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democrazia

2007-2010 > 2008 > POLITICA

(10/04/2008)


DEMOCRAZIA

E’ un termine che deriva dal greco e significa potere del popolo.

E’ una parola che gli autori greci hanno usato raramente.

Aristotele, per esempio, preferisce parlare di politeia, governo della polis.

Si può dire subito, senza tema di smentite, che una vera e propria democrazia, a tutt’oggi, non è mai stata realizzata.

E si può pure aggiungere che, nonostante le molte riflessioni sull’ipotetica contrapposizione democrazia diretta – democrazia rappresentata, il cosiddetto governo democratico è sempre stato esercitato da rappresentanti.

Eletti dal popolo, imposti dal popolo, auto impostisi al popolo: sempre di rappresentanti si è trattato.

Lasciando da parte le poleis greche e le città italiane del Basso Medio Evo prendo in considerazione le esperienze moderne di democrazia.

Quelle nate dalla grande cultura europea del sei – settecento, dalla guerra di indipendenza delle colonie americane e dalla rivoluzione francese.

Oggi vengono definite democratiche esperienze politiche diversissime: gli U.S.A. e la Russia, la Cina e l’India, le repubbliche europee e quelle del sud America.

In questo modo il termine ha acquistato una estensione talmente vasta da risultare difficilmente definibile.

Per usare la terminologia di Popper si potrebbe dire che ‘democrazia’ è diventato qualcosa di non falsificabile.

E quindi di inservibile.

Vorrei evidenziare, preliminarmente, un dato di fatto che va a ridurre drasticamente l’estensione del termine: la democrazia non ha minimamente a che vedere con il potere del popolo.

Se mai è un potere sul popolo.

Preso atto di questo e lasciando da parte le questioni teoriche, sempre controverse, intendo concentrarmi su alcune delle caratteristiche che, secondo la maggioranza degli studiosi, qualificano come democratica una certa istituzione politica, una particolare forma di governo.

+ Uguaglianza delle opportunità.

Do per scontate tutte le forme tradizionali di uguaglianza (concernenti le differenze di genere, di religione, di colore della pelle, di nascita ...): più che di uguaglianza vera e propria in questo caso si dovrebbe parlare di pari dignità della diversità.
Mi riferisco invece alla possibilità, per ognuno, di accedere agli incarichi politici, di migliorare la propria condizione economica, di esplicare al meglio le proprie attitudini, di mettere a frutto le proprie qualità.

+ Garanzia della libertà individuale considerata in un contesto sociale.

A tutti devono essere garantite le tradizionali libertà della persona (di pensiero, di associazione, di scelte culturali, di espressione...).
L’esercizio della libertà individuale deve sempre tener conto dell’uguale diritto di tutte le altre persone.
Per cui essere liberi non può voler dire imporre se stessi sempre e comunque o realizzare il proprio benessere sfruttando gli altri.

+ Accesso agli incarichi pubblici in base al merito.

In una nazione democratica è necessario garantire il miglior funzionamento delle istituzioni e degli apparati che hanno a che fare con la cosa pubblica.
Il popolo ha diritto ad essere amministrato nel modo più efficiente possibile così che il benessere dell’intera comunità ne risulti incrementato.
Il criterio per l’assegnazione degli incarichi pubblici non può dunque essere la raccomandazione o la cooptazione, ma il merito.

+ Uguaglianza di tutti di fronte alla legge.

E’ essenziale che una nazione abbia un sistema di leggi e di regole chiaro e funzionale, tale da poter essere conosciuto e capito dai cittadini.
E’ indispensabile che tutti siano giudicati in tempi certi, allo stesso modo e in base alle stesse leggi.

+ Libere elezioni per designare i rappresentanti.

Tutti devono poter concorrere a diventare deputati del popolo, tutti devono aver la possibilità di far conoscere le loro qualità e i loro intendimenti.
Il popolo deve poter scegliere liberamente, nella massima segretezza e con cognizione di causa.


Ora, prescindendo da Paesi come la Cina o l’India e mettendo tra parentesi le realtà più complicate e meno note, mi concentro brevemente sulle cosiddette democrazie occidentali.

E mi chiedo.

#) E’ democratico un sistema che riduce le elezioni ad uno scontro titanico tra due formazioni che per vincere mettono in campo cifre miliardarie?

#) Si può definire democratica quella nazione in cui le grandi potenze finanziarie non si limitano a dettar legge all’interno ma pretendono anche di guidare l’azione di tutti gli altri Stati della Terra?

#) Può considerarsi democratico un Paese in cui le forze politiche e le loro filiazioni occupano ogni interstizio della vita pubblica eliminando di fatto il merito dai criteri di valutazione?

#) Si può dire democratica quella nazione in cui le leggi e i regolamenti sono innumerevoli, poco chiari e spesso in contraddizione tra loro?
Dove la lunghezza dei procedimenti giudiziari è senza limiti, dove manca la certezza della pena, dove il censo e l’incarico politico garantiscono l’immunità vanificando la nota affermazione ‘la legge è uguale per tutti’?

#) E’ democratico quel sistema che attua la disuguaglianza dei cittadini di fronte al fisco?
Che inchioda la maggior parte degli individui ai loro doveri mentre consente a chi può permettersi di assumere avvocati e commercialisti di pagare molto meno del dovuto?


Detto questo, quale paese ‘democratico’ può definirsi autenticamente democratico?

Ancora più chiaramente: che cosa significa, veramente, democrazia?

Esiste una nazione che può arrogarsi il diritto di esportare la ‘democrazia’ in altre parti del mondo?

Non è tempo di chiarire l’equivoco?

Di lasciar perdere ‘democrazia’ e di inventare altre denominazioni?

O serve per ingannare meglio il popolo?

Per tenerlo buono?

Per venire a noi:

è democratico il nostro Paese?

Lo è mai stato?

Potrà mai diventarlo?


















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