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(11/01/2009)


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*)

'E' morto il cardinal Pio Laghi. Tentò di fermare la guerra in Iraq.'

Questo è il titolo di Repubblica.it.

Titolo quanto mai fuorviante.


Non voglio ripercorrere tutte le tappe della carriera del defunto cardinale, né mi permetto di esprimere un giudizio complessivo sulla sua persona.

Ma non posso trascurare alcuni eventi che, quanto meno, riequilibrano la notizia riportata nel titolo sopra citato.

Nel sito http://isole.ecn.org/asicuba/articoli/madres.htm viene presentato un articolo del periodico cattolico di informazione ADISTA (n. 42, del 31 maggio 1997) che raccoglie denunce e testimonianze a carico di Monsignor Pio Laghi che dal 1974 al 1980 fu Nunzio Apostolico in Argentina. Proprio nel periodo della dittatura militare (1976-1983).

Secondo molte testimonianze, ricercate con grande determinazione dalle madri di 'Plaza de Mayo', Pio Laghi era amico intimo di alcuni generali golpisti e non solo non contrastò la loro dura politica repressiva che portò alla uccisione e alla scomparsa di decine di migliaia di oppositori, ma in qualche modo la giustificò, certamente non la denunciò e fece di tutto perché il mondo non sapesse.

A questo proposito è riportato un brano di un discorso ufficiale tenuto a Buenos Aires il 27 giugno 1976 (tre mesi dopo il golpe militare) dall'allora Nunzio Mons. Pio Laghi.

"Il Paese ha un'ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d'Aquino, il quale insegna che in casi del genere l'amore per la Patria si equipara all'amore per Dio".

Per concludere riporto un ultimo brano dell'articolo dell'Adista relativo ad una testimonianza che, oggettivamente, è estremamente interessante.

La profonda amicizia di Pio Laghi con l'ex ammiraglio Emilio Eduardo Massera, membro della Giunta militare, condannato in giudizio nel 1985, era nota in tutto l'ambiente politico. Ma è proprio l'ex Segretario generale della Marina, l'ammiraglio Horacio Zaratiegui, a confermare in un'udienza al processo, che Laghi manteneva una stretta relazione di amicizia con Massera. "Sposò i suoi figli, battezzò i suoi nipoti, pranzavano insieme e giocavano molto spesso a tennis".

Ma lasciamo il cardinal Pio Laghi: se esiste davvero quell'al di là in cui credeva, avrà il suo bel daffare per giustificarsi davanti al Giudice che, a detta di Dante, è poco disposto a tenere in considerazione i titoli ufficiali ed è invece molto attento ai comportamenti.


*)

Vorrei invece soffermarmi su un altro cardinale,
Carlo Maria Martini, gesuita ed ex arcivescovo di Milano.

Prima delle vacanze un caro amico mi ha regalato un libretto 'Conversazioni notturne a Gerusalemme': si tratta di una serie di riflessioni del cardinale stimolate da domande che gli vengono sottoposte da un altro padre gesuita, Georg Sporschill.

Naturalmente emerge un porporato di ben altra tempra e spessore rispetto all'eminenza di cui sopra.

Personalmente non sono credente: sono aperto al dialogo e al confronto con tutti coloro che, sinceramente, cercano di migliorare le condizioni di vita dell'intera umanità.

Qualunque sia la loro fede politica o il loro credo religioso.

Sento di condividere molte delle prese di posizione del cardinal Martini; su altre avrei invece qualcosa da precisare.

Sempre tenendo conto del fatto che, quanto all'atteggiamento di fondo, lui è profondamente credente e io non lo sono.

Quanto alle prime.

Ho letto nelle sue frasi una sincera e quasi accorata apertura verso l'uomo, una grande attenzione verso il diverso, una spiccata sensibilità nei confronti di chi è malato, povero, discriminato, perseguitato ed oppresso.

'L'inferno esiste, ed è già sulla Terra… Quando penso ai tossicomani, ai malati irrecuperabili e al male che le persone si infliggono a vicenda, penso sempre che l'inferno sia questo.'

'Cambiare il mondo significa togliere agli uomini le loro paure, ridurre le aggressività, abolire le ingiustizie tra poveri e ricchi.'

In questo contesto condivido il suo appello alle persone a superare la passiva dipendenza dalla televisione e dal computer e il continuo e forte riferimento ai giovani.

I giovani hanno energie fresche, hanno coraggio e creatività: le speranze dell'umanità sono affidate al loro impegno e alla loro voglia di mettersi in gioco.

Molto opportune mi sembrano anche le raccomandazioni che il cardinale rivolge alla Chiesa di Roma, la sua Chiesa.

- La Chiesa deve aprirsi al dialogo senza pregiudizi né preclusioni: con disponibilità e umiltà.

- Deve essere tollerante verso tutte le confessioni e confrontarsi con tutte le fedi: nella convinzione che tutti i credenti, nonostante la diversità dei dogmi e delle liturgie, tendono verso l'unico vero Dio, il solo per tutti.

- La Chiesa deve avere il coraggio di ammettere i propri errori e di rinnovarsi.
Il mondo pone sempre nuove sfide che non possono essere ignorate e alle quali non si può rispondere sempre allo stesso modo.

- Un caso particolare concerne le problematiche sessuali: su queste la Chiesa, a detta del cardinale, si è pronunciata anche troppo e quasi sempre in maniera conservatrice.
E' necessario andare oltre la Humanae vitae.

- Tutti, nella Chiesa, devono recuperare lo spirito del concilio Vaticano II°: che vuol dire apertura al mondo e radicale rinnovamento.
Anche rischiando, anche a costo di incorrere in qualche errore.

