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dizionario 3000 _ (A) Amicizia

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(A) AMICIZIA

L'amicizia è bella e buona.

E' nobile e necessaria.

L'amicizia cresce nella vicinanza e nell'uguaglianza, si nutre di frequentazione e di intimità.

Un'amicizia sincera e duratura non può fondarsi solo sull'utile o sull'interesse.

Nemmeno può vivere di solo piacere o di eros.

L'amicizia è qualcosa di più alto e diverso.

E' comunione di menti.

Fusione di persone.

Così parlò Aristotele.

Ipse dixit.


<=>

Per le scale Giampiero ripensò a quanto gli era successo quel pomeriggio: qualcosa di tanto sgradevole e deprimente da restare conficcato per ore dentro la testa. Nonostante i mille tentativi di pensare ad altro.

Infilò la chiave nella toppa e dall'interno gli rispose un prolungato mugolio.

Aprì la porta e Billo, il suo gatto decenne, cominciò a strofinarsi sulle gambe con la solita lena.

Aveva rotto definitivamente con il suo più caro amico. L'ultimo rimastogli dopo una serie ininterrotta di addii.
Adesso, di punto in bianco, era completamente solo.

Si sentiva terribilmente solo.

Billo sbadigliò rumorosamente e infilò il suo piccolo trotto in mezzo ai passi del padrone che dovette fermarsi per non cadere.

Non sapeva spiegarsi come fosse potuto accadere: si trattava, a ben vedere, dell'ultimo atto di una litania di screzi che erano andati a mano a mano sovrapponendosi e intrecciandosi fino a formare prima un graticcio e poi una specie di insormontabile barriera.

Billo chiedeva la carne: gli diede la migliore.

Il cane è l'amico dell'uomo, il gatto persegue soltanto il proprio tornaconto.

Prima il disaccordo circa una compra vendita, quindi il cambiamento di casa; la controversia su una comune amica era poi sopravvenuta a incrinare ulteriormente quel rapporto che datava dall'infanzia.

Billo mangiava avidamente senza mai alzare la testa dalla ciotola.

Quel pomeriggio avevano parlato della situazione sociale e delle scelte politiche. Uno scambio di raffiche più che una discussione, mitragliate senza risparmio, più che puntualizzazioni: da una parte e dall'altra.

Billo si leccava i baffi e gli angoli della bocca molto soddisfatto: guardava Giampiero che, affranto, dopo aver gettato la borsa sul divano e il giaccone su una poltrona si accingeva a togliersi le scarpe.

Il suo era uno sguardo di beatitudine e di sincera gratitudine.

'E' meglio che non ci vediamo più' aveva urlato improvvisamente Adriano.
'Sì, forse è il momento di prendersi una pausa' aveva concordato Giampiero.

Si stese sul letto al buio e il gatto gli fu sopra il petto senza lasciar passare nemmeno un secondo. Voleva essere 'allattato'.
Billo era rimasto orfano fin dal secondo mese di vita, aveva vissuto solo in parte l'esperienza materna e da dieci anni, quasi tutti i giorni, surrogava quella perdita precoce con qualche minuto di 'allattamento' sul petto di Giampiero.
Prese il panno che aveva riservato per questa incombenza, se ne ricoprì il torace fino al collo e gli permise di succhiare e di pestare con i polpastrelli aperti.

'No, non hai capito, non si tratta di una pausa: è meglio che non ci vediamo più. Mai più!' La voce di Adriano gli era sembrata particolarmente dura.
'Ah, sì?' erano state le uniche parole che era riuscito a pronunciare.
E mentre incredulo cercava ancora di capire, il suo migliore amico era salito in macchina ed era partito di gran carriera.

Billo interruppe l'allattamento: restò sdraiato sul suo petto con gli occhi socchiusi a fare le fusa. Gli stimolò gli angoli della bocca e lo accarezzò lungo la schiena: il gattone lasciò fare beato.
Il suo corpo sprigionava un tepore animale piacevole al tatto e all'odorato.

Non trovava una spiegazione plausibile per ciò che era successo, forse aveva sbagliato lui, forse aveva esagerato l'amico.
Non c'era più nulla da fare, tuttavia, questa era l'unica cosa certa.

Avvicinò il dito alla bocca di Billo che a occhi chiusi lo leccò più volte con la sua linguetta rasposa e lo mordicchiò di piacere.
Giampiero sorrise.

Era successo l'imprevedibile, un evento per certi aspetti angosciante.

Billo era ebbro di felicità e si offriva in tutta la sua consapevole maestà.

'Che cos'è l'amicizia?' pensò mentre cadeva in una sorta di dormiveglia estatico, con quel dolce peso che adesso lo puntava come una piccola sfinge millenaria che scaldava le sue viscere per esserne riscaldato.

'Il gatto è amico solo di se stesso' aveva sentenziato suo padre.

'E' forse per questo che riesce a dare così tanto a chi si prende cura di lui?'




















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