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EUROPEI e ... calcio

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(24/06/2008)

Sono un tifoso della nazionale italiana.

Un tifoso scettico.

Forse troppo realista.


Sono troppo realista se dico che nessuna delle partite giocate dall'Italia è stata spettacolare?

Sono un traditore se affermo che altre nazionali 'eliminate' (Portogallo, Croazia, Rep. Ceca, ad esempio) hanno comunque mostrato qualcosa di meglio?

Sono un anti patriota se constato che la nazionale italiana, per quello che ha fatto (e, soprattutto, per il tanto che non fatto) merita il ritorno a casa anticipato?


Per gli estimatori di questo sport riporto qua sotto delle riflessioni scritte in altri tempi.


Qualcosa di molto personale e opinabile.

Che può essere condiviso e soprattutto criticato.

Così, per puro diletto.



Il calcio all'inglese è travolgente, maschio, muscolare, impetuoso e martellante.

Ma esige gagliardia fisica, energie inesauribili, rapidità di esecuzione, tempismo, determinazione e sicurezza di sé.

Quando viene a mancare qualcuno di questi elementi questo calcio scade ad una pura e semplice esibizione di tendini e bicipiti, tutta finalizzata a percorrere in lungo e in largo ogni direttrice del campo, priva non di lampi ma persino di fugaci bagliori, praticamente inconcludente.

Il calcio migliore di questo tipo l'ha giocato la grande Germania di Beckenbauer.

Il peggiore l'ha spesso esibito l'Inghilterra.


Il calcio all'olandese è dinamico, veloce, impressionante per volume, inventiva e qualità.

Richiede intelligenza, spensieratezza, un pizzico di genialità condita con una punta di impudenza, incontenibili energie giovanili.

Se viene a mancare qualcuna di queste componenti il gioco diventa un volteggio sterile, una esibizione pleonastica, ricca di fronzoli ma priva di contenuti, simile ad un can can 'saltato' da ballerine di mezza tacca.

Il miglior calcio all'olandese l'ha giocato l'Aiax di Cruiff.

Il peggiore l'hanno spesso mostrato le squadre di Arrigo, quando non potevano contare sui fuoriclasse.


Il calcio sudamericano è immaginifico, stupefacente, smagliante, sbalorditivo per originalità e soluzioni.

Chi lo gioca deve possedere estro, assoluta padronanza della palla, sublime senso tattico, genialità di intuizione, estrema eccentricità ed imprevedibilità di esecuzione.

Se alcuni fattori di questo insieme non sono all'altezza, quel calcio scade a gigioneria, a partita di bocce tra pensionati un po' brilli, a patetico e convulso assembramento di ragazzini in un campetto di periferia.

Questo calcio è stato interpretato in modo sublime dal Brasile di Pelè e dall'Argentina di Maradona.

La peggiore interpretazione la sta offrendo il Brasile dell'ultimo decennio.


Il calcio all'italiana è astuto, concreto, ricco di senso tattico e strategico, denso e nello stesso tempo illuminato da fiammate accecanti.

Richiede una grande maestria nello stare in campo, una profonda comprensione delle caratteristiche dell'avversario, un grande spirito di adattamento e una eccelsa capacità di lavoro unita ad abilità, velocità e precisione.

Se alcuni aspetti di questa scuola non sono adeguatamente interpretati questo calcio diventa inguardabile: diventa una ammucchiata indecorosa all'indietro, una disperata e stizzosa difesa del niente, una inutile ed orribile fatica.

Il miglior calcio di questa scuola è stato giocato dall'Inter di Herrera e dall'Italia mondiale del 1982.

Il peggiore è stato esibito dalla stessa Inter di Helenio e dalla nazionale italiana di questi europei.


Una squadra che gioca bene il calcio all'inglese è uno squadrone di cavalleria lanciato al galoppo.

Una che lo gioca male è una squadra di rugby che gioca al calcio.

Una squadra che gioca bene
il calcio all'olandese è una sinfonia di Händel.

Una che lo gioca male è una muta di lupi rinchiusi nel recinto di uno zoo.

Una squadra che gioca bene
il calcio sudamericano è un'opera mozartiana.

Una squadra che lo gioca male è il ballo delle debuttanti.

Una squadra che gioca bene
il calcio all'italiana è un raggio laser manovrato con perizia.

Una squadra che lo gioca male è un cicaleccio tra ubriachi.




ELOGIO DEL CONTROPIEDE


Vorrei spendere due parole in difesa del cosiddetto calcio all'italiana, quello che utilizza (o utilizzava) in modo magistrale il contropiede.

Il gioco all'inglese, quello all'olandese e il sudamericano non hanno bisogno di avvocati: quando sono ben giocati si fanno apprezzare da sé, per quel che sono, per il diletto che trasmettono.

Quello all'italiana fatica a farsi largo e a farsi stimare anche quando è ben giocato.

Il paradosso più incomprensibile sta poi nel fatto che, questo tipo di gioco, trova i suoi più convinti e ostinati detrattori proprio in Italia.

Gli estimatori di Arrigo Sacchi hanno voluto dimostrare per filo e per segno, nei fatti, quale altra tattica si doveva adottare, quale altra modalità di gioco fosse più congeniale ai giocatori italiani.

La loro alternativa ha retto fin tanto che hanno avuto per le mani degli autentici campioni che avrebbero fatto la differenza in qualunque squadra, con qualsiasi tipo di gioco. (Vedi il Milan stellare di Sacchi che poteva contare, tra gli altri, su Van Basten, Maldini, Franco Baresi, Rijkaard, Donadoni, Gullit ... : sarebbe stato difficile non vincere con simili fuoriclasse.)

Per il resto hanno messo in piedi delle pantomime grottesche, delle opprimenti ed invereconde maratone podistiche, senza capo né coda, senza sugo né anima e soprattutto senza apprezzabili risultati.

Sulle quali è lodevole stendere quel caritatevole velo pietoso che non si nega mai ai derelitti di buona volontà.

Il contropiede richiede fatica, sapienza balistica, colpo d'occhio, opportunismo, rapidità e precisione.

E' una molla che si carica piano piano e che poi, improvvisamente, quando meno te l'aspetti, saetta in avanti con la velocità del lampo e colpisce il bersaglio.

Richiede pazienza certosina, astuzia vera, riflessione, prontezza di riflessi e intuizione geniale.

Quando gli interpreti sono all'altezza e sanno tessere e costruire, sanno anche preparare il pubblico degli spettatori, inibendo la loro attesa, comprimendo le loro ansie, pestandoli ben bene nel mortaio dell'avvento.

Per poi ripagarli con fiammate improvvise, con folate incontenibili, con galoppate ventre a terra a centrare l'anello.

Il contropiede è un vero e proprio orgasmo, tanto più sublime ed irrefrenabile quanto più lunga e dosata è stata la sua preparazione.

Platone nel Politico pone la Monarchia al vertice delle istituzioni politiche positive; considera tuttavia la tirannide, sua corruzione, come la più esiziale tra le forme di governo.

Modestamente considero il gioco all'italiana ben interpretato, come l'essenza stessa del calcio; così come ritengo la sua corruzione un vero e proprio tradimento del gioco del pallone, una esibizione di persone folli ad uso e consumo di persone ancora più folli.




















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