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fascismo(!?)

2007-2010 > 2008 > POLITICA

(06/09/2008)


fascismo (!?)


Monicelli ha detto che viviamo in un periodo di fascismo strisciante.

Mario Monicelli ha 93 anni e una lucidità invidiabile: ha conosciuto il fascismo e ha percorso da protagonista tutto il secondo dopoguerra.

Esprime idee personali con grande schiettezza e libertà: non è mai banale.

Per questo gli auguro lunga vita e serenità.


Da quello che ho letto circa le dichiarazioni da lui rilasciate nel corso della Mostra del Cinema di Venezia, ricavo tre considerazioni concernenti il costume e la vita politica italiana.

*) L'Italia è una barca alla deriva nel Mediterraneo. E' guidata da una classe politica corrotta ed è dominata dal pensiero unico.

*) Il 68 è stato una rivolta dei figli contro i padri: hanno detto 'basta tirare la cinghia, consumiamo!'.

*) Forse sta tornando il fascismo: non esplicitamente, ma con un altro vestito.


Mi permetto alcune osservazioni.


#) L'Italia è una barca alla deriva.

Difficile dargli torto.

Basta guardarsi intorno.


E c'é poco da aggiungere anche sul giudizio relativo all'attuale classe dirigente: inadeguata, corrotta e incapace di pensare in grande.

E' auspicabile un cambio di equipaggio: che non sembra imminente.

E' evidente che non c'è più musica, non c'è più letteratura, non c'è danza: c'è solo qualche sussulto al cinema.

Tutti aspetti che costituiscono il sale di una società, il biglietto da visita di una civiltà che non pensa solo alla pancia.

Alla sua pancia.


A parziale discolpa e a mo' di consolazione mi pare di poter dire che rispetto a queste contingenze l'Italia sta come buona parte del mondo occidentale.

Forse un po' peggio ma abbastanza in linea.

Più tragica e drastica è l'ultima parte della riflessione: 'in generale non c'è più nulla'.

Pare che resti solo da sperare di 'non naufragare'.

Un po' poco, come viatico per le generazioni future.

Abbiamo avuto intellettuali geniali - su tutti Petrarca e Leopardi - che hanno saputo leggere con grande chiarezza e onestà la situazione del loro (e nostro) Paese.

Ci manca qualcuno che sappia indicare con sicurezza la strada.

Ancor più ci manca chi sappia intraprendere e portare avanti l'opera.


#) Il 68.

'E' stata quella la generazione che ci ha trascinato nel consumismo attuale: la gente, invece di imparare a lavorare, pensa a comprarsi la Ducati'.


Monicelli non appartiene certo alla generazione del 68: il suo giudizio risente molto di questo scarto generazionale.

Il 68 fu un movimento variegato e sfaccettato. Ha avuto pregi e meriti: e anche responsabilità e qualche macchia.

Ognuno l'ha vissuto a modo suo, compresi quelli che ne avevano l'età ma non l'hanno vissuto affatto.

E' inevitabile che i giudizi siano diversi e perfino contrapposti.

Del resto se qualcuno è riuscito perfino a mettere in luce più gli aspetti negativi che quelli positivi della Resistenza, figuriamoci se non lo si può fare del 68.

Mi piace in ogni caso ricordare l'ultima osservazione di Monicelli su quel periodo:
'allora almeno era un'Italia molto combattiva, oggi c'è il pensiero unico'.

Non mi pare un apprezzamento da poco.


#) Fascismo strisciante.

Monicelli sa bene che cosa è stato il fascismo e se dice certe cose un motivo ci deve pur essere.

Una certa esperienza politica non si presenta mai, inizialmente, con tutta la sua negatività: parte in sordina, facendo e negando, bastonando le masse ma appellandosi ossessivamente al popolo.

Il regista capta questa avanzata 'occulta' del fascismo nell'imposizione del 'pensiero unico'.

E' chiaro che una vicenda storica non si ripropone mai nelle sue forme primitive: la riedizione è sempre diversa dall'originale, si ripresenta 'con un altro vestito'.

Qualcuno confonde l'avanzata del fascismo con la capacità operativa: se un governo agisce, decide, contrasta con efficacia la delinquenza, impone la soluzione di problemi ormai incancreniti, allora è un governo autoritario e fascista.

Non è così: è evidente.


Quando viene tolta ai dissenzienti la possibilità di farsi sentire; quando si monopolizzano tutti i mezzi di informazione; quando si tenta di imbrigliare gli organi di garanzia e di controllo dello Stato; quando si usano i media soltanto per indebolire o azzerare le capacità critiche degli utenti: in questo caso si può dire che si sta andando verso il pensiero unico.

Verso una qualche forma di fascismo.

Che sarà un'esperienza meno brutale della precedente ma che non potrà nascondere la sua ispirazione intimamente autoritaria.


A questo proposito e
a mo' di conclusione vorrei ricordare che l'affermazione di una esperienza autoritaria non è mai responsabilità della sola destra che la interpreta.

Così è stato in occasione del fascismo originario.

Dopo la prima guerra mondiale le innumerevoli e dure agitazioni delle masse popolari non trovarono nella sinistra una classe politica all'altezza, capace di capire quelle lotte, di interpretarle e di dirigerle verso uno sbocco conseguibile.

Cosa che, alla lunga, favorì l'ascesa dell'ex socialista Mussolini.

L'attuale sinistra?


In parte ha fatto hara hiri con le proprie mani.

In parte sta ancora navigando a vista in cerca di un progetto credibile e di un nocchiero capace di tenere in mano la barra.

Ecco: come sintomo del fascismo strisciante, accanto all'avanzata del pensiero unico evocata da Monicelli, metterei anche questo dato di fatto che riceve significato dalla nostra storia recente.

Una sinistra in libera uscita che parla tutte le lingue dell'universo fuorché l'unica comprensibile: una classe politica avvitata su se stessa, drammaticamente incapace di offrire una alternativa realistica e percorribile.



















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