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contra donatistas

2007-2010 > 2008 > POLITICA

(29/05/2008)
[ Sono in ritardo, non per colpa mia ma a causa del cattivo funzionamento della ADSL, croce e delizia di tutti gli internettisti. Molto croce, qualche volta delizia. ]


CONTRA DONATISTAS

Nonostante tutto, non mi sento un giustizialista.

Su questo punto non concordo con Di Pietro, Travaglio, Grillo e gli altri.

Che mi trovano invece consenziente su numerose altre loro iniziative: sbarrare a Berlusconi la strada del potere assoluto; difendere la libertà di informazione (contro il monopolio privato tuttora esistente; per Europa 7 contro Rete 4; a favore di una vera e propria rifondazione della RAI); ...



A questo proposito vorrei ricordare la polemica di
Agostino di Tagaste (354 - 430 a.C.) 'contra Donatistas'.

I donatisti prendono il nome da un certo
Donato di Casae Nigrae, località della Numidia (270 - 355 d.C. circa).

Siamo tra la fine del terzo secolo (che conobbe una delle più dure persecuzioni contro i cristiani, quella di Diocleziano) e l'inizio del quarto (il secolo della definitiva e trionfale affermazione del cristianesimo ad opera, soprattutto, degli imperatori Costantino e Teodosio).

Sotto l'impero di Diocleziano numerosi cristiani, soprattutto in Africa, salvarono la vita a prezzo di qualche cedimento (vennero chiamati 'lapsi', caduti).

Si distinguevano, all'interno di questi
lapsi, varie categorie.

'Libellatici': coloro che, basandosi su una documentazione contraffatta, dimostravano la loro devozione alle divinità pagane.

'Turificati': accettavano di bruciare incenso agli dei.

'Traditores': quei cristiani che, minacciati di morte, consegnavano i Testi Sacri alle autorità imperiali.

Quando nel 311, morto il vescovo Mensurio di Cartagine, venne eletto al suo posto il diacono Ceciliano, un gruppo di 70 vescovi Nord-Africani guidati da Donato si ribellò, non riconobbe il nuovo vescovo e nominò al suo posto il prete Maggiorino.

Questo perché, secondo Donato, sia Mensurio che Ceciliano erano stati dei traditores.

La presa di posizione di Donato e degli altri vescovi suoi sostenitori, fu condannata dal capo della chiesa di Roma e da altri vescovi dell'occidente sostenuti dall'imperatore.

Si fecero concili, in proposito.

Furono organizzate contro i donatisti delle vere e proprie persecuzioni.

Senza ottenere molti risultati.

All'interno di quella setta si distinsero i
Soldati di Cristo, che dai loro avversari vennero chiamati 'circumcelliones': erano credenti che andavano in giro armati di bastone e difendevano la loro causa con ogni mezzo.

Molti erano talmente determinati da cercare essi stessi il martirio; alcuni organizzarono dei veri e propri suicidi di massa.

Si gettavano in qualche burrone o si lasciavano bruciare vivi dentro dei roghi appositamente accesi.

I donatisti sostenevano che tutti coloro che si erano macchiati di apostasia o che avevano vissuto per molto tempo e pubblicamente nel peccato mortale non potevano ricoprire importanti incarichi religiosi.
Non potevano quindi diventare preti né tanto meno vescovi.
Avrebbero, al più, potuto ottenere la riammissione in seno alla Chiesa tramite un secondo battesimo.

Come potevano essere validi i sacramenti amministrati da chi, per paura, aveva tradito la sua fede sacrificando alle divinità pagane?

Come poteva conciliarsi la santità della Chiesa con l'indegnità di chi aveva scelto il peccato mortale?

Agostino, vescovo di Ippona dal 396 al 430, scrisse parecchi testi contra Donatistas.

Sostenne che la penitenza e il ravvedimento potevano permettere ai cristiani di vivere pienamente la loro fede all'interno della Chiesa, senza bisogno di un secondo battesimo.

Sottolineò che i sacramenti amministrati dai sacerdoti e dai vescovi riconosciuti dalla Chiesa erano comunque e sempre validi: indipendentemente dalla stato di grazia o di peccato del celebrante stesso. Presente o passato.

Il santo nord africano fu molto deciso nella sua azione: arrivò addirittura ad invocare contro i donatisti l'intervento del potere civile (anche se, bontà sua, chiese che gli eretici non fossero condannati a morte).

D'altra parte, a ben vedere, Agostino combatteva anche per se stesso: i donatisti, infatti, partiti dalla condanna di chi aveva tradito la propria fede sotto le minacce delle persecuzioni, erano arrivati a prendere di mira tutti coloro che non erano stati cristiani fin dalla nascita, coloro che, prima di diventare cristiani, erano vissuti per anni nel peccato mortale.
E nonostante questo erano poi stati consacrati presbiteri o addirittura vescovi.

I preti e i vescovi, a loro modo di vedere, dovevano essere puri ed integri, per non macchiare la santità della Chiesa.

Agostino si era convertito al cristianesimo più che trentenne, aveva trascorso una giovinezza piuttosto scapestrata durante la quale, da un rapporto occasionale, aveva pure avuto un figlio cui aveva imposto il nome di Adeodato.

Era quindi in discussione il suo stesso ministero di vescovo.

I donatisti furono spazzati via, come tutti gli altri cristiani, prima dai Vandali e poi, definitivamente, dagli Arabi che diffusero l'Islam in tutto il Nord Africa.



