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fascismo (3)

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(09/09/2008)


Immaginate un Ministro della difesa tedesco che invoca rispetto per la memoria di coloro che hanno combattuto per il nazismo?

O un suo collega francese che ricorda i combattenti della Repubblica di Vichy?

In Italia succede: senza che il ministro in questione senta il bisogno di dimettersi.

Senza che il suo presidente del consiglio senta l'obbligo di metterlo da parte.

In Italia, ormai, succede e può succedere veramente di tutto.



Che chi grida contro Roma ladrona si arricchisca proprio grazie all'obiettivo delle sue contumelie.

Che chi è ministro della Repubblica nata dalla sconfitta del nazi - fascismo onori coloro che hanno combattuto per l'affermazione di quelle dittature.


Non sapendo distinguere le sue nostalgie dalla realtà storica e dai doveri istituzionali.


Facendo finta di non sapere di essere debitore di tutto, compresa la sua alta carica, a quella Repubblica che si ingegna ad indebolire.


Che c'entra il rispetto dei morti con l'8 settembre o con Porta S. Paolo?

Perché non ricordare gli obblighi coniugali, la salvaguardia dell'ambiente o la protezione dell'infanzia?


La realtà è che La Russa, nonostante tutte le maschere posticce via via assunte, non riesce a fare i conti con il proprio passato e con grande improntitudine butta in faccia agli italiani i suoi mal di pancia.

Come il Sindaco di Roma Alemanno.

Semplicemente dovrebbero avere l'onestà di starsene in disparte.


(Da tempo, oramai, è sotto gli occhi di tutti una brutale evidenza: molti politici non sanno più che cosa sia la decenza)



Mi permetto di dare un suggerimento al presidente Napolitano: visto che il Presidente della Repubblica è il depositario dei valori comuni e il sommo interprete dei principi costituzionali, stabilisca che in tutte le cerimonie ufficiali alle quali interviene il Capo dello Stato prenda la parola per ultimo.

Per precisare e rettificare.

Per interpretare e ribadire.

Per ricordare e indicare il cammino.






















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