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Dubai World, ovvero il mondo rovesciato

2007-2010 > 2009 > FLUTTUAZIONI


28/11/2009



Dubai World: la follia



Tempo fa ho scritto un post,' il mondo alla rovescia', in cui parlavo soprattutto di alcuni eventi medievali descritti dallo storico francese Le Roy Ladurie.

Le notizie di questi giorni, provenienti da
Dubai, mi fanno pensare a un mondo già rovesciato: se, cioè, le classi disagiate di Romans tentavano di rovesciare la loro condizione esistenziale scrollandosi di dosso l'egemonia dei ceti più abbienti, Dubai ci riporta bruscamente all'oggi, in un mondo che ha perso le coordinate del quotidiano e che, invece, viaggia a velocità supersonica su una vettura appesa ad una monorotaia.

Proprio come nelle giostre di ultima generazione: nelle quali i vettori scorrono avvitandosi continuamente su se stessi, proiettandosi verso l'alto nel vuoto, catapultandosi verso il basso senza freni né gravità.

Ma andiamo con ordine.


Dubai è la capitale di uno dei sette emirati, Dubai appunto, che compongono gli Emirati Arabi Uniti.


L'emirato è situato a sud est della penisola arabica e si affaccia sul Golfo Persico.

Si tratta di un'entità territoriale piuttosto piccola: ha una superficie di
3.885 km quadrati e una popolazione di un milione 400 mila abitanti.

(Solo il 15% degli abitanti è di origine autoctona, tutti gli altri sono immigrati che godono di pochissimi diritti: lavorano 10 ore al giorno, sei giorni la settimana, per 200 euro al mese)

Questo piccolo emirato è un po' più grande e un po' più popolato della provincia di Firenze.

Tanto per fare un paragone, la provincia di Roma ha una superficie di 5.352 km quadrati e una popolazione di 4 milioni 200 mila abitanti.

Dubai non possiede grandi risorse petrolifere: solo il 10% del suo PIL deriva dagli idrocarburi.

La sua economia dipende da altri fattori; dal commercio, dalla finanza e, negli ultimi tempi, anche dal turismo.

Per attirare attività economiche le autorità hanno istituito delle zone franche, quasi esenti da tasse: si è così sviluppata una certa produzione industriale legata alle nuove tecnologie e, soprattutto, una intensa attività commerciale.

La più nota e frequentata è il Gold suck, un mercato internazionale dell'oro dove si possono comprare manufatti di ogni tipo, a prezzi concorrenziali.

La svolta radicale, tuttavia, avviene
negli anni '90: si costituisce la Dubai World che lancia una serie di iniziative, tuttora in corso, a dir poco strabilianti.

La più clamorosa riguarda l'ormai famosa penisola artificiale a forma di palma, sulla quale vengono costruite ville lussuose e raffinatissimi hotel per super ricchi.

La penisola è solo la punta di un iceberg che coinvolge tutto il territorio del piccolo emirato: sorgono dovunque grattacieli altissimi per appartamenti e residence; si fabbricano centri di fitness all'avanguardia e ospedali attrezzatissimi; si pone mano alla costruzione della torre più alta del mondo (quasi 800 metri); si aprono centri sportivi e ricreativi addirittura sbalorditivi (delle piste da sci in mezzo al deserto, per esempio ...).

E poi, a supporto, centri finanziari, imprenditoriali e commerciali molto dinamici, super attrezzati e forniti di tutto.

Una specie di gigantesco delirio onirico fatto realtà: in uno dei posti più improbabili del pianeta.


Per realizzare tutto questo c'è bisogno di una quantità impronunciabile di capitali e la Dubai World rastrella montagne di dollari presso gli altri emiri e gli sceicchi del petrolio e dalle banche di tutto il mondo.

In cambio del danaro ricevuto emette dei bond al cui pagamento farà fronte con la vendita dell'immenso patrimonio immobiliare costruito.

Naturalmente la situazione è molto complessa ma, in estrema sintesi, si presenta, oggi, proprio nei termini qua sintetizzati.

E' chiaro che il meccanismo funziona finché tutto marcia a dovere: se qualcosa si inceppa si rischia il tracollo.


