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fine o inizio?

2012


20 marzo 2012


siamo alla fine o all'inizio?



Perché siamo destinati scivolare sempre più in basso?

Perché tutte quelle che si dicono sono solo belle parole?

Perché di questo passo andremo a fondo tutti?

Prima noi e poi anche i tedeschi?


Per dei motivi molto semplici che cerco di sintetizzare all'osso.


*) I padroni della finanza investono solo là dove si possono lucrare forti profitti, dove cioè, a parità di costo delle materie prime, il costo del lavoro è quasi uguale a zero.


*) Il costo del lavoro costa pochissimo in alcune parti dell'Europa dell'est (Serbia, soprattutto), in Cina e in molte zone dell'India e del sud America.

Non per niente in questi anni quelle aree hanno conosciuto uno sviluppo a due cifre.


*) Gli industriali, nostrani e non, hanno portato le fabbriche in quelle regioni e solo così riescono a resistere.

Coloro che per ovvi motivi devono produrre qui da noi (edilizia e agricoltura soprattutto), lo fanno in gran parte con manodopera immigrata che costa molto meno di quella indigena.

Si sono cioè creati, in loco, una situazione simile a quella scelta dai loro colleghi che hanno
delocalizzato.


*) Se questo è vero i provvedimenti presi dal governo Monti sono solo un pannicello caldo: oppure possono anche essere interpretati come un duro avvertimento alle masse, che sta per arrivare qualcosa di molto peggiore.

La discussione sull'
articolo 18, ha il solo obiettivo finale (che non si può dire) di licenziare quei lavoratori che sono stati assunti con un contratto decente per assumerne di nuovi a contratti 'cinesi'.


*) La politica della Merkel (ma anche di Monti, per non parlare di Cameron) è miope e suicida: nel giro di qualche tempo porterà sul lastrico la maggior parte delle popolazioni europee e, alla fine, toccherà anche ai tedeschi.

Quando infatti l'Europa e più in generale il mondo occidentale sarà 'in brache di tela' chi comprerà più i bei prodotti sfornati dalle fabbriche tedesche?

Quegli stessi prodotti che, magari, nel frattempo i cinesi avranno imparato ad imitare alla perfezione e che venderanno ad un quinto di quelli 'originali'?


*) Il trend non pare possa cambiare, nel breve volgere di qualche anno.

Anche perché Cina, India e sud America potrebbero essere mantenute ancora per qualche decennio in quello stato di semischiavitù.

Non solo ma dopo di loro potrebbe subentrare l'
Africa.

Il che vuol dire che, se le cose resteranno così, non ci sarà per gli stati europei alcuna possibilità di recupero: non in una prospettiva di anni ma di decenni.


*) Allora?

Non c'è proprio niente da fare?


Gli unici provvedimenti che dovevano essere presi non sono stati nemmeno considerati, anzi: si è proprio andati nella direzione contraria.

Solo i politici del mondo occidentale avevano la possibilità di impedire questa deriva.


Invece hanno accettato la sfida sullo stesso terreno: e la perderanno, a dire il vero l'hanno già persa.

Di più:
anziché colpire a morte quel sistema finanziario che è all'origine di queste mostruosità, l'hanno puntellato, l'hanno aiutato a rialzarsi, l'hanno foraggiato e l'hanno reso più forte di prima con l'iniezione di 'paccate' di miliardi (di euro o di dollari).


*) Anziché accogliere la Cina nel WTO senza porre alcuna condizione dovevano, al contrario, chiedere precise garanzie: dovevano esigere che in Cina (e in tutte le altre parti del mondo in cui si produce con manodopera di fatto schiavile) i lavoratori siano trattati come esseri umani.

Abbiano cioè una retribuzione adeguata, delle condizioni di lavoro assolutamente sicure e un orario di lavoro assimilabile a quello dei lavoratori occidentali.

Diversamente tutto il mondo occidentale avrebbe chiuso le porte all'entrata di quelle merci.

*) Se la politica non prenderà in mano la situazione e non saprà, finalmente, agire con determinazione e lungimiranza, non vedo niente di positivo al nostro orizzonte.

Si dice spesso che
la crisi del '29 è stata superata grazie ai provvedimenti adottati da Roosevelt: è vero solo in parte.

Si dimentica di sottolineare che è stata
la seconda guerra mondiale a proiettare in orbita gli USA e a mettere fine alla crisi economica.

L'alternativa alle politiche di cui sopra potrebbe essere
una bella guerra mondiale.

Considerando che
la prima ha falciato 20 milioni di vite umane, la seconda 60, quanti ne potrebbe immolare la terza?

E' questo che si vuole?

Altro che articolo 18!




(Qualcuno dirà che la mia visione è fosca, pessimistica e poco plausibile.

Naturalmente io sono di parere contrario: anche se mi rendo conto che il disastro finale non è per domani.

Ma dopo, chissà.

Quelli che ci hanno preceduto non erano più stupidi di noi: non si sono buttati con gioia e in un sol colpo nella mattanza mondiale.

Così come non siamo disposti a caderci noi.

Ci sono scivolati piano piano, anno dopo anno, una decisione sbagliata dopo l'altra, quasi impercettibilmente: finché ad un certo punto c'erano dentro e non sono più riusciti a tornare indietro.

Noi stiamo muovendo i primi passi.

Abbiamo tutto il tempo e la possibilità di cambiare rotta, volendolo.

Ma non è detto che lo facciamo.

E tra qualche anno, ciò che potevamo scansare, potrebbe diventare inevitabile.


I sopravvissuti diranno: ma quanto sono stati ciechi e sprovveduti … ma come hanno potuto?

Esattamente
come noi abbiamo detto dei nostri avi che hanno fatto le due precedenti guerre mondiali.)




















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