ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


Cossiga

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


18 agosto 2010


in morte di Cossiga



La morte esige rispetto: per chi non è più.

E' giusto che sia così.


Ma la morte, come ho detto più volte, non cancella ciò che uno è stato in vita.

E' così per tutti.


L'ho sempre sostenuto anche a proposito degli
aderenti alla Repubblica di Salò: il fatto che siano morti, magari combattendo e da giovani, non assolve i loro massacri né fa diventare giusta una scelta che era sbagliata e criminale.

Cossiga è stato un politico per eccellenza: nella sua vita non ha fatto altro.

Probabilmente non sapeva fare nient'altro.


Un classico politico italiano: con qualche invisibile pregio, con molti 'pesanti' difetti.

E' stato un uomo fortunato: dalla Patria ha avuto tutto e di più.

Onori, ricchezze, fama, palcoscenici e platee.


Alla Patria non ha dato gran che: a volte ha fatto di tutto per dare il peggio di sé.


A fronte delle irrefrenabili valanghe di parole di cui ci ha inondato durante la sua vita, non voglio, a mia volta, spenderne più dello stretto necessario.

Ho letto sulle prime pagine dei quotidiani di oggi
alcune frasi virgolettate attribuite a Cossiga.

Non so se le abbia effettivamente pronunciate, ma è plausibile.

Le riporto con un brevissimo commento.


'Facevo il matto per poter dire la verità'.

Quale 'verità' signor ex presidente?


Credo che se una cosa si può dire in tutta tranquillità è che Cossiga se n'è andato portandosi dentro la tomba un grosso bagaglio di scomode verità mai dette.


'Non voglio funerali di Stato'.

E' singolare: un personaggio che dallo Stato ha avuto tutto, che è sempre stato tutt'uno con lo Stato, adesso non vuole i funerali di Stato.


Forse in un tentativo estremo di scrollarsi di dosso tutte le nefandezze che sono state compiute in nome e per conto dello Stato.

Fatica vana, a mio avviso:
chi di Stato vive, di Stato muore.

Checché ne dica in punto di morte.



' Sono morto, adesso state zitti'.

Che pretesa!


Uno
* che ha fatto della parola il motivo stesso della sua esistenza, * che godeva nel gettare parole intriganti e urticanti tra i piedi di avversari e sodali, * che con le parole ha più volte terremotato le Istituzioni della Repubblica, adesso impone il silenzio.

Esige che gli altri non parlino.

E' proprio il caso di una richiesta irricevibile.




Pace all'anima, come si suol dire, ma con la mente sveglia.

Nessuno e niente può cancellare il ricordo di ciò che è stato.

Neanche la morte.


















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu