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burocrazia speciale

2007-2010 > 2008 > COSTUME

(31/03/2008)


BUROCRAZIA ... SPECIALE



La burocrazia è il convitato di pietra di tutte le elezioni.

E’ la presenza invisibile.

Essa ha come unico scopo quello di perpetuarsi.

Di rafforzarsi.

E’ indifferente ai sistemi politici e agli uomini di potere.

Serve tutti allo stesso modo.

Perché in realtà serve sempre e solo se stessa.

Ha solo una caratteristica che potrebbe essere definita non negativa: la continuità.

Essa è aliena dai colpi di testa.

Garantisce che la macchina dello Stato funzionerà sempre e comunque, chiunque sieda nella stanza dei bottoni.

Se prendessimo il più inetto dei cittadini e lo ponessimo a capo del governo nazionale non avremmo modo di avvertire alcun cambiamento, nessun catastrofico scossone.

A fronte di questo vantaggio, la burocrazia è invece portatrice di pesanti inconvenienti.

Primo tra tutti, l’immobilità: che è l’altra faccia della continuità.

La burocrazia frena ogni cambiamento reale.

Soffoca sul nascere il tentativo stesso di un mutamento radicale.

Trasforma le innovazioni in patetiche burlette.

Contro di lei persino le grandi rivoluzioni hanno combattuto invano.

E’ capace di camuffarsi, nel momento del pericolo, di rimpicciolire fin quasi a scomparire.

In realtà non muore mai.

Sa ritirarsi, per aspettare il momento della rivincita.

Per riemergere più forte e tenace di prima.


In ‘
Morte di Ivan Ilic’ (Einaudi 1981), Tolstoj scrive a proposito del protagonista:

‘Era figlio di un funzionario, il quale a Pietroburgo, in vari ministeri e dipartimenti, aveva percorso quel tal genere di carriera che conduce le persone a quel certo punto, in cui, sebbene risulti palese la loro incapacità a esplicare una qualsiasi mansione effettiva, non si può tuttavia, pel lungo servizio prestato e pei gradi raggiunti, metterle fuor dalla porta, e perciò si assegnano loro –creandoli all’uopo – posti fittizi, e tutt’altro che fittizie migliaia di rubli (dalle sei alle dieci), grazie alle quali tirano innanzi fino alla più tarda vecchiaia.’

Questa è la burocrazia nel suo aspetto migliore: lo era nell’ottocento e lo è anche ai nostri giorni.

Allo stesso identico modo.

Chi non ricorda quel segretario generale del Quirinale tanto apprezzato e lodato anche da Presidenti della Repubblica per altri versi stimabilissimi?

In faccia alla stragrande maggioranza dei cittadini che percepivano appena di che tirare alla fine del mese, egli accumulava onorari, prebende, pensioni e gratifiche in misura tale da risultare ‘indecente’.

Se ne sarà andato con una liquidazione da favola e con una pensione da urlo.

E questo è l’emblema del perfetto servitore dello Stato, del burocrate integerrimo.

Perché non mancano le ‘pecore nere’.

Ricordate il generale Speciale?


Il comandante della Guardia di Finanza messo alla porta dal governo Prodi?

Bene: il procuratore generale della Corte dei Conti (come informa Carlo Bonini in Repubblica.it del 30 marzo del 2008) ha chiuso l’istruttoria e ha definito illegittimo e illecito l’uso che l’ufficiale ha fatto dei mezzi e del personale della Guardia di Finanza.

L’episodio più famoso riguarda le ormai note spigole che il comandante si è fatto portare con un Atr-42 dall’aeroporto di Pratica di mare vicino a Roma fino al passo Rolle, in Trentino Alto Adige.

La Corte dei Conti chiederà al generale, come riparazione, l’esborso di decine di migliaia di euro. (Le pagherà mai?)

Qualcuno potrebbe pensare che un simile individuo, che non si è accontentato degli innumerevoli benefici – anche economici – legati al suo status di ‘grand commis’ dello Stato, sarebbe stato additato da tutti ad esempio negativo.

Ci si doveva aspettare che nessun Partito politico ne sostenesse la causa, che tutti lo respingessero quanto meno come servitore infedele.

E invece no: il generale ha ottenuto dal PDL di Berlusconi e Fini un posto in lista per le prossime elezioni. Non un posto qualsiasi ma numero tre della circoscrizione Umbria, il che vuol dire sicuramente eletto.

Che tristezza!

Che rabbia!

Che impotenza!

Caro il nostro presidente Napolitano...


Il rispetto di una Istituzione dipende anche dalle persone che la rappresentano.

E’ una legge storico – antropologica elementare.

Vorrei quasi dire che si tratta di una vera e propria legge fisica.

Nessuna parola può riabilitare un organismo composto da persone indegne.


VADEMECUM


Non c’è stato a tutt’oggi, nella storia politica italiana, un solo Partito che si sia proposto una seria riforma della pubblica amministrazione.

Non c’è bisogno di programmi chilometrici e velleitari.

Lasciando tutto il resto alla necessaria gestione corrente basterebbe un solo punto:


RIFORMA RADICALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.


Chi tocca i fili muore?

Evidentemente.


















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