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cash for trash

2007-2010 > 2008 > FLUTTUAZIONI


(22/10/2008)

(vedi anche 'il giocattolo')


'CASH FOR TRASH'


Denaro liquido in cambio di spazzatura.

O, se si preferisce, spazzatura in cambio di denaro contante.

E' quel che è successo.

Il denaro liquido è molto spesso il risultato di speculazioni finanziarie: viene fuori dalla spremitura della spazzatura.

Non è quindi un grande guaio se poi finisce, a sua volta, in spazzatura.

Almeno in parte, tuttavia, il denaro liquido è anche costituito dai risparmi di una vita di lavoro, magari anche duro, che vanno a finire in spazzatura o, per meglio dire, in carta straccia.

Di chi la colpa?

Di tanti soggetti: +) di persone scriteriate che pretendono di vivere alla grande senza averne alcuna possibilità; +) di manovratori della finanza che trasformano questi miserabili in galline dalle uova d'oro; *) di una pletora di intermediari che si arricchiscono solo grazie alle speculazioni; +) delle banche che azzardano e scaricano, senza mai informare completamente; +) dei possessori di danaro contante che non si accontentano di recuperare l'inflazione ma vogliono realizzare guadagni consistenti in un lasso di tempo piuttosto breve.


Per orientarsi un po' bisogna capire che cosa vuol dire 'subprime' e che cosa è successo all'Islanda.


Quanto al primo punto.

'Prime' identifica quei clienti che possono dare tutte le garanzie per far fronte ai debiti contratti.

'Subprime' si riferisce invece alla massa di disgraziati che non possono dare alcuna garanzia per onorare i loro debiti.

A partire dagli anni 80 - 90 del secolo scorso le banche americane (governo consenziente) hanno cominciato ad aprire delle linee di credito per la gente subprime (chiamiamola così).

Si concedevano crediti per comprare l'automobile, per mandare i figli al college e, soprattutto, mutui per comprare le case.

Si davano a queste persone anche delle carte di credito.

Questo credito era concesso dalle banche (Lehman & Brothers ma anche da altre) a condizioni piuttosto onerose per il contraente, visto che si trattava di persone che non potevano ottenere soldi in nessun altro modo.

Quindi si faceva finta di supporre che da questi crediti (più gli alti interessi) ne sarebbero derivati dei ricavi consistenti.

(In mezzo c'è anche la bolla speculativa delle case, sulla quale non mi soffermo per non ingarbugliare troppo la questione)

Che cosa hanno fatto le varie Lehman & Brothers?

Hanno trasformato questi loro crediti, in obbligazioni e in altri prodotti finanziari che hanno proposto in vendita alle banche di tutto il mondo 'garantendo' per questi titoli un rendimento alquanto elevato (visto che i loro introiti si presumevano notevoli).

Questi titoli non erano però garantiti dalle banche emettitrici (Lehman e soci) ma direttamente dai debitori che, di fatto, erano insolventi per definizione.

Le banche di tutto il mondo (comprese le nostre, compresa Mediolanum la banca di Berlusconi) si sono affrettate a collocare questi titoli presso i risparmiatori terminali, in fregola di alti guadagni a buon mercato.

Nel giro di qualche anno il bluff si è manifestato per quello che era: un gran castello di carta che ha macinato miliardi di euro e dollari veri.

Cioè: gli insolventi per definizione sono diventati insolventi di fatto.


Lehman & C. non sono più state in grado di garantire niente (oltre tutto fin dall'inizio non si erano mai proposte come garanti) e tutti coloro che avevano acquistato quei pezzettini di carta sui quali erano scritte cifre interessanti si sono ritrovati a possedere soltanto dei tagliandi di carta con delle scritte senza referente.


Il caso Islanda è per molti aspetti simile.

L'Islanda è un'isola in gran parte disabitata.

Ha una superficie pari a circa un terzo di quella italiana e una popolazione di appena 300 mila abitanti.

Vive di pesca e di turismo.

La sua economia è sempre stata modesta, vista l'esiguità della popolazione.

Ad un certo punto tutti hanno cominciato a pensare in grande:
°) gli abitanti che volevano non una ma due case più tutti i confort della vita moderna; °) gli imprenditori che aspiravano a trasformare le loro piccole imprese in grandi poli industriali; °) le banche che pensavano di diventare le casseforti dell'Europa occidentale; °) e, naturalmente, lo Stato che immaginava un'Islanda protagonista della scena europea.

Queste grandi ambizioni avevano bisogno di danaro e la richiesta sembrava giustificata da un'economia che appariva sana e da una moneta che si mostrava forte.

Per attirare denaro, però, bisogna offrire agli investitori condizioni vantaggiose (alti rendimenti) e le banche e lo Stato Islandese lo fecero.

