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Craxi e i suoi epigoni

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


19 GENNAIO 2010

a proposito di Craxi e dei suoi epigoni




Voglio dire in tutta sincerità due parole su Craxi.

Per affermare che mi sembra eccessivo l'elogio scritto da
Napolitano nel decennale della sua morte, così come trovo a volte irritante l'insistenza con cui Di Pietro si ostina a crocifiggerlo fin dentro la tomba.

Craxi è stato il secondo Presidente del Consiglio non democristiano della storia dell'Italia repubblicana: il Primo fu il laico Spadolini.


Entrambi lo diventarono grazie alle scelte politiche di
Sandro Pertini, ex partigiano e indimenticato Presidente della Repubblica.

Quando cominciò il periodo
Craxi devo dire che ero curioso e interessato alla sua politica: mi piacevano il suo modo di fare, il piglio pragmatico, la capacità di dare un peso all'Italia nello scacchiere internazionale.

Dopo l'anonimato dei molti Presidenti democristiani, inclini a sottostare senza fiatare ai diktat dei Presidenti americani, dopo i decenni della loro impalpabile azione in Europa, nel Mediterraneo e in ogni altra parte del mondo, Craxi raddrizzò la schiena al Paese e fece sentire a tutti che, almeno, esistevamo.

Come cittadino italiano, quando Craxi andava in missione all'estero, mi sentivo degnamente rappresentato.



E tuttavia molto presto cominciò una progressiva e inesorabile involuzione.

L'inizio può essere datato al
congresso del PSI di Verona, nel maggio del 1984, quando i delegati fischiarono sonoramente Enrico Berlinguer, segretario del PCI: Craxi, anziché tacitarli e porgere le sue scuse a colui che rappresentava pur sempre il più forte partito della sinistra italiana, li approvò e aggiunse: 'non ho fischiato Berlinguer solo perché non lo so fare'.

Non ho mai condiviso interamente la politica del PCI, ma Berlinguer era davvero una persona speciale, come uomo più che come leader politico.

Egli aveva posto con forza il problema della
moralizzazione della vita politica italiana, la questione dei costi del sistema dei partiti: aveva denunciato la corruzione che stava avvinghiando sia i partiti che i loro rappresentanti.

Craxi e il suo partito, che di quel sistema di corruzione stavano diventando i protagonisti indiscussi, risposero con i fischi e con attacchi forsennati e indiscriminati.


Pertini rimproverò Craxi che, un mese dopo, quando Berlinguer morì a Padova durante un comizio, si disse pentito per i fischi e per la frase pronunciata.

In realtà attorno a Craxi andò radunandosi una vera e propria
corte dei miracoli, fatta di attori, cantanti, gente dello spettacolo e arrivisti vari: quell'entourage che Rino Formica definì una 'corte di nani e ballerine'.

Re di quella corte era quel
Gianni De Michelis che da anni va agitando il fantasma di Craxi per giustificare i suoi eccessi e la sua pochezza politica.

Per non aver dato ascolto al monito di Berlinguer,
Craxi finì per ingarbugliarsi in una politica sempre più dispendiosa, sempre più assetata di soldi, sempre più pesante da sopportare per il sistema Italia.

Elargiva favori in cambio di capitali, di ingenti capitali, di salatissime tangenti.


E' in questo contesto che si inserisce la sua azione a favore dell'astro nascente del capitalismo italiano, di
Silvio Berlusconi.

Che ripagò Craxi versando sui suoi conto correnti fior di miliardi: grazie a lui, infatti, egli era diventato l'unico vero grande monopolista dell'informazione.

Il sistema della corruzione non l'ha certo inventato Craxi, era nato prima di lui e ha continuato a prosperare anche dopo di lui, fino ai nostri giorni: credo si possa affermare, senza tema di smentite, che è ancora vivo e vegeto.

Craxi l'ha generalizzato e perfezionato: diciamo che l'ha fatto diventare una prassi comune di cui, non dico andar fieri, ma di cui poter tranquillamente conversare, come si fa con il tempo o con le partite di calcio.


Non solo: in base a quanto è emerso nei processi,
Craxi ha indirizzato buona parte di quel fiume di danaro su suoi conti privati.

Non si è accontentato, cioè, di foraggiare il partito di cui era segretario, ma ha badato in modo particolare a impinguare le proprie ricchezze.

