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FEBBRAIO

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DOMENICA 28 FEBBRAIO 2010

ostensioni



'Ostensione' è un termine gergale che indica l'azione del mostrare.

Si ha 'ostensione' quando qualcosa viene esibito in pubblico.

Le città con le loro bellezze e le brutture si offrono allo sguardo e al godimento per quello che sono.

Negli ultimi tempi
Haiti si è mostrata deturpata e strapazzata dal terribile terremoto che l'ha colpita.

Ieri è toccato al
Cile, l'anno scorso a L'Aquila.

Allo stesso modo, in questi giorni, il
Po si sta offrendo inquinato e avvelenato dalla folle idiozia di qualcuno.

Quando giriamo per le strade o frequentiamo luoghi pubblici,
noi mostriamo noi stessi agli altri: non come ci pensiamo o ci vediamo noi, ma come 'oggetti' che gli altri possono indagare, guardare e 'interpretare' a loro piacimento.

L'atto del mostrarsi o del farsi mettere in pubblico non implica, infatti, solo un'
attività ma presuppone anche una passività: chi si mostra, in realtà, diventa per gli altri un oggetto, attira su di sé l'attività degli altri.

Che può esprimere curiosità e interesse ma anche libidine, morbosità, invadenza, gelosia e bramosia.


Con il tempo il termine '
ostensione' ha acquistato un significato particolare collegato principalmente ad azioni liturgiche messe in atto dalla Chiesa.


Ho letto, ad esempio, che dal
10 aprile al 23 maggio pp.vv. avrà luogo a Torino l'ostensione della Sindone.

Già si preannunciano migliaia di fedeli in fila per gettare un occhio su quello che si crede sia stato il sudario in cui è stato avvolto il corpo di Cristo una volta staccato dalla croce.

Naturalmente, scorrendo davanti alla reliquia si può vedere molto poco: qualche segno che lascia immaginare i tratti di un corpo umano, nulla di più.

E' già stato certificato che quel rettangolo di lino può risalire ad un periodo di tempo compreso tra il 1250 e il 1400 dopo Cristo e che quindi non può essere stato il sudario che avvolse il corpo di Gesù.

Ma tant'è.


In ogni epoca ci sono milioni di persone che hanno bisogno degli appigli più diversi per tirare avanti: per dimenticare le difficili condizioni di vita; per sorvolare sulle prepotenze dei potenti di turno; per sopportare tutto il male che l'umanità è capace di produrre.

La sindone è un colossale qui pro quo, un placebo di dimensioni galattiche ma forse non è il male peggiore e la sua funzione terapeutica può anche essere considerata accettabile.



Tra il 15 e il 20 febbraio uu.ss. mi trovavo di passaggio a Padova: in quel periodo i frati della basilica hanno dato vita all'ostensione del corpo di S. Antonio.

Era mia intenzione recarmi in quella chiesa per ammirare il meraviglioso cinquecentesco altare dell'arca appena restaurato.

Ne sono stato impedito dalle file interminabili di persone accorse a migliaia per 'guardare' i resti del santo morto nel 1231.

La maggior parte di quelle persone non avrà degnato di uno sguardo il capolavoro rimesso a nuovo da pochi giorni: concentrate com'erano nel guardare quelle ossa rinsecchite e annerite dal tempo.

Pochi giorni prima di partire avevo visto in Internet qualche immagine delle spoglie di Antonio: un povero scheletro contratto dal tempo, opportunamente ricomposto e reso 'fruibile'.

Che cosa induca centinaia di migliaia di persona a mettersi in fila per 'sfrugugliare' delle povere ossa, vecchie ormai di quasi 800 anni, rimane per me un mistero.

Ancora
più incomprensibile mi pare l'atteggiamento dei frati che, periodicamente, si sentono in dovere di mostrare a tutti, ciò che rimane del francescano venuto da Lisbona.

Capisco che l'ostensione potesse essere realizzata nel Medio Evo: posso anche sforzarmi di giustificare il loro comportamento fino alla metà del secolo scorso.

Ma continuare in questa pratica ai nostri giorni, mi pare veramente un'operazione disgustosa.


Avrebbero ben altro da 'ostendere', i frati francescani: sulla scia del loro fondatore!

Potrebbero mostrare le angherie del potere, i soprusi, le ingiustizie, gli intrallazzi, gli imbrogli, le ruberie, le menzogne e le ipocrisie.

Dovrebbero mostrare la sofferenza e il dolore del popolo, derivanti dalla prevaricazione dei potenti.

