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destra-sinistra e ... babele

2007-2010 > 2009 > POLITICA


(19/03/2009)


destra-sinistra e ... babele


Già più volte ho affrontato la questione e non intendo qui ripetermi.

(vedi in particolare ' a proposito di sinistra')

Ritorno sul tema soltanto per dar conto, brevemente, dello stupore e dello spaesamento provati di fronte a certi manifesti letti per strada.

Uno era di Forza nuova, l'altro di CasaPound.

I due documenti avanzavano richieste ed agitavano rivendicazioni del tutto simili a quelle portate avanti dalle organizzazioni di sinistra.

'E' proprio vero', pensai, 'che non esistono più né destra né sinistra'.

Fini parla ormai come Aldo Moro.

L'ex brigatista Valerio Morucci con l'ex direttore di Lotta continua Giampiero Mughini partecipano ad un incontro presso l'associazione di estrema destra CasaPound.

La Russa e i leader della Lega proclamano: adesso i lavoratori li dobbiamo difendere noi.

Il centro sinistra mette in lista per le elezioni politiche ex generali, ex prefetti, industriali, piccoli imprenditori e commercianti.

Siamo alla babele?

Allo scambio delle parti?

C'è ancora qualcosa che distingua una destra politica dalla sinistra?



E' dunque finita un'epoca.


E' il portato della società liquefatta, o liquida, dicono i ben informati.

La società nata dalla morte delle ideologie e dalla perdita dei punti di riferimento: una società dedita soltanto alla ricerca del benessere materiale, all'incremento dei consumi e alla fruizione massima di circenses.

E' la società che la televisione ha plasmato a sua immagine e somiglianza. In modo particolare negli ultimi 20 anni.

La società che ha permesso ad un modesto (ma molto scaltro) palazzinaro milanese di trasformarsi nel più ricco uomo d'Italia e poi di installarsi al vertice del potere politico.

Senza avere tanti principi, senza sbandierare valori.

Parlando sempre come se fosse appoggiato al bancone di un bar.

Mettendosi sempre al livello più basso della morale corrente, per far sì che si realizzi la doppia identificazione.

Lui - gente; gente - lui.



In realtà, a guardar bene, non è la prima volta che si presenta questo tipo di società.

Fatte tutte le distinzioni del caso, è la stessa società che l'Europa ha conosciuto dopo la prima guerra mondiale.

Una società inquieta, in profonda crisi di identità, scossa in tutte le sue certezze, insicura sul piano economico, dimentica del proprio passato, incerta sul futuro, incapace di definire un presente vivibile.

Uno dei documenti che rispecchiano questo stato di totale disorientamento è il
proclama di San Sepolcro, il manifesto con cui Mussolini presentò in pubblico i neonati fasci di combattimento.

Accanto ad alcune (poche) richieste di stampo autoritario o nazionalistico (istituzione di una milizia nazionale; una politica estera intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo) il manifesto avanzava proposte e istanze di chiara impronta socialistica:
+) suffragio universale; +) giornata lavorativa di otto ore; +) partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'industria; +) "una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni"; +) "una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo che abbia la forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze"; …

Come mai, con un proclama del genere, il movimento si è trasformato in dittatura e ha portato l'Italia nella catastrofe della seconda guerra mondiale?

Perché a fondamento non c'erano i valori dell'uguaglianza, del rispetto, dell'onestà, del benessere globale delle persone.

I soli programmi non bastano, né sono sufficienti i proclami o le buone intenzioni.

Ci vogliono anche le idee e i valori.

Quelli che la società del dopoguerra non aveva: quelli che non ha l'attuale società disorientata.

Più che di società liquida o liquefatta io parlerei di
società post traumatica.

Ogni volta che subisce un grosso trauma, la società va incontro ad un processo inevitabile di decomposizione e di destrutturazione.

Una fase più o meno lunga che è destinata a sfociare in un modello più forte e ben diversamente connotato: in un senso o nell'altro.

E' successo dopo la prima guerra mondiale.

Non è successo dopo la seconda: perché la distruzione e la rovina erano tali da permettere alla nazione soltanto la pura e semplice sopravvivenza.

Capita nuovamente in questi anni, dopo la fine delle ideologie, dopo la crisi dei partiti, in presenza di sfide economiche e sociali colossali.

C'è chi plaude alla fine delle distinzioni e delle contrapposizioni.

E quindi ha accolto 'il nuovo' con un senso di liberazione.


Sono giornalisti in libera uscita, politici sdoganati da un passato inguardabile, intellettuali in cerca di buone occasioni.

Che cos'è questo nuovo?


Una chiacchiera ossessiva e invadente che vuole annullare ogni tipo di analisi critica; la ripetizione maniacale di frasi fatte e di pastoni precotti; la martellante e urlata proclamazione degli indirizzi del capo.

E' un nuovo molto vecchio, vecchio quanto la nostra civiltà, talmente vecchio da potersi riciclare come nuovo.


Ma è un nuovo-vecchio che funziona sempre; non si capisce come mai, ma attira irresistibilmente masse imponenti di consumatori.



Per quanto mi riguarda credo che contino ancora le idee, penso che la parola 'valore' non sia un semplice flatus vocis, sono convinto che i principi e gli ideali sono ancora la linfa che permette all'umanità di crescere e di migliorarsi.

Certo, le cose sono cambiate: oggi, non si possono considerare solo i partiti, bisogna guardare anche alle persone.

Come succede da tempo in
America.

