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chierici

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(01/10/2008)


'La Trahison des clercs'.


E' un saggio scritto nel 1927 da un intellettuale francese, Julien Benda.

Il testo analizza l'atteggiamento degli intellettuali (Benda li chiama 'chierici') nel primo scorcio del ventesimo secolo.

Tra la fine dell'ottocento e i primi anni del novecento molti intellettuali francesi diedero prova di indipendenza di pensiero e di vero e proprio coraggio in occasione dell'affaire Dreyfus
*.

Nel corso della prima guerra mondiale, però, la maggior parte di essi dimenticò e mise da parte gli ideali di pace e di fratellanza tra i popoli e si schierò apertamente per la nazione di appartenenza.

Anziché comportarsi come custodi dei valori perenni (della ragione, della verità, della giustizia, dell'umanità ...) si trasformarono in una sorta di milizia spirituale del potere temporale.

Scoprirono l'utile e le passioni politiche e si misero al loro servizio.

I chierici tradirono.


Julien Benda visse fino al 1956: ebbe tutto il tempo per constatare ed annotare ben altri e più deleteri tradimenti.


A partire dal 1927, anno della denuncia di Benda, molte cose sono cambiate.

I chierici, intesi come intellettuali liberi, onesti e indipendenti, sono spariti quasi totalmente.

Quella che nel 1927 sembrava a Benda una situazione anomala e paradossale, in poco meno di un secolo è diventata assolutamente normale.

Dove sono andati, i chierici?

Sono saliti sul carro del potere.

( Benda direbbe che hanno tradito.)

Sarebbe meglio dire sui carri del potere.

La nostra società 'democratica' è molto più frastagliata e sfaccettata delle società autoritarie della prima metà del novecento.

Il potere non è più soltanto nelle mani di un'unica persona o di un gruppo ristretto.


[ Qualcuno rimpiange quell'epoca e lo manifesta senza tanti infingimenti.

Ma i tempi sono cambiati e non sembra che, oggi, certe velleità si possano realizzare tanto facilmente. ]



Il potere è sempre potere, ma è sfrangiato.

E' tenuto da mani diverse, che spesso sono in concorrenza tra loro.

Per cui gli intellettuali, oggi, hanno la possibilità di scegliere, di schierarsi con l'una o l'altra delle parti in competizione.

La maggior parte di loro opta per il più forte, per quella fazione che sembra garantire sostanziosi privilegi per un periodo di tempo più lungo.

Il fatto di scegliere fra diversi 'gestori' del potere, fa sì che i chierici si sentano liberi e indipendenti, credano di agire con rettitudine, siano convinti di non venir meno a quella che dovrebbe essere la loro missione.

La qual cosa, anche se mascherata di buona fede, non cancella il fatto nudo e crudo, reale: i chierici sono quasi tutti schierati all'interno del potere.


Al di là del tradimento dei più, è poi successo qualcosa di ancora più grave: ai pochi che non intendono piegarsi alle ragioni del potere, non è lasciata alcuna possibilità di comunicazione.

Sono isolati, tagliati fuori dai media che contano, sono ridicolizzati e zittiti.

Alcuni di loro accettano l'annullamento e si chiudono nel silenzio.

Altri si raccolgono in conventicole da iniziati all'interno delle quali elaborano senza sosta sofisticate architetture ideologiche che, mancando di confronto e di sperimentazione, finiscono per mostrare tutta la loro sterilità.


Il fatto è che la politica ha fagocitato tutto.

Non c'è campo dell'attività umana che i politici di professione non abbiano posto sotto il loro controllo.

Per cui, rispetto alla tematica che stiamo esaminando, possono darsi due differenti situazioni.

Possiamo vedere, per esempio,
un chierico che diventa politico.

Il politico deve operare, gestire e amministrare: deve assumere continuamente delle decisioni operative che vanno ad incidere sensibilmente sulle condizioni di vita dei cittadini.

Il chierico-politico, eccetto rare e luminose eccezioni, si rivela solitamente inadeguato al suo compito: pecca di astrattezza e di idealismo finendo per essere approssimativo e inconcludente.

Viene messo da parte molto prima di diventare pericoloso.


Più frequente è, invece, il caso inverso:
i politici che prendono il posto dei chierici.

Che si impancano a intellettuali.


E' quello che stiamo vivendo nel nostro tempo: visto che i chierici in buona parte hanno tradito, in altra parte sono spariti.

I politici non hanno né la preparazione né l'attitudine degli intellettuali.

Quando leggono il passato non sono in grado di captarne tutti gli insegnamenti ma vi vedono solo le anticipazioni e le giustificazioni della loro azione.

Né sanno delineare un futuro che non sia quello strettamente desiderato da loro e dalla loro parte.

E tuttavia si ritengono uomini di profondo pensiero: per questo non esitano ad andare tutti i giorni davanti alle telecamere per illustrare al colto e all'inclita il loro verbo.

Ma risultano noiosi, banali, parziali, ripetitivi, insignificanti.

Odiosi, alla fine.

La scomparsa dei chierici ci ha portato ai politici - chierici: a differenza del chierico-politico, quasi sempre innocuo, questi ultimi sono invece tra le persone più pericolose che possano prendere in mano la guida di una nazione.

Perché non hanno spessore ma presumono.

Molto di più di quanto valgano.

Il politico-chierico può diventare un dittatore, all'occorrenza, se si danno le condizioni favorevoli.

O può atteggiarsi a padre della patria, a salvatore del popolo: bonario ed autoritario allo stesso tempo, accomodante ed intollerante, pacioso e iroso.


La Chiesa avrebbe potuto farsi chierico.

In virtù della sua missione.

In forza dei suoi valori.

Se non avesse perso per strada l'originaria carica profetica.

Se non avesse dimenticato la sua proiezione escatologica.

E così è diventata una organizzazione come tante altre.

Che annovera al suo interno qualche chierico coerente e coraggioso: come qualsiasi altra organizzazione della comunità umana.

Guardato a vista dai custodi del potere.

Visto che anche la Chiesa è diventata un apparato di potere.


Conosceremo ancora dei chierici autentici?

Forse sì, non adesso: ora imperversano i 'traditori'.

Comandano i surrogati: i politici-chierici.

Bisogna aspettare.

Che le cose peggiorino ancora un po'.

Poi verrà il tempo del riscatto.

Il loro tempo.


* Alfred Dreyfus era un ebreo alsaziano, ufficiale dell'esercito francese.

Per tutta una serie di circostanze divenne il capro espiatorio su cui le alte gerarchie militari e conservatrici scaricarono i loro fulmini, tutte le loro frustrazioni.

Venne ingiustamente accusato di tradimento e di intelligenza con il nemico (le alte sfere dell'esercito tedesco).

Senza alcuna prova convincente fu condannato a pene durissime.

Sorse allora, in sua difesa, un movimento di opinione pubblica che intraprese una difficile battaglia nella quale si distinsero alcuni noti intellettuali del tempo.

Tra tutti è da ricordare
Emile Zola che con il suo 'J'accuse', pubblicato sul giornale socialista 'L'Aurore' il 13 gennaio del 1898, difese con intelligenza e passione il capitano ebreo e mise a nudo tutti gli ingranaggi della macchinazione autoritaria.

Lo stesso Zola dovette subire una condanna per aver indicato i mandanti dell'operazione.

Nel giro di qualche anno, tuttavia, l'azione di questi 'chierici' portò alla revisione del processo, al ritiro della condanna e alla riabilitazione di Alfred Dreyfus.



















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