Potrebbero (dovrebbero) lasciare le povere ossa di frate Antonio nell'oscurità della sua arca, al riparo dagli sguardi indiscreti, lontane dalla distorsione pruriginosa che sempre accompagna simili eventi.

Si parla tanto di
privacy, la Chiesa ci ossessiona ogni giorno con la dignità della persona umana: forse che un cadavere non ha diritto ad una sua propria privacy, ad un rispetto che lo protegga dagli sguardi indiscreti dei 'guardoni', ancorché devoti?

'
Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti'. (Luca, 9.60).

Così ha detto Gesù a un suo discepolo che voleva, prima di seguirlo, andare a seppellire suo padre.

Se avesse previsto la smania dei frati, avrebbe dovuto aggiungere: '
che possano stare in pace nel loro mondo, presenti nel ricordo ma lontani dai vivi'.






VENERDI' 12 FEBBRAIO 2010

mignottocrazia e ... giudici



Con il termine 'mignottocrazia' Paolo Guzzanti ha definito l'attuale sistema di potere.

La mignottocrazia non è altro che un'edizione riveduta e corretta della
corruzione: della pretesa di chi detiene il potere politico, di ricavare dei vantaggi personali dall'amministrazione dei beni pubblici.

Adesso c'è la Protezione civile nel mirino: non so se avete letto le registrazioni telefoniche ma è proprio deprimente.

(E il consigliere comunale del PDL beccato a Milano mentre intascava tangenti?)

Politici, burocrati, imprenditori si comportano come se niente fosse successo, come se non ci fosse stata
tangentopoli, come se non fosse proprio l'ora di smetterla con certe pratiche.

Imprenditori che si fregavano le mani e che sghignazzavano in vista degli insperati appalti del post terremoto.

Burocrati che ne approfittavano per riempirsi il garage di BMW e per sistemare i figli.

Politici che godevano di favori e privilegi come se fosse del tutto normale.

Che miseria!


E il grande capo che fa?

Anziché nominare una commissione di inchiesta e minacciare tuoni e fulmini contro corrotti e concussi, se la prende con i magistrati inquirenti che tentano, faticosamente, di scoperchiare il verminaio.

' I PM SI VERGOGNINO! ' ha sentenziato.


Che vergogna!

D'altra parte ci si poteva aspettare una reazione diversa da uno che ha fatto dell'intrallazzo la sua scala per salire al potere?

I politici, di qualunque estrazione e a ogni livello, pensano che certi 'vantaggi' siano naturali, come il succedersi delle stagioni.

Gli pagano i viaggi, gli procurano gli hotel gratis, gli riempiono le case di ogni ben di dio, gli sistemano figli, nipoti e parenti fino alla decima generazione, gli aprono e gli arredano gratis dei negozi, ultimamente gli procurano anche il sesso gratuito (maschi o femmine a seconda dei gusti non sempre cristallini) ...: tutto normale, tutto dovuto, tutto piovuto dal cielo come la pioggia.

Come mai a me nessuno ha mai dato niente?

Come mai a tutte le persone normali nessuno regala mai niente?

Perché non se lo chiedono i politici?

Non è forse arrivato il momento che se lo chiedano?

E che si vergognino.

E lascino che i giudici facciano il loro mestiere.




DOMENICA 7 FEBBRAIO 2010

censura o non censura?



Riporto per comodità e speditezza le ultime frasi dell'intervento odierno di Eugenio Scalfari su Repubblica.it.



'Ma come farà ad essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi palestinesi?

Ad affermare davanti a Netanyahu che bombardare Gaza fu una reazione giusta e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah?

Zelig si limitava a cambiare forma a seconda dell'interlocutore da compiacere, ma questo è un uomo in grado di cancellare il tempo e lo spazio.

Riesce a stare col pilota dell'aereo che sgancia le bombe e nel rifugio sotterraneo con i bombardati.

In contemporanea e dispensando ad entrambi parole di comprensione.

Queste righe non sono mie, non le ho scritte io, le ha scritte sulla Stampa del 4 febbraio Massimo Gramellini.

Io mi limito a trascriverle e, scusandomi con l'autore, a sottoscriverle, ponendomi anch'io la domanda: ma come fa?

E come fanno gli italiani a sopportarlo?

E il cardinal Bertone a benedirlo?'



Naturalmente, tanto per cambiare, si sta parlando di Berlusconi.


E, naturalmente, non sono in grado di trovare delle risposte adeguate agli interrogativi posti.

A parte le solite che tutti conosciamo.


Ho riportato quelle frasi per sottolineare, invece,
un altro aspetto: che è a mio avviso molto importante e che, forse, è parte delle risposte che si potrebbero dare.