Dove si confrontano solitamente due schieramenti che sono in realtà due potentati economici, due lobbies finanziarie, due staff burocratico-militari.

Che perseguono entrambi interessi che non hanno molto a che vedere con la vita quotidiana del popolo americano.

Eppure bisogna scegliere, eppure si può fare, anche lì, una distinzione.

Perché
Obama non è Bush, come tutti possono constatare.

Prima di concedere la propria fiducia a qualcuno bisogna andare un po' a fondo: capire il retroterra, il percorso fatto, le prese di posizione, i comportamenti, il futuro che immagina, i valori in cui crede, i principi cui si ispira.

Le distinzioni e le differenze contano ancora, eccome!


Tornando alle cose di casa nostra e gettando uno sguardo dentro i due schieramenti possiamo notare qualcosa di significativo.

Prendiamo
Fini, ad esempio: ha fatto un percorso chiaro e lineare, ha preso posizioni pubbliche incontrovertibili, si è alienato le simpatie di molti dei suoi, non si è sottratto alla necessità di far chiarezza sulla sua totale accettazione della democrazia e, in particolare, dell'attuale Costituzione.

L'avrà fatto per calcolo, per esigenze politiche, per ambizione: non lo so.

So solo che ci ha messo la sua faccia.

Rimane sempre nell'ambito della conservazione per cui non può essere l'uomo politico che mi rappresenta, ma non gli posso negare il mio apprezzamento.

Cosa che non posso fare per un
Capezzone che dall'oggi al domani, senza dire una parola o tentare una qualche spiegazione, è passato dal centro sinistra al centro destra; così come non posso apprezzare i cosiddetti 'colonnelli' di AN (i La Russa, i Gasparri, gli Alemanno, i Ronchi tanto per citare i più 'televisivi') che, oltre a non aver detto assolutamente niente sulle proprie trascorse imprese e militanze, si sono fatti sorprendere, proprio in questi ultimi tempi, in sodale compagnia con individui e personaggi della destra estrema che rifiutano drasticamente la democrazia e non vogliono sentir parlare della Costituzione.

Rivolgendomi al centro sinistra voglio fare un riferimento a due personalità.

Il primo è
Matteo Renzi, l'astro nascente del PD in Toscana che qualcuno si è perfino affrettato a soprannominare l'Obama Italiano.

Non lo conosco molto bene: ciò che dico si basa su materiali raccolti in Internet e sulla sua partecipazione ad Annozero, la trasmissione di Michele Santoro.

So per esempio che è stato vicino a Comunione e Liberazione e che tiene sulla scrivania una foto che lo ritrae con papa Ratzinger.

Parla come un berlusconiano e sulla Costituzione ha balbettato qualcosa di poco condivisibile.

L'ultima perla regalata al colto e all'inclita è il suo deciso rifiuto a concedere a Beppino Englaro la cittadinanza onoraria di Firenze.

Che cosa ci stia a fare un soggetto del genere nello schieramento progressista io proprio non lo capisco. So solo che ha vinto le primarie nel Pd e sarà il candidato di quel partito alla poltrona di sindaco di Firenze.
(*)

La persona positiva mi pare invece
Dario Franceschini, nonostante tutti i suoi limiti.

Dopo l'investitura da parte del Pd è andato nella sua Ferrara, si è fatto portare dal padre, ex partigiano, una copia della Costituzione e su quella ha giurato fedeltà alla Repubblica e ai principi democratici.

Sarà stato un gesto plateale e retorico, come hanno detto in tanti non ultimo il suo concittadino Vittorio Sgarbi: tuttavia è stata anche una presa di posizione chiara e significativa riguardo alle linee guida cui intende ispirarsi e ai valori di cui vuol farsi portatore.

La nostra società vive di gesti: ci sono le corna alzate sulla testa di un ignaro ministro o il nascondino giocato con la cancelliera.

E c'è un solenne e pubblico giuramento sulla Costituzione: non necessario né richiesto ma voluto e realizzato con serietà e convinzione.

Ognuno può giudicare.



Ritengo, per concludere, che le distinzioni siano ancora importanti.

Oggi più di ieri.

Richiedono forse maggiore attenzione e più spirito critico.

La babele va bene per i parolai senza scrupoli e per gli arrivisti.

Non si tratta di restare incollati ad ogni costo a delle ideologie fossilizzate e svuotate dal tempo; né di voler inchiodare gli altri ad un passato impresentabile.

E' questione, invece, di un minimo di coerenza.

Della fedeltà a certi ideali che ci aiutano a districarci nella confusione attuale; che indicano la via per un futuro di autentico benessere per noi e per i nostri figli.

Dell'aderenza a certi principi che valorizzano la persona al di là delle etichette o delle esigenze del mercato.

Si tratta di valori senza i quali c'è il nulla.

Il nulla della televisione telecomandata dall'alto.

Il nulla delle bocche aperte a pestare il vuoto.

Il nulla delle facce tutta pancia e niente riflessione.

Il nulla della ricerca pura e semplice del potere e del privilegio.



(*)

Le primarie vinte da Matteo Renzi a Firenze dimostrano che le novità 'americane' (tanto care a Veltroni) importate acriticamente da noi possono anche produrre risultati paradossali.

Può capitare che un berlusconiano ben organizzato e circondato da una nutrita schiera di sodali, riesca a correre come esponente del centro sinistra per la poltrona di sindaco di Firenze.

Realizzando così il sogno proibito del signore delle televisioni: guidare non solo il proprio ma anche lo schieramento avverso.
































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