ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


Feltri e i gesuiti

2007-2010 > 2009 > COSTUME


16/09/2009


Feltri e i gesuiti.


Rileggendo le 'Lettere Provinciali' di Blaise Pascal il mio pensiero è andato, inevitabilmente, alle polemiche di questi giorni.


Ma andiamo con ordine.


Blaise Pascal (1623-1662) è uno scienziato e un filosofo francese.

Fu molto precoce, soprattutto rispetto alla matematica e alla fisica nelle quali eccelse.

Di famiglia ricca e importante spese la sua vita a favore dei più poveri e dei meno fortunati.

Riflettendo sulla condizione umana elaborò delle argomentazioni che andarono ad occupare un posto importante nella filosofia e anche nella teologia.

Si avvicinò al
Giansenismo, un movimento cristiano che spronava la Chiesa a essere più fedele al Vangelo e meno preoccupata del potere e delle pratiche esteriori.

Afflitto fin da giovane da una grave patologia, decise, a un certo punto, di vivere il cristianesimo in maniera radicale fino ad aprire, poco prima della morte arrivata a soli 39 anni, la sua ricca abitazione ai malati e ai più sfortunati abitanti di Parigi.


Il sentire intimo di Pascal, in quanto persona e come filosofo, lo si ritrova soprattutto nei '
Pensieri': si tratta di un insieme di riflessioni e di considerazioni, di rara profondità e bellezza, pubblicato postumo nel 1670.


Tra il 1656 e il 1657 Blaise Pascal pubblicò le '
Lettere provinciali', uno scritto polemico e insieme apologetico presentato, appunto, in forma epistolare.

Le prime lettere sono inviate da un provinciale che frequenta la Sorbona ad un suo amico, un altro provinciale, per informarlo sulle disquisizioni in atto nella grande università parigina.

Le altre sono indirizzate direttamente ai 'reverendi padri gesuiti'.

L'obiettivo polemico dell'intero scritto sono appunto i gesuiti che nel '600 avevano ormai soppiantato i domenicani e si erano proposti come i veri propugnatori e i soli difensori dell'ortodossia cattolica.

Pascal, come ho già detto, nella sua ansia di autenticità, si era avvicinato al movimento Giansenistico (fondato da un vescovo olandese,
Cornelius Otto Jansen, che espose il suo pensiero in un'opera intitolata 'Augustinus') che chiedeva alla Chiesa meno esteriorità, più autenticità e rigorosità, più interiorità e fede vera.

Il giansenismo fu attaccato dai gesuiti, che lo assimilarono alla riforma luterana e ne ottennero la condanna papale.

Successivamente i giansenisti furono
perseguitati e dispersi da Luigi 14°, il re sole, che costrinse molti di loro ad emigrare in Olanda.



Che cosa rappresentavano i gesuiti nel '600?


Fondati da
Ignazio di Loyola, ex ufficiale dell'esercito, nella prima metà del '500, divennero nel giro di pochi decenni l'ordine religioso più importante della Chiesa cattolica.

Sia per la loro determinazione nel combattere l'eresia luterana, sia per l'intelligente e indefessa attività educativa che per la cieca obbedienza al papa (perinde ac cadaver).

Sostituirono ben presto i domenicani nella difesa dell'ortodossia della fede: parteciparono attivamente al
processo contro Giordano Bruno e furono i protagonisti assoluti della causa intentata contro Galilei.

Tra '600 e '700 diventarono
consiglieri e confessori di principi, re ed imperatori tanto da suscitare gelosie e vere e proprie crisi di rigetto.

Fu così che nella seconda metà del '700, a partire dal Portogallo, furono
cacciati da tutte le principali nazioni cattoliche dell'Europa che ottennero anche dal papa la soppressione ufficiale dell'ordine (breve di Clemente 14°, Dominus ac Redemptor del 1773)

A onor del vero bisogna riconoscere che i gesuiti non si segnalarono solo per la loro bramosia di potere.

Numerose furono anche le vicende che li videro
protagonisti in positivo della storia europea e, segnatamente, di quella culturale e religiosa.