Questo hanno accertato i tribunali che hanno gratificato Craxi di due condanne definitive passate in giudicato.


E' stato un martire Craxi?

Non direi proprio.


Nonostante le condanne, egli poté stabilire la sua residenza ad Hammamet, in Tunisia, alle porte dell'Italia.

Ufficialmente era un latitante e tutti conoscevano il suo rifugio: mai nessuna autorità italiana lo perseguì in qualche modo, mai nessuno ne reclamò l'estradizione.

Ebbe quindi un trattamento di tutto favore, che certo non sarebbe stato riservato ad alcun altro 'normale' cittadino.

Intitolare una strada, una piazza o un parco a Craxi?

E' già stato fatto in molti comuni italiani.


Vie e piazze, nel passato, sono state dedicate a personaggi di tutti i tipi, alcuni encomiabili altri discutibili, alcuni degni di essere imitati altri meritevoli di essere dimenticati.

Personalmente non sono d'accordo, ma se si scorre la toponomastica delle nostre città mi pare che non ci sia da stracciarsi le vesti.

Agli epigoni, ai discendenti e agli attuali laudatores di Craxi vorrei porre alcune domande: a cui dovrebbero rispondere in tutta sincerità, onde permettere a noi di avere un quadro completo della personalità del leader socialista.

Alla moglie e ai due figli vorrei chiedere: dove sono tutti quei miliardi che Craxi prese per sé e che poi ha fatto sparire in un vortice di finanziarie e di passaggi?

Certo, loro sì che devono dire grazie al loro congiunto!

Ma non possono pretendere che tutti gli italiani facciano altrettanto.


Perché
il mondo politico, da Napolitano a Schifani passando per D'Alema, è così unanime nel celebrare la figura di Craxi?

Perché ricorda solo di sfuggita e con evidente fastidio la campagna moralizzatrice di Berlinguer?


Perché continua a fare quel che Craxi (e gli altri prima e dopo di lui) ha fatto: drenare denaro pubblico a favore dei partiti.

I partiti italiani gravano sul popolo in modo pesante e quasi asfissiante: sia con i prelievi di legge (quelle leggi che loro stessi si sono votati), sia con il prelievo occulto e illegale (che viene fatto gonfiando gli importi degli appalti e monetizzando favori e concessioni).

Di tutto questo i politici (dal Primo all'ultimo) non vogliono parlare; non vogliono assolutamente mettere in discussione i loro onorari e i loro privilegi.

Nonostante ci sia stato un referendum che ha bocciato il finanziamento pubblico dei partiti, nonostante la contrarietà di tutto il popolo italiano.

Molto meglio celebrare Craxi, che mettersi in discussione!

Nessun partito politico (la Lega meno che mai) nessun leader (non certo l'anti politico Berlusconi) ha mai proposto la revisione dei meccanismi e la cessazione delle 'immorali' prerogative della politica: neppure adesso, nel bel mezzo di una crisi che vede centinaia di migliaia di giovani senza lavoro e migliaia di famiglie ridotte al limite della sopravvivenza.

Viva Craxi, dunque!


A
Di Pietro vorrei dire: tecnicamente e formalmente hai ragione, ma lascia stare i morti e guarda i vivi.

Sono loro il vero flagello del Paese.


Prendi in mano la bandiera della moralizzazione che Berlinguer ha cercato di sventolare e fatti promotore di una iniziativa forte, che ridimensioni drasticamente i privilegi della politica.

Anche i tuoi, quindi.


Avrai dietro di te gran parte del popolo italiano.


Se c'è una cosa, con il senno di poi, che non posso perdonare a Craxi è di aver fatto 'nascere' Berlusconi.

Operazione doppiamente svantaggiosa per il popolo italiano.


*.

Ha creato il monopolio dell'informazione e della televisione privata.

Un bene che doveva essere affidato ad un numero vasto di soggetti in grado di garantire la pluralità e la concorrenza, è stato invece consegnato ad una sola persona che l'ha trasformato in un centro di potere personale.


*.

Regalando al 'liberista' Berlusconi il monopolio della televisione privata, ha gettato le premesse per quell'avventura politica che ancora oggi ci 'allieta'.


Soprattutto per queste ragioni non posso unirmi all'attuale coro di unanimi celebrazioni e, invece, mi chiedo se, veramente, i meriti di Craxi sono tali da far dimenticare i pesi esiziali che ha caricato sul groppone degli italiani.

































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