E' sotto gli occhi di tutti (nelle orecchie di tutti) l'enormità di quanto è avvenuto: che cioè si possa, nel giro di pochissine ore e a pochi chilometri di distanza, fare un'affermazione e poi negarla recisamente.

Anzi, dire qualcosa che non solo nega quanto appena affermato, ma addirittura lo ribalta e lo stravolge.


Di fronte a tutto questo nessuna delle televisioni nazionali ha trovato nulla da ridire: nessun telegiornale si è soffermato sull'accaduto, nessun
Minzolini è comparso in video a stigmatizzare l'ignobile piroetta del capo.

Non so se si tratta di
censura che parte dall'alto o di auto censura: ai fini degli effetti conta poco stabilirlo.

E' vero che il popolo italiano è quello che è, e che sembra disposto ad ingoiare proprio di tutto.

Ma è anche vero che tante cose non le sa, non le viene a sapere.


C'è qualcuno che fa di tutto perché non abbia a disposizione tutti gli elementi di giudizio, perché non arrivi a valutare e a scegliere con cognizione di causa.

Il popolo è bue, si sa e lo si può capire 'come fa?'.



Ma il cardinal Bertone 'come fa?'

Qua il discorso è diverso, perché il cardinal Bertone le cose le sa: sa anche cose che noi non sappiamo.


Si capisce meglio 'come fa' a mandar giù certi rospi, a ingoiare anche ciò che non si può deglutire.

Le sue sono scelte di potere: semplicemente.

Tutto qui.






MERCOLEDI' 3 FEBBRAIO 2010


Bossi e ... il burqa


*.

Il figlio di Bossi, Renzo, ventuno anni, pluribocciato alla maturità, sta per essere imposto nelle liste regionali della Lombardia.

Il padre vuole che diventi consigliere regionale.


La cosa ha suscitato un certo scandalo e molte perplessità, al punto che dei giovani leghisti bresciani hanno fondato un gruppo su Facebook per contrastare in ogni modo la candidatura 'famigliare'.

Questo
Renzo si è distinto finora per aver seguito il padre in tutti i suoi impegni politici, almeno negli ultimi due anni; per aver riempito - sempre per il padre - l'ampolla con l'acqua della sorgente del Po; per aver sponsorizzato (non certo inventato come si diceva) il videogioco 'rimbalza il clandestino'.

L'ho visto anche indossare con fierezza la maglietta verde leghista che mostra sulla pancia una mano bianca chiusa con il medio alzato.

Evidentemete è proprio vero quel che diceva Bossi padre di suo figlio: non sa far niente, quindi è buono per la politica.

Sembra tutto da ridere ma che tristezza!

Che squallore!

Che totale disprezzo di tutto e di tutti!


E questi sono gli uomini che si sono presentati come i moralizzatori, gli affossatori della 'marcia'
prima repubblica.

Eppure non ricordo nessun politico della prima repubblica che sia arrivato ad un grado così eccelso di improntitudine.



*.

Come si sa, il
parlamento francese sta preparando una legge che proibisce il burqa nei luoghi pubblici.
In
Italia si è scatenato il dibattito: in parte demagogico e retorico e in parte sguaiato e ottuso.

Di per sè la legge italiana proibirebbe l'uso del burqa nei luoghi pubblici, naturalmente con una scappatoia che, di fatto, potrebbe permetterlo.

Dice infatti che non si può andare in giro con il volto coperto nei luoghi pubblici '
senza giustificato motivo'.

Il motivo religioso non è forse 'giustificato'?



La legislazione italiana è figlia diretta della
cultura bizantina e così, mentre proibisce qualcosa, nello stesso tempo lo permette e viceversa.

Una donna musulmana (non ricordo di quale nazionalità) ha detto che per certe donne, andare in giro senza burqa, è come andare in giro nude.

A mio modesto avviso la sicurezza sociale (cioé di tutti, che è importante quanto quella individuale, se non di più) richiede che si giri nei luoghi pubblici a volto scoperto.

Se qualcuno vuol indossare il velo che copre i capelli e lascia scoperta la faccia, lo deve poter fare liberamente.

Non ritengo tuttavia che si possa permettere che la gente circoli abbigliata in modo tale da essere irriconoscibile.


Ci devono essere certe norme di comportamento che devono essere rispettate da tutti, autoctoni o stranieri che siano.

Se qualcuno non ce la fa proprio ad adottarle, non si reca in quel Paese.

Se una donna senza il burqa si sente nuda, o se ne sta in casa o resta al Paese di origine.


Se, per esempio, esistesse un'area culturale che impone a tutti di andare in giro completamente nudi, ebbene, io non mi recherei in quei posti.

