ACRONIA


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Dachau

2007-2010 > 2008 > MONACO

(08/02/2008)

Sono stato a Dachau in una splendida giornata di sole.
L'aria era tersa e pungente.

All'ingresso ho noleggiato l'audioguida.

Appena entrati sulla destra si presenta un ampio edificio che si estende per tutta la lunghezza del campo. Erano i locali riservati ai servizi: ora sono adibiti a museo ed ospitano una serie interminabile di gigantesche didascalie con foto, cartine, grafici, spiegazioni e informazioni dettagliate.

La maggior parte dell'area del campo è occupata dai perimetri sui quali un tempo si elevavano le baracche degli internati. Sono state ricostruite soltanto due baracche dormitorio.

In fondo al campo, dalla parte opposta rispetto agli edifici del museo didattico, sono stati eretti dei templi religiosi: ebraico, cattolico evangelico e, un po' più spostato, quello ortodosso. Ancora più in là, dietro ad una verde staccionata, si scorgono i tetti di un convento di suore carmelitane.

Attraversando un ponticello che scavalca un ampio fossato, si accede alla zona camera a gas - forni crematori.

Questo è ciò che viene mostrato.

Le gigantografie del museo narrano dei soprusi, della violenza, del dolore, della sofferenza, delle punizioni e delle torture, delle morti e dei veri e propri eccidi.

L'audioguida descrive minuziosamente tutte le aree del campo, la vita degli internati e le loro attività quotidiane.

Eppure c'è qualcosa che non funziona, nell'insieme.

Qualcosa di sicuro mi sfugge.

Non riesco, per esempio, ad associare la ricca e opulenta Monaco con questo orrore che si dimenava proprio alle sue porte.
Come facevano i gaudenti bavaresi a continuare a celebrare i loro carnevali e le loro oktoberfest mentre sulla porta di casa delle persone venivano private di ogni dignità e quotidianamente brutalizzate?

A parte questo, devo dire che l'insieme del sito, per come si presenta, per come è curato, per quello che mostra nella sua attuale configurazione non suscita particolari sentimenti di ripulsa o di inappellabile condanna.
C'è poco, in verità, di quello che c'era un tempo e quel poco è così ben tenuto che stenta a far scattare i giusti moti di indignazione.

L'aggiunta delle chiese, poi, contribuisce ancor di più a creare un'atmosfera rassicurante; si tratta, a mio avviso, di aggiunte posteriori che distorcono, inevitabilmente, il set originario.

Forse ci vorrebbero le testimonianze dei sopravissuti.

O forse il tutto andrebbe ricostruito in modo più realistico.

Probabilmente mi è sfuggito qualcosa, ma non ne sono uscito con emozioni o sentimenti diversi rispetto a quelli che già nutrivo prima della visita.

Se le cose rimangono in questi termini questi luoghi diventeranno presto delle mete di gite scolastiche, dei siti inseriti nei carnet dei tour operator ma perderanno la loro funzione emotiva e, propriamente, educativa.

Va bene così?

Non c'è da preoccuparsene?

















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