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elezioni (sintetiche riflessioni)

2007-2010 > 2009 > POLITICA


(09/06/2009)


ELEZIONI (post)


Eccomi qua, per l'ennesima volta, a smentire i buoni propositi.


Ho ripetutamente promesso di astenermi dal valutare i risultati elettorali.

Spesso mi sono anche riproposto di non dedicare tempo e spazio eccessivi alla politica.

E invece …

E' più forte di me.

E' ancora più forte dei miei buoni intendimenti.

Può darsi che un giorno o l'altro arrivi a rispettare le buone intenzioni.

Non adesso.

Non sono ancora pronto.




Qualche breve considerazione sulla vittoria delle destre in Europa.

(Nell'ex Germania dell'Est il partito neo nazista ha notevolmente incrementato i suoi consensi)


Devo dire che questo continuo miglioramento delle posizioni da parte della destra, qui da noi come in Europa, un po' mi sconcerta.

Suscita ogni volta, in me, un senso di sbalordito stupore.


Sì, perché io so che i votanti appartengono nella stragrande maggioranza al popolo, alla gente che lavora e che riesce a vivere, più o meno dignitosamente, della propria attività.

Un 80% della popolazione che dovrebbe essere sensibile ai programmi e ai valori del centro sinistra: invece no, non è così.

Questa maggioranza 'bulgara' o non va a votare o, spesso, vota per il centro destra.

Solo in minima parte dà credito al centro sinistra.

Da qui i miei interrogativi e il tentativo di darmi una risposta.


*)

Sono ormai convinto, contrariamente alla definizione del trio Socrate-Platone-Aristotele, che l'uomo non è un essere razionale.

Bisognerebbe definirlo con Freud un essere pulsionale: un soggetto che obbedisce a qualcosa che si colloca a metà strada tra l'istinto e la passione e che è influenzato dagli impulsi momentanei, dalle emozioni e dai sentimenti.

Questo la destra l'ha capito molto bene mentre il centro sinistra è rimasto fermo all'Illuminismo.

La destra agita paure, stuzzica ritrosie e avversioni, invoca separazione e sicurezza, sfrutta le inquietudini, l'incertezza e ogni forma di malcontento.

Qualunque sia la pulsione in questione la destra le salta in groppa e la utilizza ai propri fini.

La sinistra potrebbe fare appello alla speranza e alla fiducia; potrebbe invitare alla collaborazione e alla solidarietà; potrebbe eccitare la volontà e chiamare all'impegno e al rinnovamento.

Ma lo fa solo di rado e in quelle occasioni qualche volta vince.

Più spesso se ne astiene o lo fa senza convinzione.

Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.


*)

Da anni destra e sinistra, una volta arrivate al governo, portano avanti le stesse politiche.

Cambiano gli accenti, le sfumature e le persone ma il dato di fondo è identico.

Questo disorienta l'elettorato.


Oltre tutto, sulle stesse politiche, la destra, godendo dell'appoggio dell'establishment economico e finanziario, riesce ad essere meno rigorosa e meno punitiva nei confronti delle masse popolari.

E' inevitabile quindi che il popolo scelga come rappresentanti delle persone che, saranno anche un po' sprovvedute sul piano culturale, ma si dimostrano più efficaci ed efficienti sotto il profilo operativo.

I rappresentanti della sinistra, che spesso fanno 'peggio' le stesse cose, sono sempre intenti, novelli Narcisi, ad auto magnificarsi e a dividersi su tutto.


*)

La destra, oltre al potere economico, possiede anche la maggior parte dei media.

Possiede soprattutto le televisioni o comunque le dirige e le indirizza, in maniera più o meno occulta.

Con la televisione, in modo particolare, crea e coltiva giorno per giorno il suo elettorato.

Su questo piano la sinistra si dimostra parecchio sprovveduta.

Pensa ancora che la televisione non sia poi così decisiva, che costituisca un gap tutto sommato trascurabile.

Ma così non è.


Controllare la televisione equivale a partire da uno zoccolo di voti già acquisito, pari forse ad un 20% dell'intero elettorato.

La sinistra avrebbe Internet, fin che glielo permettono.

Ma anche di questa tecnologia, comunque più fredda ed impegnativa, non ha ancora saputo sfruttare tutte le applicazioni.


Per concludere.

Sono intervenute negli ultimi anni delle trasformazioni radicali che la sinistra dimostra di non aver ben capito.

Grazie proprio alla televisione stiamo forse abbandonando la democrazia rappresentativa e stiamo andando verso un tipo di democrazia più assembleare.

Nella grande platea televisiva conta chi ha in mano il microfono, chi sa usarlo nella maniera più spregiudicata, chi non fa discorsi elaborati ma usa un linguaggio semplice ricorrendo magari a battute incisive.

Conta chi cattura in un qualunque modo l'attenzione, chi urla più forte, chi muove al riso, che stimola i processi di identificazione, chi si riserva l'ultima parola, chi ridicolizza l'avversario o lo riduce all'impotenza.

Non importa se a ragione o a torto né con quali argomenti.

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una vera e propria trasformazione genetica del confronto pubblico politico.

Vediamo ogni giorno dei dibattiti in cui i contendenti sono impegnati a non far parlare l'interlocutore, a trasformare qualsiasi contraddittorio in rissa, a urlare con il solo scopo di attirare l'attenzione e di suscitare consenso su alcune semplici e banali parole d'ordine.

La sinistra, anziché disertare le platee per imporre il ristabilimento delle regole del confronto civile, ha accettato la rissa senza saperla veramente fare: ne è uscita con le ossa rotte.

Non basta sentirsi portatori delle idee giuste per vincere, né è sufficiente essere convinti di fare gli interessi del popolo.

Spesso non basta nemmeno operare meglio degli altri a favore del popolo.

Bisogna studiare, guardarsi intorno, intuire e capire: poi agire di conseguenza.

I valori non attirano di per sé: bisogna saperli proporre, nelle diverse situazioni, nella maniera più consona.

Senza mai dimenticare che l'uomo è sì ragione ma ancor di più è sentimento, impulso, passione e pulsione.


















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