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burqa o non burqa

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


17 settembre 2010


burqa o non burqa
(o niqab?)



Può qualcuno girare per le strade o nei luoghi pubblici con il volto totalmente coperto così da rendere irriconoscibile la propria identità?

L'articolo 5 della legge n. 152 del 22 maggio 1975 sembrerebbe vietarlo.


Così recita.

'È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l'uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.
Il contravventore è punito con l'arresto da uno a due anni e con l'ammenda da 1.000 a 2.000 euro.
Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l'arresto in flagranza.'



Dico
'sembrerebbe' perché , come al solito, la legge italiana ammette sempre delle scappatoie: nel senso che, molte volte, nel momento stesso in cui vieta, consente.

'Senza giustificato motivo' è la chiave di tutto.

E vi pare che
quello religioso non sia un giustificato motivo?

Evidentemente sì.

Quindi …

Quindi scontri politici, dibattiti televisivi, valanghe di articoli e nuove proposte di legge.

Per chiarire la mia posizione parto dal '
Terzo articolo definitivo per la pace perpetua' di Immanuel Kant che dice: 'Il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni dell'ospitalità universale'.

Kant ha in mente (e condanna) il comportamento delle potenze coloniali europee che con la forza delle armi avevano conquistato territori immensi sottomettendo e depredando i primitivi abitatori.

Riconosce che gli uomini hanno l'insopprimibile voglia di muoversi e di viaggiare e che,
essendo la terra sferica, sono destinati a incontrarsi (non a disperdersi all'infinito).

Questi viaggiatori non hanno alcun diritto di conquista o di sopraffazione: possono vantare un
'diritto di visita' e far valere la possibilità di tentare dei commerci.

In sintesi e per quanto riguarda i nostri tempi possiamo ricavare
queste indicazioni: *. tutti devono potersi muovere e devono farlo pacificamente; *. chi arriva deve essere tutelato nella sua incolumità ma deve, dal canto suo, rispettare le leggi del Paese ospitante.


A questo aggiungo
una considerazione personale che ho più volte manifestato: non sono credente.

Anche se
rispetto tutte le fedi e le credenze.

Anche se, lo riconosco,
il cristianesimo è per forza di cose una parte importante della cultura a cui appartengo.


Dunque: chi arriva per lavoro o altro deve essere rispettato e trattato con umanità, qualunque sia la destinazione cui sarà indirizzato.


Chi arriva, d'altra parte, deve rispettare le leggi del Paese ospitante e quindi si comporterà, in pubblico, secondo quelli che sono i dettami delle norme vigenti.

Negli spazi privati, senza recar danno alle altre persone, potrà regolarsi in base ai propri usi e costumi.


Personalmente sono dunque contrario all'uso del burqa (e simili) nei luoghi pubblici: non tanto per la possibilità di atti terroristici (da non escludere del tutto), quanto perché la pratica è fortemente lesiva della dignità della donna.

Almeno come la concepiamo noi.

D'altra parte:
perché abbiamo proibito l'infibulazione?

Perché comportava delle gravi menomazioni fisiche.

Ma le 'lesioni' morali alla dignità della persona sono, per me, altrettanto gravi: ugualmente da impedire.


Nulla vieta che le donne (anche i maschi se lo vorranno) nelle case private e nelle moschee continuino ad indossare il burqa o il niqab.

Può darsi che le donne occidentali si innamorino di quegli indumenti e vogliano, tutte, indossarli: allora se ne riparlerà.

D'altra parte non dimentichiamo che, fino agli anni '50 e ancora adesso in molti paesi, le nostre donne, quando uscivano di casa, si coprivano sempre la testa con un fazzoletto.



Posta così la cosa sembra abbastanza semplice e invece non è così: nella questione entrano in gioco anche valutazioni di tipo economico e politico.


Quelle donne provengono dai Paesi che sono ancora oggi
i maggiori produttori mondiali di petrolio: esse (e i loro uomini) hanno quindi dalla loro parte una forza di pressione e di 'persuasione' non indifferente.

Guardiamo a quello che è successo (che sta succedendo) in questi giorni con la
Libia.

Perché succede?

L'hanno detto chiaramente
Berlusconi e i suoi aiutanti: la Libia ha il petrolio e il il gas di cui noi abbiamo disperato bisogno.

Quindi …

Quindi
mentre io sono contrario al burqa per motivi etici e culturali e mi sento impegnato a rispettare comunque le persone, abbiano o non abbiano alle loro spalle i barili di petrolio o le cisterne di gas, le donne 'arabe' si vedranno tutelate nel loro diritto-menomazione di coprirsi integralmente proprio da coloro che, se non ci fossero di mezzo i combustibili, non esiterebbero a prenderle a frustate e a ricacciarle a casa loro in malo modo.

Così vanno le cose.


E, in ogni caso, al di là delle etichette, rivendico il mio diritto a far sì che la dignità delle persone sia rispettata e tutelata.


Almeno qui da noi.

Anche contro la volontà delle interessate.

Prescindendo da ogni altro tipo di interesse.


E dalla connotazione politica di chi condividerà questa battaglia di
civiltà.


































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