Tutto qui.


Non andrei certo lì a vestirmi o ad imporre agli altri di accettarmi ad ogni costo vestito.

Non sarebbe nemmeno giusto.




*.

So che la Lega e Bossi sono fieramente contrari al burqa.

Vuol dire che sono leghista?

Assolutamente no.


So che a molti leghisti piace il vino: anche a me.

Molti amano la polenta: anch'io.

A tanti piace bere un bicchierino di grappa: anche a me.

Sono leghista per questo?

Non credo proprio.


Sono le storie come quella di Renzo Bossi (tanto per fare solo un esempio) che segnano la differenza, non la polenta o il burqa!








LUNEDI' 1 FEBBRAIO 2010


dalla meteomania alla meteopatia



All'inizio, del tempo, ne parlava il colonello Bernacca una volta al giorno.

Con fare tecnico e nello stesso tempo rassicurante.


Poi i colonelli sono diventati due e subito dopo tre: le previsioni sono diventate un appuntamento fisso di tutti i telegiornali.

Infine si sono moltiplicate le reti - radio e televisive -, gli esperti sono diventati legioni, i programmi sul tempo hanno acquistato una loro autonomia e una audience di tutto rispetto.

E arriviamo all'oggi: siamo sommersi da un vero e proprio profluvio di notizie meterologiche che ci arrivano dai giornali, dalle radio, dalle televisioni e da Internet.

Non c'è nessun altro, nell'arena mondiale, che sia ascoltato con maggiore attenzione del militare o dell'esperto che propone le previsioni.

Sì, perché non siamo tanto interessati alle spiegazioni tecniche, ma siamo presi anima e corpo dalle previsioni.

Molti di noi sono soliti deridere (giustamente) le poche persone che ancora si affidano ai maghi per la soluzione dei loro problemi: dimentichiamo che quasi tutti ci rapportiamo ai meteorologi come fossero dei maghi.

E vogliamo che siano dei maghi buoni, dei maghi che, almeno, sappiano interpretare i nostri sentimenti e le ansie.

La passione per le previsioni del tempo è così diventata una vera e propria mania.

Basta guardare a quanto spazio e a quante ore vengono loro riservate anche solo rispetto a 30 anni fa.

Dalla meteomania alla meteopatia il passo è breve.


Siamo diventati schiavi delle previsioni, non solo: il tempo che prima era una variabile indipendente della nostra esistenza come l'aria o la nostra ubicazione in un certo ambiente, si è trasformato in un condizionatore attivo della psiche.

Siamo allegri o depressi in relazione alle condizioni meteorologiche, usciamo o non usciamo di casa in base al tempo, ci mettiamo in viaggio oppure no a seconda se il tempo è bello oppure minaccia pioggia.

Sono i meteorologi che decidono che tipo di vacanza faremo, addirittura se andremo o no in vacanza.


Al punto che degli operatori commerciali hanno citato in giudizio gli esperti del tempo per aver fatto delle previsioni non del tutto azzeccate.

E' già successo.


Così come capita che noi ci sentiamo soffocare per l'afa in estate o congelare in inverno non a causa delle particolari condizioni climatiche, ma in relazione a quanto dicono i guru delle previsioni.

Gli esperti della meteorologia, che inizialmente parlavano un linguaggio solo specialistico e si limitavano a spiegare i dati inviati a terra dai satelliti, sono oggi diventati dei veri e propri imbonitori.

Qualcuno assomiglia più ad un prete che ad uno scienziato.


Tutti sono diventati psicologi.

Hanno trasformato e arricchito la loro prefessione inventando termini nuovi, nuove entità.

Tra tutte ricordo 'la temperatura percepita'.


Quello che succede negli oceani, sulle catene montuose o nelle pianure, i cambiamenti che modificano l'atmosfera e determinano le condizioni effettive del tempo, non sono più così importanti.

E' invece essenziale ciò che percepiamo noi.


Magari non c'è nessun freddo polare, ma se l'esperto lo proclama e lo annuncia per giorni in televisione, alla fine noi quel freddo lo sentiamo, lo percepiamo e ci mettiamo i guanti e le sciarpe e indossiamo le pellicce, anche se non ce ne sarebbe alcun bisogno.

Non so dove finiremo, di questo passo.


Forse, tra non molto, i meteorologi verranno usati dal potere per condizionare i comportamenti politici e sociali del popolo.

Per creare, ad arte, nuovi gusti e imporre tendenze.


D'altra parte, se già lo fanno una De Filippi o uno Sgarbi, perché non lo possono fare anche i meteorologi?

Non è detto che sarà peggio.

















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