- La chiesa deve riscoprire la giustizia.

'Giustizia significa impegnarsi per chi è indifeso e salvare vite, lottare contro l'ingiustizia. Significa un impegno attivo e audace perché tutti possano vivere in pace.'

Giustizia significa seguire Gesù che
'si è schierato dalla parte dei poveri, dei sofferenti, dei peccatori, dei pagani, degli stranieri, degli oppressi, degli affamati, dei carcerati, degli umiliati, dei bambini e delle donne'.

Mi permetto, da non credente,
alcune osservazioni 'critiche'.

+. Il libro comincia con questa domanda di padre Georg: 'Come cardinale e teologo, cosa dice a chi non crede in Dio?'

Il cardinale inizia la sua risposta con altri interrogativi:
'Avrei molte domande da porgli. A cosa attribuisce importanza? Quali sono i suoi ideali? Quali valori ha?'

Il tono sembra quello di chi, possedendo la fede, ritiene di avere qualcosa in più.

Viene quasi adombrata l'idea che chi non è credente, in realtà, non ha veri valori.

Non può concepire ideali autentici, non può nutrire speranze vere.

A mio parere quando credente e non credente sono autentici, coltivano gli stessi valori fondamentali: che sono quelli enunciati dalla rivoluzione francese e da tutti i più importanti documenti costituzionali che sono alla base degli Stati moderni.

Sono gli stessi che, in qualche modo, si possono ricavare anche dal Nuovo Testamento.

L'unica differenza sta in questo: i non credenti li fondano sulla natura umana e sulla Vita in quanto tale, i credenti ricorrono ad una entità diversa e sovrannaturale.

Aristotelicamente pensano che tra i valori e l'uomo ci debba essere un terzo elemento fondante, che è appunto Dio.

Sono più saldi i valori fondati esclusivamente sull'uomo o quelli piantati in Dio?

I credenti non hanno dubbi, io non sono così sicuro.


+. La morte come 'fonte' di fede.

'Senza la morte non saremmo in grado di dedicarci completamente a Dio. Terremmo aperte delle uscite di sicurezza, non sarebbe vera dedizione. Nella morte, invece, siamo costretti a riporre la nostra speranza in Dio e a credere in lui.'

Si è spesso detto e scritto che, alla base della fede, c'è la difficoltà degli esseri umani di accettare la morte come un 'normale' evento biologico.

La circostanza è stata quasi sempre solennemente negata dai teologi, dagli intellettuali di area cristiana e dalle alte gerarchie ecclesiastiche.

Le parole del cardinale sembrano, invece, confermarla in pieno.

La morte è certo un evento drammatico rispetto al quale nessuno rimane del tutto sereno e indifferente: soprattutto quando si tratta della propria morte.

Sperare in un Dio che conceda, dopo la morte, una vita eterna molto migliore di quella vissuta, di certo aiuta e consola: prima e durante il grande passo.

Ma non vuol dire che si tratti di una certezza che tutti possono e devono accettare.


+. La giustizia degli uomini e quella di Dio, il giudizio degli uomini e quello di Dio, la condanna degli uomini e la bontà di Dio.

Ad un certo punto il cardinale afferma che persino Hitler potrebbe aver ottenuto da Dio una chance: potrebbe, ad esempio, aver conquistato il Purgatorio ed evitato l'Inferno.

A nessuno è dato di sapere che cosa, esattamente, succede nell'al di là, così come nessuno può farsi interprete del pensiero e del metro di giudizio di una divinità, ammesso che esista e qualunque essa sia.

Credo che gli unici competenti a giudicare delle azioni dei propri simili sono solo gli uomini e che questi giudizi devono essere pronunciati in riferimento a comportamenti ed azioni concretamente prodotti dai singoli.

Che quindi non ci può essere spazio per pentimenti sopravvenienti in punto di morte o, addirittura, post mortem.

E' una tendenza degli uomini di Chiesa, questa, dell'assoluzione concessa, in definitiva, a tutti.

Una prassi che, a mio avviso, rischia di confondere le idee, di annacquare i principi e di indurre ad una forma di relativismo molto simile alla nera notte di cui parla Hegel, in cui tutte le vacche sono nere.

+. Il Cardinal Martini è uno dei massimi esperti mondiali di Sacre Scritture: comprensibile quindi il suo entusiasmo per la Bibbia.

Soprattutto per il messaggio positivo che da questa proviene.

Personalmente sono un po' meno entusiasta, anche se non sono un addetto ai lavori.

La Bibbia, come gli altri testi sapienziali dell'antichità, contiene di tutto.

C'è la guerra con tutti i suoi orrori, ci sono i massacri - a volte permessi, voluti o addirittura favoriti da Dio stesso -, c'è la vendetta, l'odio e la maledizione.

E poi, certo, ci sono anche l'amore, il rispetto, la tolleranza, la pace e la beatitudine.

E' meritorio il lavoro esegetico che ricerca ed esalta gli aspetti positivi, ma non si possono ignorare gli altri.

Non esiste interpretazione allegorica che possa annullare, stemperare o, addirittura, trasformare in positivi gli elementi negativi.

In sostanza se Dio può aver pronunciato delle frasi favorevoli alla convivenza pacifica o aver indotto delle persone o un popolo a fare del bene, tuttavia, in ogni caso, non può aver proferito ingiurie o scagliato anatemi né può aver spinto alcuno a mettere in atto atroci misfatti.

La Bibbia è 'tutta' parola di Dio?

Per concludere.


Lunga vita al cardinal Martini.

Che il cardinal Laghi abbia, da morto, quel giusto giudizio che gli uomini gli hanno sottratto in vita.




















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