Contro il giustizialismo si potrebbero usare gli stessi argomenti impiegati nella battaglia contro la pena di morte.

La giustizia (meglio, l'amministrazione della giustizia) può sbagliare.

Quindi ...

Obiezione: si può aspettare che tutto venga chiarito e poi ...

Conoscendo i tempi della giustizia italiana, vorrebbe dire escludere a vita una persona dalla politica attiva.

E poi c'è condanna e condanna: e qui la casistica è sterminata.

Un conto è uno che è condannato per collusioni mafiose e un altro chi è condannato, per esempio, per avere difeso una famiglia minacciata di sfratto...

Molte altre questioni sono inoltre legate alla struttura della magistratura e alla legislazione nel suo insieme.

*. Quanto alla magistratura non si può negare che si tratti di una casta, visto che il termine va tanto di moda.

Una casta privilegiata cui si accede per raccomandazioni, per discendenza e, in qualche rara occasione, anche per merito.

Chi volesse verificare questa affermazione non ha che da controllare l'esito di tutti i concorsi svolti sino ad oggi.

La vita interna di quest'organo è poi disciplinata in parte da automatismi obsoleti che scandiscono avanzamenti e privilegi, in parte da cooptazioni regolate da chi sta ai vertici dell'ordine.

Insomma si tratta di un'istituzione che, quanto a formazione e a vita interna, è molto poco democratica: nonostante vi siano e vi siano stati fior di magistrati degni del massimo rispetto.

E' un 'Potere' che necessita di una riforma radicale.


Paradossalmente, ad impedirla, è stato proprio Berlusconi detentore di mastodontici contenziosi con la giustizia.

Dato che egli mira ad una riforma che la sottometta ai potenti in maniera ancora più stretta, di fatto ha reso impossibile ogni tentativo di rinnovamento democratico.

La legge è uguale per tutti?

Assolutamente no.

Purtroppo non è così.

Lo sanno tutti.

Quella è una enunciazione puramente formale, di solo principio.

Con poca sostanza.

E' come dire: gli uomini sono tutti fratelli.


*. E poi c'è il diritto: un ammasso imponente di leggi, leggine, regolamenti e sentenze che si sono accumulate e intrecciate per decenni, sovrapponendosi, spesso anche contraddicendosi.

Il tutto per la felicità degli avvocati; per la disgrazia dei comuni cittadini e delle loro tasche.

Questo coacervo sterminato di norme oltre che la fortuna degli avvocati incrementa in maniera esponenziale la discrezionalità dei giudici che nel valutare una certa situazione possono ricorrere ad una svariata quantità di disposizioni e quindi possono, per esempio, assolvere invece che condannare e viceversa.

Sempre nel pieno rispetto della legge.

E' democratico un simile sistema?

E' ancora tollerabile?


Si doveva aspettare un certo Calderoli per sentir parlare di semplificazione?

Perché la sinistra non ha mai fatto sua questa battaglia di essenziale contenuto democratico?


Come se ne esce?


Come procedere nei confronti di quei politici che hanno subito delle condanne?

Non è facile.


Si potrebbe pensare di lasciare la valutazione al popolo sovrano.

Non sembra la soluzione ottimale visto che il popolo si lascia spesso influenzare da una miriade di suggestioni.

Lasciare al codice deontologico dei partiti e ai loro organi interni?

Anche questo accorgimento non appare del tutto soddisfacente: visto che spesso i partiti hanno obiettivi diversi rispetto agli interessi del popolo.

Forse bisognerebbe costituire un collegio di probiviri super partitico.

Demandare il tutto a dei saggi di specchiata onestà, persone di una certa età che abbiano conseguito meriti reali nel campo delle lettere, dell'arte, della scienza, della tecnologia ...

Gente non pagata per questo, al di sopra delle parti e immune da ogni possibile sospetto, in grado di garantire serietà, onestà e assoluta imparzialità.

A loro potrebbero ricorrere tutti coloro che, vogliosi di cimentarsi con la politica attiva, sanno di avere un passato non del tutto limpido.

Per maggiore garanzia i saggi preposti a valutare una singola persona, potrebbero essere sorteggiati all'interno di un elenco più ampio.

Non è il massimo ma è già un'idea.


Quanto al caso specifico da cui è partita tutta la polemica - l'elezione di Roberto Schifani a presidente del Senato - forse si poteva percorrere un'altra strada per tentare di ostacolarlo.

Un percorso più politico.

Bastava mettere insieme un collage delle dichiarazioni rilasciate dal senatore negli ultimi due anni e renderlo pubblico sia attraverso stampa che tramite televisione.

Sarebbero emerse chiaramente la sua biliosità, la parzialità e la vera e propria pervicacia nel colpire in modo infido gli avversari.

Un'operazione che avrebbe mostrato al colto e all'inclita quanto poco il personaggio in questione meritasse quella carica.

Dopo di che ognuno avrebbe votato secondo coscienza, assumendosene tutte le responsabilità di fronte alla pubblica opinione.



[ Tutto ciò non mette in discussione la mia solidarietà a Marco Travaglio.

Manifestata apertamente nella precedente home 'Fair play e Marco Travaglio'.

Che per essere più efficace e meglio ripararsi dai prevedibili strali, doveva forse condurre la sua battaglia su un fronte più ampio: come ho suggerito più sopra. ]















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