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dal 2011 al 2012

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23 dicembre 2011


dal 2011 al 2012



(dialogo nonno (N) - nipote (n))


n
Cos'è, nonno, quell'ombra che intristisce i tuoi occhi?

Quel brivido freddo che raggrinza perennemente la tua fronte?

N
Non ti sembro forse allegro?

Non rido e scherzo con te anche più volte al giorno?

n
Sì, non lo nego.

Eppure, anche quando giochi con me, non sei mai completamente disteso.

Si direbbe che non sei felice.

Sembra quasi che qualcosa ti trattenga, ti impedisca di lasciarti andare.

N
E' la politica che mi angustia.

I disagi delle persone mi rattristano.

Le ingiustizie e le nefandezze sociali mi turbano e mi impediscono di starmene tranquillo.

n
Ma non puoi fare a meno di pensarci?

N
Ci provo, a volte mi ci impegno, ma non mi riesce proprio.

n
Ne ho parlato con la nonna e mi ha detto che una volta, tanto tempo fa, nel secolo scorso, non eri così.

Ti interessavi a tante questioni ma riuscivi anche ad essere sereno.

N
Ti ha detto proprio così?

n
Sì. Lei dice che è colpa della filosofia.

N
Ah sì.

In che senso?

Te l'ha detto?

n
Dice che una volta amavi molto la poesia e ascoltavi anche la musica.

Poi ti sei messo a leggere tutti quei 'tomi' (lei li chiama proprio così, ma io non so bene che cosa siano) e hai perso l'allegria.

N
Beh, non è colpa dei tomi, ma della realtà, della politica: tutto si è degradato e corrotto e io non lo accetto più tanto.

n
La nonna dice che le cose sono sempre andate in un certo modo e non capisce come mai tu te ne sia accorto solo adesso.

N
Eh la nonna, quante cose sa e dice la nonna …

Secondo me è la politica che è peggiorata, al punto che non la sopporto più.

n
Ecco, lo vedi: sei tu che sei cambiato.

Non sopporti più quello che una volta ti sembrava tollerabile.

N
Forse è così, ma anche le forme hanno il loro peso.

Forse i politici sono sempre stati ingordi di danaro e privilegi, forse hanno sempre frequentato la zona grigia che sta al confine tra legalità e malavita: ma si presentavano in modo diverso, sembravano più colti, meno rozzi.

Le gratifiche e gli appannaggi non li pretendevano a gran voce e non li esibivano spudoratamente.

Conducevano una vita normale , spesso appartata e quasi spartana.

n
Ma non è che facessero la fame, neanche allora …

N
No di certo.

Una volta si diceva che gli anziani sono schiacciati dal peso del passato.

Io non ci credo.

In realtà è il futuro che ci sfianca.

n
Ma il futuro non esiste, come fa ad essere così 'pesante'?

Posso capire che il passato opprima, ma il futuro no …

N
Se è per questo nemmeno il passato esiste.

Anzi il passato come tale non solo non esiste ma nemmeno può ritornare: è proprio andato e non ha alcun'altra possibilità di intervento su di noi.

Il futuro, invece, è fuori dalla porta, incombe minaccioso, è appostato per colpirci, è sempre sul punto di materializzarsi, sempre più cupo e sgradevole di come l'abbiamo immaginato …

n
Ha proprio ragione la nonna: sei diventato filosofo.

Ecco il tuo guaio.

Per questo non ti capisco più.

Una volta mi parlavi di avventure, di corse a cavallo, di imprese eroiche …
Chiusi nel nostro appartamento e steso sul divano mi facevi sentire il rumore del bosco scompigliato dal vento, il tepore dei tramonti sul mare, la freschezza delle albe alpine … mi parlavi della saggezza e della pazienza delle mucche, della beata e pacifica incoscienza degli asini, dell'impetuosità dei cavalli, della vitale e incondizionata fedeltà dei cani, della sublime indifferenza dei gatti …

Da un po' di tempo non parli che di politica e di catastrofi …

Ma io che devo fare?

N
Hai ragione.

Devo cambiare.

Lo faccio come proposito per l'anno nuovo.

Ma non sarà facile.

Se non mi aiuterai non ce la farò.

Me la darai una mano?

n
Ci mancherebbe!

Certo!

Ma che cosa devo fare?

N
Niente di particolare.

Devi essere te stesso: semplicemente.

n
Tutto qui?

Ma io non faccio niente di speciale.

Per riprendere il tuo 'discorso filosofico' potrei dire che io vivo completamente calato nel presente.

Per me è importante quello che faccio momento per momento, da solo o con i miei amici.

Assaporo tutta intera la gioia dei divertimenti, degli scherzi, anche delle chiacchierate, delle corse, delle sfide …

Al massimo penso a quello che faremo nel pomeriggio o domani, che non considero futuro, perché sono così vicini che mi sembrano adesso …

N
Ah, eccolo.

Ti metti a fare il filosofo anche tu.

Ma da chi hai imparato?

Dalla nonna, forse?

n
Eh, la nonna … dice, dice … ma poi la sento sempre brontolare 'una volta si faceva così', 'una volta non si faceva cosà' …

N
Però hai ragione.

Dobbiamo imparare a vivere un po' meglio il presente.

Imparare dal passato e programmare il futuro: ma senza farsene sommergere.

Né dall'uno né dall'altro.

Cercando di cogliere, invece, ciò che di buono e di bello ci mette sotto il naso il presente.

In fondo 'la vita è il presente'!

n
Senza tanti paroloni e senza tanta filosofia per me è proprio così.

'Il presente è la vita'.

N
Ed è giusto che sia così.

Il tuo passato è in fondo ancora così breve e leggero …

n
E il futuro è di là da venire.

Non è in ogni caso in mio potere.

Anche se sono piccolo ho comunque imparato che questo benedetto futuro potrebbe essere anche molto diverso da come me lo penso io, da come me lo dipingete voi adulti … mi è già successo di sperimentarlo … quindi …

N
Quindi ecco bell'e fatto il programma per l'anno nuovo: più presente.

Il passato lo lasciamo ai libri di storia.

E il futuro deve starsene là dove lo mettevano gli antichi …

n
Dove?

N
'In mente Dei'.

n
Che cosa vuol dire?

N
Che sta tra le nuvole, al di sopra dei cieli, in un posto irraggiungibile.

Si può sì pensare al futuro, ma con leggerezza, cercando di prepararlo al meglio ma restando pronti a far fronte anche ai colpi gobbi.

n
Più presente, dunque … e così ti interesserai di più anche a me e non te ne starai sempre lì in disparte a masticare amaro …

N
Promesso.

n
Evviva!

N
Ma tu mi devi aiutare.

n
Certo!

Promesso.

N
Qua la mano.

n
Fatto!


(NOTA)

Da 'Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere' (Giacomo LEOPARDI, Operette morali),

Passeggere

Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?






















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