Ricordiamo, ad esempio, l'atteggiamento che essi tennero nel '600 in Cina ed in India: di estremo rispetto verso le religioni e la cultura di quei Paesi.

Il gesuita marchigiano padre Matteo Ricci
, si guadagnò l'ammirazione dell'imperatore della Cina da cui fu onorato e trattato come un fidato consigliere.

Per questa loro considerazione delle altre culture i gesuiti furono messi in grande difficoltà presso il papa da domenicani e francescani.

Ugualmente encomiabile fu l'atteggiamento che i padri della Compagnia di Gesù tennero nei confronti degli
indigeni dell'America meridionale, in particolare dei Guarani del Paraguay.

Presso queste popolazioni essi fondarono delle
reducciones, delle comunità basate sulla proprietà comune di tutti i beni, sulla laboriosità e sulla cooperazione tra i diversi componenti.

Queste società furono decisamente contrastate dai conquistatori bianchi (spagnoli e soprattutto portoghesi) che trattavano gli indios come schiavi, non come persone.

L'opposizione dei padri alle pratiche schiavistiche (com'è ben raccontato dal film
Mission) fu uno dei motivi che determinarono la loro cacciata dalle nazioni cattoliche dell'Europa .



Chi è Feltri?


E' il giornalista che dirige una delle pubblicazioni di proprietà della famiglia Berlusconi.

Di lui riferisco soltanto che, alla domanda di un suo collega se non sentisse un certo imbarazzo nel dirigere giornali sovvenzionati non dalle vendite ma dal denaro pubblico, affermò con la sua solita sicumera che i 15 - 16 mila euro che percepiva al mese erano più che giustificati dalla sua attività e dalla sua bravura.

Ora, di questi tempi, Feltri, che dirige Il Giornale che fu di Montanelli e che adesso non si sa più che cosa sia, ha costretto alle dimissioni
Dino Boffo, direttore de 'L'Avvenire', il quotidiano dei vescovi italiani.

Come ha raggiunto questo scopo?

Molti dicono: ricorrendo ad uno
stile mafioso.

In che cosa consiste questo stile?


E' uno stile che usa un linguaggio trasversale, che dice e non dice, che rimesta nel torbido, che cambia qualcosa per dimostrare qualcos'altro, che allude, che manda a dire più che dire apertamente.

Mi perdoni la mafia ma io penso che questo stile sia di matrice gesuitica.


Diamo a Cesare quel che è di Cesare: la mafia è venuta molto dopo.

Se mai si potrebbe dire che, rispetto a questo modo di fare, la 'disonorata società' è una seguace fedele dei padri gesuiti.



E qui ritorno brevemente alle 'Lettere provinciali' di Pascal.


Egli
accusa i gesuiti, apertamente e senza tanti giri di frase, di giocare con i termini, di creare ad arte sofismi ed equivoci, di fare un uso spregiudicato dei diversi significati delle parole, di cambiare le carte in tavola, di confondere le idee, di creare a bella posta dei qui pro quo, di dire e non dire, di colpire nel mucchio, di pronunciarsi in maniera anodina, di accennare subdolamente a qualcosa che è di fatto inverificabile …

Il tutto approfittando della buona fede e della credulità dei cristiani, portati naturalmente a fidarsi dei dotti padri.

Quanto alla sostanza Pascal prende di mira la
casistica, quella che era diventata la pratica principe dei gesuiti.

Consisteva nel sottoporre i comandamenti e i precetti della Chiesa ad un esame minuzioso in modo tale da prevedere tutte le innumerevoli situazioni in cui i cristiani si sarebbero venuti a trovare (i casi, appunto) così da anticipare le soluzioni che i confessori avrebbero dovuto adottare nel loro rapporto con i penitenti.

Questa pratica portava, di fatto, a snaturare gli obblighi cui il cristiano avrebbe dovuto sottostare, a derubricare come peccato veniale e quindi ad assolvere senza problemi anche i delitti più gravi, a
trasformare la morale cristiana in un vademecum opportunistico.

