ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


distogliere lo sguardo

2007-2010 > 2008 > FLUTTUAZIONI

(01/09/2008)


DISTOGLIERE LO SGUARDO

A volte Ŕ necessario concentrarsi.

Per risolvere un problema o per portare a termine un progetto.

Nella vita quotidiana, nell'esercizio della propria professione, Ŕ quasi sempre indispensabile convogliare tutte le energie e l'attenzione su un unico set.

Pensate al falegname che adopera macchinari veloci e pericolosissimi o al muratore che deve rifinire un pavimento o al meccanico che ripara un motore.

Immaginate un chirurgo distratto nel bel mezzo di un delicato intervento.

O un professore che abbandona i suoi studenti a se stessi.

O un giudice che non considera tutti i passaggi di un dibattimento.

Dalla mancanza di attenzione derivano talvolta delle vere e proprie tragedie.


Ma ci˛ che Ŕ indispensabile per il lavoro, per la professione o per il proprio hobby preferito, non sempre vale per la vita in generale.

Al contrario, le contingenze esistenziali e la nostra struttura psicologica richiedono molto spesso un'attitudine del tutto diversa.

Esigono la capacitÓ di soprassedere, di allargare l'orizzonte, di prescindere e di andar oltre.

In breve, la capacitÓ di distogliere lo sguardo.


Per prendere in considerazione qualcos'altro, per interessarsi a questioni nuove e inusuali, per attingere energie da fonti prima trascurate.


Le vacanze sono un'ottima occasione per questo esercizio.

Rappresentano anche il momento in cui si coglie con mano la necessitÓ di staccare dai pensieri quotidiani, per di-vertire, per ri-orientarsi, per scoprire mondi e dimensioni che la routine quotidiana talvolta offusca o, addirittura, sopprime.

Recarsi in un paese straniero di cui non si conosce la lingua Ŕ, molto spesso, un bagno salutare in acque fresche e deliziose che elimina le scorie e purifica dalle tossine.

Basta anche una settimana.

Si torna rigenerati.


Si scopre con meraviglia, con sorpresa e con assoluta contentezza che si pu˛ vivere anche senza il dito medio di Bossi, senza il cranio asfaltato di Berlusconi, senza l'onniscienza di D'Alema, senza le umide certezze di Gasparri, senza il buonismo laccato di Rutelli, senza la tetra e paludata istituzionalitÓ di un Fini o di uno Schifani.

Vivere per qualche giorno senza la 'politica' italiana rappresenta un'autentica boccata di ossigeno.

Se non proprio un elisir di lunga vita almeno un lasciapassare per il giorno dopo.

Dico questo soprattutto per quei connazionali che hanno la malaugurata abitudine di ascoltare ogni giorno i telegiornali nazionali pubblici e privati e / o di leggere i principali quotidiani.

Tutta la scena Ŕ occupata da 'notizie' manovrate, manipolate e gestite ad hoc.

Ad uso e consumo di chi detiene la proprietÓ di quegli organi di informazione o di chi, essendo ai vertici del potere nazionale, quegli strumenti in qualche modo controlla e condiziona.

E allora, a comando, impazzano delitti pi¨ o meno efferati, dilagano torrenti di immondizia - preferibilmente all'ora di pranzo o di cena -, scorrono interminabili processioni di immigrati, rimbalzano grafici e tabelle di un'economia allo sbando, si rincorrono le colpevoli malefatte dei giudici ...

Alla fine, la cosiddetta gente, i cittadini che il potere lo subiscono senza mai poterlo nemmeno sfiorare finiscono per ritrovarsi a vivere sotto una cappa asfissiante che secca ogni energia vitale, chiude gli orizzonti, cancella il futuro e ammorba il presente.


Distogliere lo sguardo, di tanto in tanto, Ŕ, in ogni caso, un'operazione salutare anche rispetto ad altre situazioni quotidiane.

Quando si subisce un rovescio - grande o piccolo, vero o presunto -, quando si Ŕ vittima di un'ingiustizia, quando si Ŕ caduti in una qualche trappola o si Ŕ soffocati dall'incalzare di negative contingenze: beh, allora, distogliere lo sguardo Ŕ proprio necessario.

E' fondamentale, pena l'annientamento.


Chi non riesce a spezzare quella sorta di ossessionante e plumbeo cerchio che talvolta la vita ci modella tutt'intorno, per gettare il suo sguardo al di lÓ, per tentare di respirare un'aria se non pi¨ fresca almeno diversa, costui Ŕ destinato ad una vita infelice.

Ad essere protagonista o vittima di veri e propri drammi.

Pu˛ arrivare a concepire e a realizzare atti illegali e violenti, addirittura distruttivi verso gli altri o verso se stesso.

Non Ŕ sempre facile cavarsi fuori, ma bisogna imparare a farlo.

Bisogna diventare capaci di strapparsi alla tela di ragno che l'esistenza, con il tempo, ci fila tutt'intorno.

Alla tela che, spesso, noi stessi, inconsapevolmente o meno, ci tessiamo attorno alla testa.


Per campare ci vuole applicazione.

Ma anche originalitÓ, cambiamento, di-versione.

Concentrare lo sguardo in un sol punto ci pu˛ portare al successo.

Distoglierlo, ci fa vivere.

O almeno sopravvivere.
































il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu