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caverne

2007-2010 > 2007 > VARIO

19/11/2007

Le caverne sono la metafora degli esordi dell'Umanità.

I primi uomini vivevano nelle caverne.

Non i primissimi, che stavano all'addiaccio.

Le caverne sono diventate il simbolo di una vita primitiva e non evoluta.

Di una vita essenziale e misera, piena di stenti e malattie.

Di una esistenza breve e accidentata.

Si può dire che da quando è iniziata la storia, l'umanità ha cominciato ad abbandonare le caverne.

Si potrebbe anche leggere tutta la storia dell'umanità come una precipitosa fuga dalle caverne.

'Affrancarsi dalla caverna!': non è stato solo un motto, ma un vero e proprio imperativo.

Che è arrivato ai nostri giorni.

Che noi, oggi, consideriamo desueto e del tutto superato.

Eppure la caverna non ha mai abbandonato l'umanità.

Sembra quasi che più la scienza e la civiltà si impongono e più, contemporaneamente, si allargano e approfondiscono le caverne.

Anzi: sembra proprio che il benessere non possa fare a meno delle caverne, che il suo avanzamento dischiuda sempre nuove e inquietanti caverne.

L'ha dimostato in modo inequivocabile la prima metà del secolo scorso: un'umanità evoluta sul piano culturale e progredita quanto a benessere s'è vista precipitare, nel breve volgere di qualche anno, in un baratro da cui si è risollevata solo molto a fatica e ad un prezzo altissimo.

La prova del 9 è arrivata l'undici settembre 2001: un mondo gaudente, mezzo assopito e svagato si è trovata spalancata sotto i piedi una voragine mai vista. Una sorta di buco nero che gli eventi successivi, anziché colmare, hanno se mai approfondito.

Siamo ai nostri giorni.

Gli uomini costruiscono torri e palazzi illuminati, disboscano e circoscrivono le foreste, edificano ed asfaltano ogni lembo di terreno.

Gli uomini temono la caverna e fanno di tutto per toglierle spazio ed ostruirla.

Invano.

Per tante ragioni, ma soprattutto per due.

* La prima la chiamerei antropologico-sociale.

Ci sono delle comunità umane che pensano di poter aumentare indefinitivamente il loro benessere, a qualunque costo e ad ogni prezzo.

Girano il mondo raccogliendo e depredando tutto ciò che può tornar utile per il loro scopo.

Usando tutti i mezzi consentiti e ricorrendo, in caso di necessità, anche alle guerre.

Così facendo incrementano le loro ricchezze senza colpo ferire.

Immaginano che i depredati, che sono a loro volta esseri umani desiderosi di un maggior benessere, se ne stiano con le mani in mano a subire senza fiatare: a guardare gli altri star sempre meglio, a contemplare se stessi cadere vittima delle malattie e della miseria.

Non si accorgono, i razziatori, che la loro azione scava negli animi di milioni di persone caverne sempre più profonde e oscure, pronte a scatenare in ogni momento potenti e primitive forze di reazione.

Potrà essere una materia prima, il catalizzatore, una epidemia, una catastrofe naturale, un banale incidente, un insignificante contrattempo, una fede religiosa.

Può essere qualsiasi cosa. Quel che è certo è che quelle caverne prima o poi, in un modo o nell'altro, presenteranno il loro conto.

* L'altra la definirei psicologico-individuale.

Da sempre le religioni, in particolare il cristianesimo, hanno valorizzato la parte migliore dell'essere umano.

Introducendo il paradiso ed esaltando l'opera salvifica di Cristo si è arrivati a nascondere all'uomo la sua vera natura.

Tanto è vero che, per restare nell'ambito delle chiese, non si parla più del purgatorio e l'inferno è stato relegato in un al di là piuttosto improbabile.

E così le tesi di Hobbes sono etichettate in quasi tutti i manuali di filosofia come pessimistiche e poco realistiche. La stessa sorte è toccata d'altra parte al filone Paolo - Agostino - Lutero - Calvino.

Sembra che nessuno abbia riflettuto abbastanza sul fatto che un grande illuminista come Kant insiste nel ricordare 'il male radicale' che è sepolto dentro ciascuno di noi.

Insomma: non occorre che andiamo a cercare le caverne tanto lontano, esse sono vive e vegete, connaturate alla nostra complessione psico-fisica.

Ignorare questa semplice verità porta gli uomini ad esserne regolarmente vittima.

Come esseri umani non si può dire che siamo dei buoni esseri viventi: siamo malvagi, profondamente e intimamente cattivi, infinitamente di più di ogni altro essere animato, molto di più di quanto siamo disposti a riconoscere.

Questo non deriva tanto dalla sessualità sfrenata, come vorrebbe far credere qualche chiesa, ma dall'egoismo che ci domina, dall'indifferenza che ci acceca, dalle passioni che ci travolgono, dalla brama di potere che non ci dà tregua.

L'umanità non ha dunque speranza?

E' destinata a finire per propria mano dentro una abissale caverna?

Non è detto che non accada, ma si può anche evitare.

+ Coltivando attivamente quel sentimento naturale che Smith e Hume hanno chiamato 'simpatia'.

+ Portando in giro per il mondo un po' di benessere, restituendo, quindi, agli spogliati una parte del mal tolto.

Molti sorrideranno, a queste banalità.

Tuttavia è certo che di banalità in banalità, un sorriso dopo l'altro, il cammino verso la catastrofe è segnato. Se non per noi, sicuramente per i nostri discendenti.

Che avranno molto poco di che esserci grati.



















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