All'inizio tutto è andato per il verso giusto: ricconi del medio oriente, straricchi americani, cantanti, calciatori e imprenditori delle nostre plaghe hanno comprato gli appartamenti di Dubai, hanno frequentato i suoi super stellati alberghi, hanno affollato i suoi centri commerciali.

Poi, però,
la crisi ha cominciato a farsi sentire anche da quelle parti: molti ricchi hanno perso patrimoni considerevoli nelle speculazioni finanziarie, alcuni si sono trovati in difficoltà con le loro imprese, altri, vista la situazione, si sono fatti molto più prudenti.

Pochi hanno continuato a comprare a Dubai, molti hanno disertato gli alberghi e, più in generale, il paese di Bengodi costruito tuttintorno, alcuni sono proprio fuggiti per non farsi più vedere da quelle parti.

Appartamenti invenduti e centri vuoti significano mancanza di introiti: da qui le difficoltà della Dubai World che non riesce più a mettere insieme i capitali per far fronte alle cedole in scadenza.

I suoi debiti ammontano a
60 miliardi di dollari, per i quali la grande impresa statale ha già chiesto una moratoria degli interessi.

Dopo la bolla immobiliare americana, dopo il buco nero dei subprime e dei derivati è alle porte quest'altra voragine.

Se la Dubai World dichiara fallimento, buona parte dei capitali investiti dalle banche americane ed europee se ne andranno in fumo.


Come al solito, qualcuno si è affrettato a dire che le banche italiane sono al sicuro, che non verranno toccate dall'annunciata débacle.

C'è da fidarsi?


Si era anche detto che il nostro sistema bancario non era coinvolto nella crisi partita dall'America: ma la cosa non era vera.

Così come non era vero che noi non saremmo stati toccati dalla crisi imprenditoriale o, l'ultima, che ne siamo già fuori.



Mi sono soffermato su Dubai perché mi pare che l'intera vicenda illustra bene un aspetto interessante della natura umana: la follia.


Posso anche capire che nella testa di qualche emiro germogli l'idea di costruire una specie di Eldorado mondiale in cui attirare la ricchezza planetaria, per poter magari affermare, con poca fantasia, '
su Dubai il sole non tramonta mai'.

Non capisco proprio, invece, come possano gli Istituti finanziari internazionali, anche quelli europei, anche quelli di casa nostra, investire ingenti capitali in simile rischiosa operazione.

Le stesse banche che, per paura di perderle, negano al piccolo artigiano, al commerciante o all'imprenditore nostrano poche migliaia di euro, si lanciano allegramente nell'impresa di costruire delle piste da sci nel deserto con il risultato di buttare al vento centinaia di migliaia di dollari, spesso anche decine di milioni.

Non è questo un mondo rovesciato?

Non siamo alla follia pura e semplice?




Questo di Dubai è soltanto
uno degli esempi dell'irrazionalità dei comportamenti umani.

Se ne potrebbero citare moltissimi altri.

Mi limiterò a qualche altro caso.

Le retribuzioni dei calciatori e di molti altri sportivi: ci sono giocatori che percepiscono fino a 12 milioni di euro l'anno.

Valentino Rossi incassa in un anno almeno 35 milioni di dollari.

Il golfista americano Tiger Woods guadagna in un anno qualcosa come 100 milioni di dollari.


Se pensiamo a come se la passa la stragrande maggioranza degli esseri umani, se guardiamo all'attuale crisi in atto che sta distruggendo il benessere di intere popolazioni, non dobbiamo forse riconoscere che il mondo in cui viviamo è
un mondo rovesciato?

Sembra proprio che il mondo degli uomini abbia perso gli ancoraggi originari, che si sia capovolto sottosopra e che si sia definitivamente assestato nella nuova posizione.

Se la
follia è un'insidia costante della psiche umana, anche la razionalità, per quanto debole, ne è una componente ineliminabile.

Il fatto che parliamo di queste cose, che le denunciamo, che molti le sottoscrivono è senz'altro positivo e di buon auspicio.

Vuol dire, quanto meno, che la
pazzia 'criminale' non ha trionfato definitivamente e che forse c'è ancora uno spazio per quella sana 'follia' di cui Erasmo da Rotterdam ha tessuto l'elogio.


















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