I confessori gesuiti, secondo Pascal, erano quindi pronti a cancellare qualsiasi infamia, soprattutto se commessa da persone potenti.

Ne risultava un
cristianesimo svilito e corrotto che niente aveva a che fare con gli insegnamenti del Vangelo e dei padri della Chiesa (Agostino in particolare).


Per illustrare meglio il punto di vista di Pascal riporto
qualche citazione (ed. Rizzoli), ricordando che si tratta sempre di osservazioni che attengono alle tematiche religiose.


In quali pratiche si traduce l'azione dei gesuiti?


'Sbeffeggiare e vilipendere le cose più sacre; calunniare falsamente le vergini e i preti; formulare desideri e voti per la loro dannazione'.

'Voi avete seguito il vostro metodo consueto che consiste nell'accordare agli uomini ciò che desiderano e nel dare a Dio parole e apparenze… Omnia pro tempore, nihil pro veritate'.

'Voi cercate a bella posta queste parole 'diritto divino, diritto positivo, diritto naturale, foro interno ed esterno …' e le altre che sono poco conosciute, allo scopo di sgattaiolarvela grazie a questa oscurità e di far perdere di vista le vostre aberrazioni'.

'Non si potrà mai essere abbastanza sbalorditi della sfrontatezza con cui presentate il contrario di una verità di fatto'.

'Mostrerò dunque, Padri, che la vostra intenzione è quella di mentire e di calunniare e che proprio scientemente e a bella posta imputate ai vostri nemici delitti di cui sapete che essi sono innocenti'.

I gesuiti si comportavano in questo modo perché si uniformavano alla seguente dottrina che avevano pubblicamente fatta propria:
'calunniare e imputare falsi crimini per distruggere il credito di coloro che parlano male di noi è soltanto peccato veniale'.

'Ma non è ancora tutto qui quello che sapete fare. *) Inventare degli scritti per rendere odiosi i vostri nemici…; *) attribuire ai vostri avversari scritti di empietà …; *) citare libri che non sono mai esistiti…; *) inventare e pubblicare menzogne …'

'E ora si venga a dire che i gesuiti non sanno argomentare. Lo sanno a tal punto che renderanno eretico tutto ciò che vorranno, persino la Sacra Scrittura'.

I gesuiti, afferma Pascal, non smettono di perseguitare neppure davanti a confessioni chiare e incontrovertibili, firmate in presenza di pubblici ufficiali:
'per il fatto che il loro cuore smentisce la loro mano ed essi sono cattolici esteriormente ed eretici nell'intimo loro'.
Dimenticano così quel che ha solennemente affermato San Gregorio papa:
'se si ricusa di credere alla confessione di fede di coloro che la pronunciano in conformità ai principi della Chiesa, si mette in dubbio la fede di tutti i cattolici'.

Per concludere ricordiamo il
monito di sant'Agostino, che Pascal riprende e indirizza a tutti i cristiani 'Vae caecis ducentibus! Vae caecis sequentibus!' (guai ai ciechi che si propongono come guide; guai a coloro che li seguono ciecamente).



Questo stile oscuro ed ambiguo, nel nostro tempo, non è stato una caratteristica esclusiva della sola
mafia.

Tanti se ne sono serviti e se ne servono.

Tra tutti ricorderò Giuseppe
Stalin, dittatore della Russia sovietica nella prima metà del novecento: migliaia di persone furono mandate a morte o in Siberia sulla basi di dossier inventati, manipolati o, semplicemente, costruiti ad arte.

Non a caso Stalin aveva studiato dai gesuiti.



I gesuiti, ai nostri giorni, sono tutt'altra cosa.

Ciò non toglie che siano stati, in una fase della loro lunga storia, gli inventori e gli utilizzatori di quelle pratiche oblique e scivolose che ancora resistono, spesso furoreggiano, quasi sempre raggiungono gli obiettivi che si propongono.

Come, appunto, ha dimostrato l'azione di Stalin, come testimonia l'operato della mafia.


Buon ultimo è arrivato Feltri.

Di cui, francamente, nessuno sentiva il bisogno.

Nessuno, tranne i suoi referenti.



















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu