ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


generazioni

2007-2010 > 2008 > FLUTTUAZIONI

20/08-2008

GENERAZIONI


Le generazioni non sono mai soddisfatte di ciò che tocca loro in sorte.

A volte attaccano le generazioni precedenti e invidiano le successive.

Altre volte invidiano le precedenti e compatiscono le successive.

Quasi mai le generazioni dei padri combattono quelle dei figli.

Quasi sempre i figli combattono contro le generazioni che li hanno preceduti.

In realtà le generazioni non hanno scelta.

Inutili sono le lamentele.

Patetiche le recriminazioni.

Assolutamente inefficaci le maledizioni.


Le generazioni sono legate tra loro come i denti di una cremagliera.

Le precedenti trascinano le successive, volenti o no.

Le successive devono seguire le precedenti, senza possibilità di scelta.

I padri non possono scegliersi i figli.

E questi ultimi non hanno voce in capitolo, quanto ai genitori.


Ogni generazione pensa di essere più brava e creativa delle precedenti.

Ogni generazione ritiene di essere più saggia delle successive.

Ogni generazione è convinta di essere più 'civilizzata' delle precedenti.

Teme che le successive non siano all'altezza.



La Costituzione richiama le generazioni all'unità di intenti e alla solidarietà.

Quando il benessere aumenta e il welfare è assicurato non insorgono problemi tra le generazioni.

Non appena qualcosa si inceppa, subito esplode la conflittualità.

Negli ultimi tempi è stato il problema delle pensioni ad appiccare l'incendio.



In forza del principio costituzionale sopra citato, da noi succede che le generazioni successive lavorano e pagano le pensioni alle precedenti.

Accade questo non tanto per sottostare a delle astratte enunciazioni, ma perché ci sono stati degli eventi che hanno costretto i governanti ad adottare questo sistema.

Gli eventi si possono condensare in un'unica espressione: seconda guerra mondiale.

Il nostro Paese è uscito da questa terribile guerra non solo sconfitto ma anche dissanguato e disastrato.

Tutta la ricchezza esistente (in minima parte nostra, in gran parte proveniente dal piano Marshall) doveva essere impiegata per la sopravvivenza e la ricostruzione.

Come far fronte ai bisogni delle generazioni più anziane che con la guerra avevano perso tutto?

La soluzione la conosciamo: utilizzare i versamenti dei lavoratori attivi per venire incontro alle esigenze dei più anziani.

E così, da allora, ogni generazione ha lavorato per le precedenti.

Si potrebbe anche cambiar rotta, ma non è semplice né automatico.

Sperando che nel frattempo l'umanità non si inventi una nuova catastrofe.



Ho sentito qualche giovane lamentarsi del periodo che gli tocca vivere.

Nessuno può scegliere l'epoca in cui vivere.


Oltre che nel periodo favorevole bisognerebbe anche poter scegliere di nascere dalla parte giusta.

Per tagliar corto: la Natura non permette a nessuno di scegliere alcunché.

Lo stesso si può dire della Storia.


Se gettiamo un'occhiata alle nostre spalle - ai secoli e ai millenni appena trascorsi - non possiamo certo dire che noi europei siamo particolarmente sfortunati.

Ci sono state generazioni a cui è toccato di molto peggio.

Guerre, pestilenze, carestie, disastri naturali ...



Viviamo in un'epoca in cui la scienza ha prodotto, per il vivere quotidiano, talmente tanti strumenti e utensili da riuscire difficile immaginare che si possa fare di meglio.

Non produciamo molta arte ma ne abbiamo avuto in eredità dal passato una tale quantità, una così eccelsa qualità da poterci permettere tutta intera la nostra stitichezza.

La medicina ha fatto passi da gigante in tutti i campi: ha fatto fare all'età media della popolazione un sorprendente balzo in avanti.

Per noi occidentali la qualità della vita ha raggiunto standard di autentica eccellenza.


Eppure non siamo contenti.

Pochi sono soddisfatti.

Molti pensano di vivere in uno dei periodi peggiori della Storia.

Anche se, come detto, oggettivamente non è così.

Il peggio dipende unicamente da noi.

Sta tutto in ciò che facciamo.

In buona parte è costruito dalla nostra testa.

E alla testa, come alla Natura, non si comanda.

Anche se né la Natura né la Storia hanno alcuna responsabilità sulle produzioni della nostra testa.


















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu