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camion e cemento

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(22/02/2008)

CAMION E CEMENTO


Ho percorso l’Italia dal centro verso nord, da est a ovest.

Le autostrade sono diventate straordinariamente strette.

Strette e accidentate.

Dovunque lavori in corso, riduzioni e scambi di carreggiata.

Le superstrade, un tempo rare e poco agevoli, si sono moltiplicate diventando ampie e scorrevoli.

Solo all’apparenza, tuttavia, perché in realtà sono delle vere e proprie trappole: lungo il loro percorso sono stati disseminati apparecchi ottici in quantità industriale che senza dare nell’occhio - e quasi senza far male – svuotano le tasche degli incauti automobilisti.

Anche dei più prudenti.

Ma il dato più impressionante è rappresentato dai camion: che sono aumentati in modo esponenziale.

E’ strano che nessuno ne parli.

Che nessuno dica niente.

Che nessuno faccia niente.

Ma le nostre strade sono, di fatto, un unico intasatissimo serpentone di camion.

Che percorrono la penisola in senso verticale e soprattutto in direzione orizzontale.

Prevalentemente da est ad ovest.

Sembra quasi che i nuovi Paesi europei dell’est abbiano scambiato l’Italia per un tratturo da transumanza.

Vengono dalla Polonia, dalla Romania, dall’Ungheria, ma anche dalla Croazia, dalla Slovacchia e dalla Repubblica Ceca. E poi dalla Lituania, dall’Estonia dalla Lettonia. Dall’Ucraina, dalla Bielorussia, dalla Moldavia...

Un fiume incontenibile che rende estremamente pericoloso il movimento delle autovetture, che assorda con il rombo dei motori e con i clakson, che ammorba l’aria con il flusso ininterrotto degli scarichi.

Non si era parlato di treni merci?

Non si erano proposte le autostrade del mare?

Ai lati delle superstrade e delle autostrade sorgono come funghi nuovi insediamenti umani.

Le città diventano sempre più elefantiache ed inguardabili, sempre più invivibili: da centri di convivenza civile si sono trasformate in distese di stalagmiti artificiali per estraniati.

Ma il cemento non risparmia nemmeno le campagne, le colline, le valli, neanche le montagne e persino il mare è spesso minacciato.

Zigzagando tra un camion e l’altro ogni tanto si scorge in lontananza una collina asfaltata di bianche muraglie, una valletta stuprata con orribili insediamenti, una montagna violata da palazzoni per vacanzieri, una spiaggia invasa da terze case e alberghi.

Il bel Paese...

C’era una volta il bel Paese.

Adesso c’è uno stretto budello a forma di T, cementificato in molte sue parti e percorso nervosamente da nastri neri solcati per tutte le 24 ore da interminabili colonne di immensi bestioni.

L’Italia come incrocio e punto di scambio.

Come pista e luogo di caccia.

Come camera a gas: per avvelenare i residenti e far fuggire i visitatori.

L’Italia come frattale.

Come frattale infernale.















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