Se si pensa che in Giappone gli interessi sono pari a zero e che in Europa e negli USA sono molto bassi, si capisce come mai ad un certo punto gli speculatori a caccia di realizzi hanno cominciato a riversare sull'isola di ghiaccio dei veri e propri fiumi di danaro.

Naturalmente per quei dollari, per quella montagna di euro si dovevano pagare degli interessi molto elevati: ragion per cui le tre piccole banche islandesi, per far fronte alle scadenze, cominciarono a lanciarsi in operazioni sempre più rischiose e ad emettere obbligazioni che promettevano rendimenti molto alti.

Le obbligazioni, visto il buon rendimento, venivano sottoscritte a piene mani dalle banche straniere (dei Paesi scandinavi, soprattutto ma anche dell'Inghilterra e di altri Paesi).

Si creò così un circolo perverso che si auto gonfiò a dismisura, anno dopo anno.

Finché non si sparse la voce (e non si diffuse un correlato improvviso e irrefrenabile panico) che, forse, quelle tre piccole banche non erano in grado di onorare le loro obbligazioni.

Non si trovarono più speculatori disposti a comprare quei titoli e chi aveva depositi corse a prelevare.

La storia è sempre la stessa: le banche non garantiscono più alcunché e le obbligazioni da loro emesse diventano dei puri e semplici pezzetti di carta.


Questa è la finanza.

Meglio, questa è solo un piccolo squarcio sulla finanza speculativa creata negli ultimi decenni dai padroni della ricchezza finanziaria mondiale e accettata da tutti come il nuovo vangelo.

Perché poi ci sono le vendite allo scoperto, ci sono le scommesse e gli azzardi veri e propri: e tanto altro di noto e di meno noto.


Anche le nostre banche, le compagnie di assicurazione e i fondi di investimento sono rimasti scottati dallo scoppio del fantasmagorico pallone.

Nel senso che hanno collocato quei titoli evanescenti presso i loro clienti e, probabilmente, ne hanno mantenuti anche nei loro portafogli: con le conseguenze che è facile immaginare.

Operazione che pare abbiano fatto anche i tanto sponsorizzati fondi pensione mettendo ancor più a repentaglio il futuro dei 'futuri' pensionati.


Ad affrontare la nostra emergenza ci sono due signori dalle credenziali quanto meno discutibili.

Nessuno dubita dell'impegno, ma il loro passato fa pensare.

E' pur vero che ormai è invalsa la moda di riscrivere il passato ma certe cose non si cancellano facilmente dalla memoria.


Il ministro Tremonti: ricordate?

In anni non lontani ha fatto di tutto per accreditarsi come il mago delle soluzioni prodigiose, il vate della finanza creativa.

Di quella finanza che doveva essere lasciata libera di scorrazzare perché così avrebbe raddrizzato le storture dell'economia italiana.

Adesso promette attenzione, rigore e controlli ferrei: soprattutto dichiara guerra ad ogni tipo di manovra speculativa.

Benissimo!

Non deve, in ogni caso, avere la faccia tosta di spacciare come sue proposte originali, ricette che sono state elaborate da J. M. Keynes negli anni '30 e riprese recentemente con ben altra coerenza e chiarezza da J. Stiglitz - premio nobel 2001 per l'economia e P. Krugman - premio nobel 2008 per l'economia.

Pensi piuttosto a ridurre gli scandalosi onorari di manager ed amministratori che dopo aver portato al tracollo grandi imprese continuano a percepire dallo Stato milioni di euro.


L'altro personaggio non può essere che Berlusconi.

Campione di tutte le bandiere e concentrato di tutte le contraddizioni.

E' assertore del più smodato liberismo salvo poi essersi arricchito con il totale monopolio delle televisioni private.

Compare ogni giorno in televisione a dire e a smentire: aveva rassicurato tutti sul fatto che la crisi finanziaria non avrebbe influito sull'economia reale; adesso che la recessione comincia a mordere promette alle imprese aiuti di Stato per affrontare l'evidente frenata.

Soprattutto ci tiene a far sapere che non dorme la notte per questi guai finanziari.

D'altra parte la Mediolanun (la banca che la sua famiglia gestisce insieme all'uomo del cerchio) è costretta a reperire in tutta fretta 120 milioni di euro, il corrispettivo delle obbligazioni Lehman & Brothers in suo possesso o collocate presso i suoi clienti.

Per non parlare del fatto che se si avanza nella recessione la stessa Fininvest - Mediaset finirà per risentirne.

In questo caso c'è il solito problema del conflitto di interessi che ci impedisce di capire quanto Berlusconi ami veramente l'Italia e quanto, invece, abbia a cuore i suoi personalissimi affari.


E' chiaro che una conclusione non c'è.


C'è solo da sperare che le cose volgano al meglio un po' dappertutto: in questo modo potremo respirare anche noi.

Le millantate doti taumaturgiche dei nostri governanti non esistono.

Prima se ne convinceranno gli interessati, il loro seguito e tutti gli italiani proni meglio sarà per tutti.


















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