ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


elezioni

2007-2010 > 2009 > POLITICA


(03/05/2009)


ELEZIONI


Le prossime elezioni europee impongono più di una riflessione.

Lascio le questioni tecniche agli esperti di ingegneria istituzionale.

Ne abbiamo di validi, non ultimo Giovanni Sartori.

Mi limiterò ad alcune osservazioni, più di sostanza che di forma.


Innanzi tutto un richiamo storico.


Le procedure che portano all'elezione dei rappresentanti del popolo, che a noi sembrano del tutto ovvie, sono il risultato di lunghe e aspre lotte che hanno caratterizzato la vita politica inglese della prima metà dell'Ottocento.

E' stato il
movimento Cartista ad avanzare per primo, nel 1838 e poi ancora nel 1842, delle richieste che avevano lo scopo di democratizzare le istituzioni politiche.

La
People's Charter, sostenuta da milioni di firme, conteneva questi punti essenziali:

+ suffragio universale;

+ elezione annuale del parlamento;

+ votazione segreta dei deputati;

+ revisione delle circoscrizioni elettorali;

+ eliminazione del censo necessario per l'elezione;

+ remunerazione dei deputati.



Il movimento, organizzato da Fergus O'Connor, fu represso duramente nel sangue, soprattutto nei suoi primi anni di attività.

Poi, con il passare dei decenni, le sue rivendicazioni furono sostanzialmente accolte: in particolare con il Ballot Act del 1872.


La seconda citazione la riservo a Rousseau, acerrimo oppositore della rappresentanza e sostenitore della democrazia diretta.


Così si esprime ne '
Il contratto sociale' (Einaudi ed.)

'La sovranità non può essere rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale e la volontà non si rappresenta: o è quella stessa o è un'altra; non c'è via di mezzo.

I deputati del popolo non sono dunque né possono essere suoi rappresentanti; non sono che i suoi commissari: non possono concludere nulla in modo definitivo.

Ogni legge che non sia stata ratificata direttamente dal popolo è nulla: non è una legge.

Il popolo inglese crede di essere libero ma si sbaglia di grosso: lo è soltanto durante l'elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso diventa schiavo, non è più niente. Nei brevi momenti della sua libertà, l'uso che ne fa merita di fargliela perdere.

… … …


Comunque sia, nel momento in cui un popolo si dà dei rappresentanti, non è più libero; esso non esiste più'.



*.
E' certo che, nonostante quel che afferma Rousseau, l'elezione di rappresentanti del popolo ha significato, rispetto alle prassi precedenti, un notevole passo in avanti sulla strada della democrazia.
Prima c'era solo lo strapotere dei re e delle aristocrazie.

*.
E' ugualmente chiaro che quando questi deputati perdono il loro legame con il popolo, nel senso che trovano il modo per orientare e indirizzare a loro piacimento la volontà popolare, la democrazia basata sulla rappresentanza cessa di essere una delle più grandi conquiste del movimento progressista.

*.
Se è vero che una grande Nazione non può darsi le leggi attraverso le assemblee popolari, è altrettanto vero che, almeno per i provvedimenti più importanti, il ricorso diretto al popolo sarebbe quanto meno auspicabile.

Credo che le nuove tecnologie possono permettere delle consultazioni rapide, abbastanza frequenti e sicure.

Non mi pare, però, che nessuna forza politica si sia mai proposta di studiare questa eventualità.

*.
Se, come dice Rousseau, non vogliamo diventare schiavi dei nostri deputati, dobbiamo avere la possibilità di sceglierli direttamente.

Com'è noto, la legge elettorale 'porcata' tutt'ora in vigore, attribuisce ai partiti politici il potere di scegliere i futuri rappresentanti.

Il che, naturalmente, diminuisce notevolmente il tasso di democrazia del nostro sistema.

Con le europee è stata ridata all'elettore la possibilità di esprimere le sue preferenze rispetto ai candidati: si spera che questa norma di elementare democrazia venga ripristinata anche per le elezioni nazionali.

*.
I cartisti chiesero che per essere eletto deputato del popolo non fosse necessario che un cittadino disponesse di un censo di una qualche entità.

Oggi tutti possono essere eletti, anche i nullatenenti.

Formalmente.

Di fatto, oggi, l'elezione o meno dipende dalla possibilità di accedere a certe forme di potere, di entrare nei programmi televisivi che contano.

Eventualità che solo a pochi sono concesse.

Con la conseguenza che la democrazia è in buona parte svuotata.

Siamo arrivati al punto che viene candidato un principe solo perché ha vinto un concorso di ballo in televisione; vengono candidate delle belle ragazze per il solo fatto di aver goduto di alcuni passaggi televisivi e di essere in buoni rapporti con l'uomo più ricco d'Italia; addirittura è stata proposta la candidatura di un fotografo che si è segnalato per truffe e raggiri ma che è stato per molto tempo sulla bocca dei giornalisti televisivi.

Se non si troverà il modo di offrire a tutti i candidati le stesse opportunità 'televisive', solo impropriamente si potrà continuare a parlare di democrazia.

Per ora siamo nella situazione in cui qualcuno, in una gara di cento metri piani, parte 30 - 50 metri più avanti.

*.
La retribuzione dei deputati fu una delle richieste più importanti e più 'democratiche' del movimento cartista.

Allora era essenziale: nessun lavoratore o percettore di redditi medio-bassi avrebbe potuto abbandonare per un anno o più la sua attività per partecipare alle riunioni del Parlamento.

Anche questa 'nobile' conquista democratica, come molte altre, è stata stravolta, rigirata e addirittura falsata.

La retribuzione dei deputati non è più una misura necessaria che permette anche ai meno abbienti di partecipare ai lavori del Parlamento, ma ha raggiunto lo status di vero e proprio privilegio.

Si è trasformata in un reddito altissimo che colloca i percettori nel novero dei benestanti e dei potenti.

E converte la democrazia in una corsa al potere: non del popolo, ma sul popolo.




Per finire:
le nostre istituzioni hanno bisogno di una revisione profonda e radicale.

Oggi come oggi configurano un'architettura puramente formale, che lascia intatta la sostanza di sempre.

Così com'è, il nostro sistema è limitato, parziale e ingiusto.

E' una 'macchina' funzionale agli interessi dei grandi potentati economici e burocratici.

E' qualcosa che ha sempre meno a che fare con la democrazia in quanto tale; qualcosa che, di fatto, esclude il popolo dalla gestione del bene comune relegandolo ad un ruolo sempre più subalterno e ininfluente.

E' diventata, sotto molti aspetti, una vuota crisalide di cui il popolo potrebbe, ad un certo punto, spogliarsi.

Con spiacevoli conseguenze per tutti.



















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu