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2013


elezioni - febbraio - 2013: la metafora



L'atteggiamento di Grillo, in queste prime ore post elezioni, mi fa venire in mente un episodio luttuoso della sua giovinezza, che contiene anche una metafora molto significativa.

Era il
dicembre del 1981 e Grillo decide di salire in montagna con il suo fuoristrada: carica un amico, una coppia di quarantenni (lui 45, lei 33) con il loro figlioletto di 9 anni.

Ad un certo punto, una
lastra di ghiaccio sulla stretta stradina, fa slittare la macchina: Grillo che è alla guida non riesce a governarla e la vettura precipita in un burrone.

All'ultimo istante Grillo riesce ad aprire la sua portiera e a buttarsi fuori: evitando quindi di precipitare con la macchina.

Lui si salva senza danni; l'amico suo è gravemente ferito; i due coniugi e il bambino di 9 anni muoiono sul colpo.


(Tra l'altro, l'evento è ritornato alla ribalta perché l'altra figlioletta dei due coniugi, una donna che allora aveva sette anni - e che si salvò solo perché volle restare a vedere dei cartoni animati - da tempo chiede a Grillo di raccontarle dell'episodio. Dice che da molto tempo cerca di parlare con Grillo -per sapere qualcosa di suo padre, di sua madre, di suo fratello- ma che lui si è sempre rifiutato di vederla)

Per quell'episodio
Grillo è stato processato per omicidio colposo (secondo la perizia era colpevole di non aver fatto scendere i passeggeri prima di affrontare il tratto più pericoloso).

Nel
marzo del 1984, in primo grado, fu assolto.

Nel
marzo del 1985, nel processo di appello, venne condannato a 14 mesi con la condizionale.

La
condanna venne confermata dalla Cassazione nell'aprile del 1988.

(E' per questo motivo che Grillo, in ossequio alle norme che il suo Movimento si è dato sull'eleggibilità, non si è presentato alle elezioni)

Perché tiro fuori questa storia?

Per gettare fango su Grillo?

Assolutamente no.

Ritengo abbia fatto tutto il possibile per evitare il disastro e che poi abbia agito d'istinto, come succede a tutti, in casi simili.

Ma l'atto di Grillo che si butta fuori dalla macchina mentre questa precipita nel burrone mi ha riportato alla situazione attuale, all'oggi.

Grillo è Grillo, è sempre lui e la macchina è l'Italia e dentro ci siamo tutti noi.

Ecco la terribile metafora!

Adesso, però, non avrebbe scusanti.

Qua l'istinto non c'entra.

Adesso c'è solo da ragionare.

Perché se la ragione fa fare le stesse cose dell'istinto, magari più in grande stile, allora c'è del patologico.

Spero che la mia sia stata solo un'idea peregrina.

Anzi lo è, visto che la Storia di solito non si ripete.

O no?






















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