meravigliato: dalle mie parti non usava, non so adesso.

Poi ci ho fatto l'abitudine: tanto che a volte, questo augurio, lo indirizzo io per primo agli amici.



Fino a qualche decennio fa
non esisteva il ferragosto: le occupazioni della gente erano legate prevalentemente alla terra e ai commerci e, di per sé, non esisteva nemmeno la nozione precisa di 'ferie'.

Agosto era un mese di passaggio e di preparazione: conclusi i lavori estivi relativi alla mietitura dei cereali e alla raccolta degli ortaggi, con molta calma si cominciava a predisporre le attrezzature in vista delle attività autunnali.

Era quindi un
periodo dedicato al riposo e al divertimento: fiorivano sagre un po' dappertutto, dedicate ai santi, alla madonna o a qualche particolare prodotto della terra.

Si mangiava, si andava alla processione, si beveva e ci si divertiva: per dimenticare la scarsità di qualche raccolto, sperando nei successivi.

Non avrebbe avuto alcun senso augurare 'buon ferragosto!': né in rapporto alle attività della popolazione né rispetto alle ricorrenze religiose.


Poi sono arrivate le fabbriche e l'occupazione nei vari settori dell'industria, più tutto l'indotto con masse di operai e impiegati.

Tutti in ferie ad agosto, che in poco tempo diventò il mese della vacanza per eccellenza.

L'unico mese delle vacanze.


Andare in vacanza 20 giorni o un mese
diventò, oltre che una necessità, quasi un obbligo, un imperativo.

Restare in famiglia, al paese o nel quartiere il periodo di ferragosto divenne addirittura sconveniente: manifestazione lampante se non proprio di povertà almeno di scarsa possibilità economica.

Passare ferragosto al mare, in montagna o, meglio ancora, all'estero diventò un vero e proprio
status symbol.

Ecco che
cominciò a diffondersi 'buon ferragosto!': che voleva dire buona vacanza, buon 'meritato riposo'.


Negli ultimi 20 anni le cose sono cambiate ancora una volta.


La
chiusura di molte fabbriche, l'avvento del lavoro precario, l'irrompere di una crisi che, fregandosene di quello che dicono i politici, sembra non finire mai, hanno mutato radicalmente gli usi e le abitudini degli italiani.

Il periodo delle ferie si è dilatato: si va in vacanza anche a giugno, luglio e settembre.


Si va in vacanza durante tutti i fine settimana dell'anno e si lavora o si lavoricchia anche ad agosto.

Il numero dei giorni che si dedicano al riposo in maniera continuativa si è ridotto: non si tratta più di andare in ferie per un mese intero o per 20 giorni.

Anche le due settimane sono diventate un lusso e a volte si stenta a ritagliarsi perfino una sola settimana.


La smania della villeggiatura è un ricordo del passato, che qualcuno non sa più nemmeno che cosa sia.

E così, sempre più spesso, ferragosto lo si trascorre a casa propria o presso degli amici.

Il pranzo di ferragosto lo si organizza in famiglia, al ristorante o all'aperto, con i propri cari o in compagnia di conoscenti e amici: vicino a casa, non certo nelle località di grido o nei posti esotici.

'Buon ferragosto!' è diventato un po' come 'buon natale' o 'buona pasqua'.

Buona festa con i tuoi, in pace e tranquillità.




Nessuno può dire quale sarà l'evoluzione futura.

Se si tornerà al passato o si inventeranno nuove formule.

E' certo che anche le feste e gli auguri cambiano con il mutare delle condizioni economiche delle popolazioni, con l'incremento o la diminuzione del benessere.

'Buon ferragosto!' mi era estraneo e sconosciuto, ma fin dalla prima volta che l'ho sentito mi è sembrato gradevole e gentile.

Spero rimanga, qualunque sia il significato che sarà destinato ad assumere.

Per ora mi attengo all'ultimo in ordine di tempo, quello famigliare e intimo, che mi auguro resti e si rafforzi.

Per cui ripeto a conoscenti e amici, anche se con qualche giorno di ritardo,
'buon ferragosto!'.

(Se qualcuno non lo gradisce perché 'passato', lo prenda per l'anno prossimo)























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