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dizionario 3000 _ (B) Bergman

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(B) BERGMAN


Ingmar Bergman ha dichiarato che, negli anni trenta quando era ragazzo e studiava a Weimar, era rimasto impressionato e addirittura affascinato dall'idealismo manifestato dagli iscritti al partito nazional socialista e dal carisma tremendo di Hitler.

Ha poi aggiunto che, venuto a conoscenza dei massacri degli ebrei e della vera natura del nazismo, non aveva esitato a rigettare il primo e a sconfessare il secondo.

Per queste sue affermazioni è stato fatto oggetto di osservazioni critiche e trattato da nazista.

Ma non sono, quelle sue asserzioni, del tutto plausibili?

C'è da meravigliarsi se un ragazzo svedese, ospite di tedeschi, è stato catturato dalla grande macchina organizzativa e propagandistica di una nazione assetata di rivincita, dal pathos di un regime bramoso di vittorie?

Non lo furono forse tanti altri?

Non lo furono persone molto più attempate e assennate che avevano, rispetto al giovane Bergman, più strumenti culturali, più esperienza e, quindi, più possibilità di difesa e di denuncia?

E che dire di tutti quelli che, pur avendo aderito in gioventù al nazismo o al fascismo, sono poi transumati ai lidi più diversi impancandosi a paladini di democrazia e di socialismo senza mai scrivere una riga di autocritica?

A parte l'autocritica, termine che ai giorni nostri può suonare stonato: senza mai esibire serenamente la propria esperienza e discuterla in verità, per riuscire a capirla fino in fondo, per aiutare a capire.

Il che sarebbe servito alle giovani generazioni molto più di tanti pastoni ideologici.

In faccia a tutti costoro sia lode all'immenso Ingmar, impareggiabile artista, grande maestro, uomo autentico come pochi.



















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