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conclusione provvisoria

2007-2010 > 2007 > RELIGIONE

Se le considerazioni esposte in precedenza hanno un fondamento si può concludere in questo modo:

*) tutti gli esseri umani, in quanto ‘sentono’ e vivono le stesse radicali esperienze, sono religiosi;
*) una parte di essi, minoritaria forse, riesce a vivere questa ‘condizione’ senza ipotizzare una rivelazione, senza dover aderire ad una religione codificata o entrare in una Chiesa: costoro sono detti laici;
*) la maggior parte, invece, ha bisogno di identificare e descrivere delle entità superiori alle quali, poi, si sottomette; sente l’imprescindibile necessità di vivere con altri le stesse esperienze, cioé di far parte di una Chiesa.

Non si tratta quindi di inveire contro questa o quella Chiesa: se mai di capire come e perché nel corso della storia si è sviluppata una particolare Chiesa invece di un’altra.

Sparare sul Cristianesimo, come ha fatto Nietzsche, quasi fosse la sentina di tutti i vizi o l’origine di tutti i mali, può essere un ottimo esercizio anti depressivo, un ricostituente vitalistico ma non colpisce il vero obiettivo.
Che è la struttura primordiale degli esseri umani.
Essi da un lato si sentono fragili e deboli, dall’altro bramano onnipotenza e immortalità: la maggior parte non riesce né a sopportare la prima condizione né ad appagare la seconda. Di qui la necessità delle religioni. E delle Chiese.

L’umanità ha dimostrato di sapersi liberare di quelle strutture politiche e sociali che, ad un certo punto, diventavano obsolete, dannose e controproducenti.
Se - nonostante tutti i loro misfatti, nonostante le guerre e i massacri, nonostante le indicibili sofferenze e le aberrazioni – l’umanità mantiene ancora in vita le Chiese, un motivo ci deve pur essere.
Può voler dire che, fatto un rapido calcolo dei costi e dei ricavi, l’umanità ha concluso che il prezzo da pagare alle Chiese per la sua sopravvivenza, è, in definitiva, ancora accettabile.

Le grandi masse non sono in grado di vivere la condizione umana nella sua nudità ed essenzialità: lasciate a se stesse senza una speranza escatologica, senza dottrine guida, senza dei ‘pastori’ che indichino la strada, rischiano di sbandare paurosamente finendo nell’abisso.
La storia della prima metà del ‘900 dimostra che anche popoli evoluti e acculturati, una volta abbandonato l’insegnamento delle Chiese per affidarsi ad altri profeti, sono andati incontro a delle vere e proprie catastrofi.

Da tutto questo discendono alcune elementari conseguenze.
*) Le Chiese non possono presentarsi come le uniche detentrici di valori e ideali: non devono mai dimenticare che una parte consistente dell’umanità è laica.
*) Le Chiese non possono pretendere di conoscere l’unica Verità circa il presente, il prima e il dopo. Il loro compito non è teoretico ma ‘psicologico’, se è possibile usare questo termine in riferimento non agli individui ma alle comunità.
*) Tutto ciò che esiste è quindi storico, nasce in riferimento a situazioni e contingenze che concernono le masse umane. La particolare visione della divinità, le differenti rivelazioni, l’escatologia e le teologie: tutto è fatto dagli uomini, per gli uomini. Come è facile dimostrare con una disamina pacata, non pre costituita.

*) I laici non possono ignorare l'esistenza delle Chiese, né possono pensare di ‘liberarsene’ nel breve volgere di qualche decennio.
Le esigenze che le Chiese soddisfano, sono autentiche e profonde.
Non sembra siano destinate a scomparire nemmeno con il progredire della scienza.
Tanto è vero che molti illustri scienziati sono anche credenti.
*) I laici si sono limitati, fino ad oggi, a parlare alle teste degli uomini ignorando che le questioni religiose hanno molto poco a che fare con la ragione. Toccano invece i sentimenti, le emozioni e le passioni, sgorgano dal terrore e dal bisogno di calore, sono fuse in unum con la paura della morte e con la speranza. Che cosa hanno fatto i laici, fino ad adesso, in questa direzione?
*) Che cosa sono in grado di proporre, i laici, in occasione della nascita di un bambino? Che cosa di fronte alla morte di una persona cara? Alla morte di un giovane? Che cosa sanno dire a chi è sopraffatto dal dolore e che cosa sanno portare a chi è spezzato dalla sofferenza?
Qualcosa, certamente, ma molto poco se paragonato a quello che sanno fare le Chiese.
Basta partecipare ad un funerale religioso e ad una equivalente cerimonia laica per rendersene conto.

I laici esistono, dunque, ma anche i credenti organizzati nelle loro Chiese esistono.
Dal mio punto di vista potrebbe essere auspicabile una umanità interamente laica, ma non sembra all’orizzonte.

Vorrei dire agli amici laici: se non siamo capaci di offrire alle masse umane il cibo di cui hanno veramente bisogno, lasciamole dove sono, permettiamo che siano gestite dalle Chiese. Toglierle alle Chiese senza riuscire poi a soddisfarle nelle loro essenziali necessità, può essere estremamente pericoloso.

Mi permetto di ricordare alle Chiese che esistono anche i laici e che sono una larga fetta di umanità. Hanno valori e ideali esattamente come i loro. Le loro verità si sono fatte nel corso della storia, esattamente come quelle delle Chiese. E proprio come le Chiese hanno compiuto imprese memorabili e commesso errori.
Non c’è da una parte l’Assoluto e l’Eterno, dall’altra il relativo e il contingente.

Se le Chiese guardassero la loro storia con occhi sinceri vedrebbero che la struttura della loro organizzazione è profondamente cambiata con il passare dei secoli; che il loro patrimonio teologico si è continuamente modificato; che si è trasformata radicalmente anche la loro concezione della vita e della morte: la loro stessa visione di Dio è progressivamente mutata.

La convivenza civile, quindi, non può che nascere dalla tolleranza reciproca e dal confronto continuo.
Senza alcuna immotivata prevaricazione.

(CONCLUSIONE – provvisoria)


















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